venerdì 30 ottobre 2009

Ma è il nostro amore di noi due

Non esistono amori felici

Nulla appartiene all’uomo Né la sua forza
Né la sua debolezza né il suo cuore E quando crede
Di aprire le braccia la sua ombra è quella di una croce
E quando crede di stringere la felicità la stritola
La sua vita è uno strano e doloroso divorzio
Non esistono amori felici

La sua vita somiglia a quei soldati disarmati
Ch’eran stati preparati a un diverso destino
A che può servire che s’alzino al mattino
Loro che si ritrovano la sera sfaccendati inerti
Dite queste parole Mia vita E trattenete le lacrime
Non esistono amori felici

Mio amore bello mio caro amore mia lacerazione
Ti porto in me come un uccello ferito
E quelli senza capire ci guardano passare
Ripetendomi dietro le parole che ho intrecciato
E che per i tuoi grandi occhi così presto morirono
Non esistono amori felici

Il tempo per imparare a vivere è già passato
Piangano nella notte i nostri cuori all’unisono
Quanta infelicità per la più piccola canzone
Quanti rimpianti per scontare un fremito
Quanti singhiozzi per un accordo di chitarra
Non esistono amori felici

Non esistono amori che non siano dolore
Non esistono amori che non strazino
Non esistono amori che non lascino il segno
E non più che di te l’amor di patria
Non esistono amori che non si nutrano di pianto
Non esistono amori felici
Ma è il nostro amore di noi due

Traduzione di Francesco Bruno


Louis Aragon
Poesie d’amore

Crocetti Editore 1984, 2008³

lascia che il tuo volto si rifletta negli altri



Il mito di Narciso

Gli antichi Greci - leggo in un libro di un amico - non utilizzavano lo specchio per riconoscersi. Lasciavano che il loro volto si riflettesse nel volto degli altri. Ho finalmente compreso il mito di Narciso.

Narciso, allontanandosi dagli altri, nega il confronto, nega il dialogo. E quindi si nega. Così facendo, sarà condannato a non riconoscersi quando si rifletterà nella propria immagine. Ma è ovvio! Non ci si riconosce che riflettendosi nel volto degli altri, non riflettendosi nel proprio.

Questa è la versione del mito che m iauguro si insinui presto nei sogni dei figli dell'eterno presente.


Massimo Rizzante - Non siamo gli ultimi

giovedì 29 ottobre 2009

Segrete alchimie di carne




Quell'alchimia tatuata sul mio corpo
di fiato e pelle

quando solcavi la mia schiena
mi aprivi le gambe ad uno sconociuto pudore

in quella voglia incompiuta
di quell'amore femmina
infecondo

di spina e di sangue
di stupore e rassegnazione

quando varcavi la soglia dell'indecenza
toccavi la follia
il dolore delle mie viscere

lievitavi come pane caldo
riempiendomi di fede e d'amore

sciolto come il sapone
denso come il latte

in quegli attimi di vapore
il domani diventa oggi

illecito che colmava il cuore


Tiziana Monari    (Ladre di Desiderio)

mercoledì 28 ottobre 2009

il suo sari di velo ondeggiava nel mio respiro




Quest'autunno è mio, fu cullato nel mio cuore.
I campanelli luccicanti alle caviglie
mi tintinnavano nel sangue e il suo sari di velo
ondeggiava nel mio respiro.
Io riconosco il contatto dei suoi capelli ondulati
in tutti i miei sogni.
Intorno c'e' sempre lei, anche nei tremuli rami
che danzano al mio ritmo, e i suoi occhi,
che dal cielo azzurro sorridono, presero luce da me

Tagore Rabindranath - poesie d'amore


martedì 27 ottobre 2009

allacciai con lei una conversazione immaginaria



     Questa è la fine, bellissimo amico
     Questa è la fine, mio solo amico
      La fine dei nostri piani elaborati
      La fine di tutto quanto cresce
      La fine
      Senza sicurezza nè sorpresa
 Jim Morrison



Mi sembrò derelitta. Le porsi da accendere e poi restammo a lungo in silenzio. Per intrattenermi allacciai con lei una conversazione immaginaria: io le dicevo che l'amavo, lei mi diceva che non potevo saperlo, io le dicevo che d'improvviso l'avevo sentito e che era netto, lei mi diceva di non dire stupidaggini, io le dicevo che l'amore mai, lei mi diceva.........


Roberto Bolaño -
Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce




domenica 25 ottobre 2009

io pronuncio il tuo nome



Io pronuncio il tuo nome
nelle notti oscure,
quando giungono gli astri
a bere nella luna,
e dormono i rami
delle fronde occulte.
Ed io mi sento vuoto
di passione e di musica.
Folle orologio che canta
antiche ore defunte

Io pronuncio il tuo nome
in questa notte oscura,
e il tuo nome mi suona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della mite pioggia.

Ti amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha commesso il mio cuore?
Se la nebbia si scioglie
quale nuova passione mi aspetta?
Sarà tranquilla e pura?
Se potessi sfogliare
con le dita la luna!!

Federico García Lorca




Yo pronuncio tu nombre
en las noches oscuras,
cuando vienen los astros
a beber en la luna
y duermen los ramajes
de las frondas ocultas.
Y yo me siento hueco
de pasión y de música.
Loco reloj que canta
muertas horas antiguas.

Yo pronuncio tu nombre,
en esta noche oscura,
y tu nombre me suena
más lejano que nunca.
Más lejano que todas las estrellas
y más doliente que la mansa lluvia.

Te querré como entonces
alguna vez? Qué culpa
tiene mi corazón?
Si la niebla se esfuma,
qué otra pasión me espera?
Será tranquila y pura?
Si mis dedos pudieran
deshojar a la luna!!
Federico García Lorca

venerdì 23 ottobre 2009

col desiderio di ricavarne gratitudine


E' stato due settimane e sei giorni fa che ho fatto quel bel gesto [...] La mancanza di anonimato da parte miaavrebbe distrutto il valore supremo del bel gesto. Nel senso che avrebbe corrotto la "motivazione" della mia buona azione - nel senso, in altre parole, che in parte non l'avrei fatto spinto da generosità, ma col desiderio di ricavarne gratitudine, affetto e approvazione. La motivazione egoistica avrebbe privato senza speranza il bel gesto di un qualsivoglia valore supremo, facendo si che ancora una volta fallissi nel mi osforzo di essere classificatocome una persona buona o "brava"
[...]
..non solo gli avevo fatto appena sapere che l'individuo responsabile dell'atto di generosità ero io, ma che l oavevo fatto in un modo subdolo (....) che..produsse l'effetto, insidiosamente, di insinuare che, non solo ero io ad aver fatto una cosa tanto bella e generosa, ma anche, che ero una persona così "buona" - intendendo, in altre parole, "modesta", "generosa", o, "non tentata dal desiderio della loro gratitudine" - da non volergli nemmeno far sapere che ero io il responsabile
[...]
Perciò, dimostrai un'abilità inconscia e, a quanto pare, naturale. automatica, nell'ingannare sia me stasso sia gli altri, che, a "livello motivazionale", non solo privava completamente la cosa generosa che avevo cercato di fare di qualsiasi autentico valore, facendomi fallire, ancora una volta, nei miei tentativi di essere sinceramente quello che qualcuno avrebbe classificato come una persona autentciamente "buona" o "brava", ma mi metteva, pericolosamente, in una luce tale da poter essere classificato come, "tenebroso", "malvagio", o "senza alcuna speranza di diventare sinceramente buono"

David Foster Wallace - Brevi interviste con uomini schifosi


L'ambiguità nasce con il dono

giovedì 22 ottobre 2009

I gioielli


Conoscendo il mio cuore,la mia adorata era là,nuda
con indosso soltanto i gioielli suoi sonori,
con quel ricco fasto che le donava l'aria di trionfo
delle schiave dei Mori nei giorni felici

Che estasi travolgente quel mondo splendente
di metalli e diamanti nella fremente danza
i suoni vivi e beffardi!Come amo da pazzi
cose in cui suoni e luci si confondono!

Era distesa là e si lasciava amare,
sorridendo di piacere dall'alto divano
al mio amore profondo e dolce come il mare
che verso lei saliva come contro una scogliera:

Con gli occhi fissi su di me,come una domata tigre,
assumeva pose varie con aria vaga e sognante
e il suo candore unito alla lascivia
dava nuovo fascino alle sue metamorfosi:

braccia e gambe,cosce e reni,
lisce come olio,ondulanti come cigni,
mi passavano davanti agli occhi sereni e veggenti;
il ventre e quei grappoli di vigna dei suoi seni

come si protendevano,più leziosi di Angeli del male,
a turbare il quieto riposo della mia anima
a smuoverla dalla roccia di cristallo
dove s'era rifugiata calma e solitaria!

Come risaltava l'ampio bacino sotto quella vita!
Mi sembravano unite in un disegno nuovo
le anche dell'Antiope e il busto d'un imberbe!
Che superbo il belletto su quella fulva e bruna tinta!

-La lampada era già rassegnata alla sua morte
e solo il focolare dava luce nella stanza:
ogni suo sospiro che sprizzava fiammeggiante
innondava di sangue quella pelle d'ambra!

Baudelaire (I fiori del male e tutte le poesie)


lettera immaginaria nr 4

...........!,

a volte ti penso, anche se non so cosa penso nè tantomeno cosa sento e se sento qualcosa, oppure se sono solo gesti automatici della mente, come quando vedi qualcosa ed ecco che nella tua mente a quella cosa si associa un pensiero, un'immagine, un ricordo, oppure senti un formicolio nel basso ventre, o un tremolio delle palbebre . E tu osservi, come quando ascolti il tuo respiro. e piu' che pensieri sono sequenze di immagini fugaci, istantanee che presto svaniscono e anzi si perdono chissa dove nel buio della coscienza.
Altre volte invece ho la senzazione che tu mi stai pensando, non so cosa, nemmeno ci provo a immaginarlo. La sensazione che tu mi stia pensando si traduce in immagini stavolta un po' più nitide: dettagli, l'angolo della tua bocca oppure l'unghia del pollice, il tuo seno delicato sotto la camicia... l'ultima volta ho visto una piazza immensa e in mezzo c'erano dei gratatcieli e non c'era rumore , c'eri tu e c'erano i tuoi occhi e poi sentivo tutto il casino che di solito fanno le bambine e le ragazzine quando sono allegre. Io tremavo e quasi piangevo stavo fermo ma le mie ossa e i muscoli e il sangue erano tutti in subbuglio e mi sembrava di essere una motore che sta per fondersi e prima di incepparsi emette gli ultimi ruggiti.

Questa non e' una lettera, sto solo prendendo appunti e non so se mai mi potranno servire. I tuoi occhi li ricordo bene e mi piace immaginare il tuo sguardo alto e concreto perche' ora non e' tempo di vagheggiare!
come vedi il silenzio parla per l'appunto e perfino avvicina delle volte, non lo so, sono tante le cose che non succedono nella vita e sono altrettanto vere di quelle che succedono !!

Azulines


incontrerà un giorno una donna

Posa la penna, piega il foglio, lo infila.
Si alza, prende il suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo.
Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo , incontrerà un giorno una donna che, da sempre , è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità.

Alessandro Baricco - Oceano mare



mercoledì 21 ottobre 2009

non sono mai stato su una nave.

Sera. Locanda Almayer. Stanza al primo piano, in fondo al corridoio. Scrittoio, lampada a petrolio, silenzio. Una vestaglia grigia con dentro Bartleboom. Due pantofole grigie con dentro i suoi piedi. Foglio bianco sullo scrittoio, penna e calamaio. Scrive, Bartleboom. Scrive.

Mia adorata,
sono arrivato al mare. Vi risparmio le fatiche e le miserie del viaggio: ciò che conta è che ora sono qui. La locanda è ospitale: semplice, ma ospitale. E' sul colmo di una piccola collina, proprio davanti alla spiaggia.
La sera si alza la marea e l'acqua arriva fin quasi sotto alla mia finestra.
E' come stare su una nave. Vi piacerebbe.
Io non sono mai stato su una nave,
Domani inizierò i miei studi. Il posto mi sembra ideale. Non mi nascondo la difficoltà dell'impresa, ma Voi sapete - Voi sola, al mondo - quanto io sia determinato a portare a termine l'opera che è stata mia ambizione concepire e intraprendere in un giorno fausto di dodici anni fa. Mi sarà di conforto immaginarvi in salute e inletizia d'animo.
Effettivamente non ci avevo mai pensato prima: ma davvero non sono mai stato su una nave.

Nella solitudine di questo luogo appartato dal mondo, mi accompagna la certezza che non vorrete, nella lontananza, smarrire ilk ricordo di colui che Vi ama e che sempre rimarrà il Vostro Ismael A. Ismael Bartleboom

Alessandro Baricco - Oceano mare

una parola che non sia menzogna






Ti odio, ti amo sussurrano
mille labbra nel buio
agitate dal pianto
o dal piacere –
mille labbra ripetono
in qualche luogo addio
o ancora un attimo, o per sempre
ti aspetterò
Ma le parole cominciano a vivere
in eterno proprio appena morte
rapprese sulla carta, o in un soffio si perdono
come polvere o gocce
che il sole dissipa

E non si può, sia nell’aria
o sulla carta, tra le preghiere e i baci
o su queste pagine secche proferire
una parola che non sia menzogna







Matteo Veronesi

Poesia n. 242 Ottobre 2009
Il miele del silenzio
. Giovani poeti italiani

Crocetti Editore 2009







martedì 20 ottobre 2009

siamo tutti stravaganti




l'omologazione, .... oLtrechè... noiosa è spesso
l'anticamera.............

del totalitarismo !!!


Roberto Bolaño. Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia


[....] Ancora verso la fine della sua vita, Roberto Bolaño affermava: «Sono fondamentalmente un poeta. Ho iniziato come poeta. Da sempre ho creduto – e continuo a farlo – che scrivere prosa sia un atto di cattivo gusto». (...)

(...) Gli amici riferiscono che si sia deciso a scrivere con regolarità racconti e romanzi verso il 1990, dopo la nascita del suo primogenito Lautario. La poesia è importante, ma ancor più importante è sopravvivere. C´era la necessità di provvedere ai bisogni di una piccola famiglia. La sopravvivenza per mezzo della prosa è probabilmente meno acrobatica di quella che si ottiene attraverso l´invisibile pubblicazione di plaquettes di poesia, tanto più se essa è strettamente legata alla nebulosa di premi letterari minori dispersi nelle vaste province di Spagna.


(...) L´uomo di trentun´anni che nel 1984, in collaborazione con l´amico Antoni G. Porta, compirà i primi passi nel mondo della prosa pubblicando un´opera dal titolo Consejos de un discípulo de Morrison a un fanatico de Joyce(si tratta di un «rifacimento» del titolo di una poesia scritta dal suo amico – nel frattempo scomparso – Mario Santiago, Consejos de un discípulo de Marx a un fanatico de Heidegger) non farà che riprodurre quella condensazione dell´esperienza, quella rapidità dell´azione narrativa priva di ogni dettaglio superfluo, quella visione lucida del mondo – colma d´amore, sesso e humour – che aveva vissuto in quegli «interminabili» cinque mesi cileni del 1973 e che costantemente rivivrà in tutte le sue opere successive. La tonalità della prosa di Bolaño: quella di un poeta in pericolo di vita che guarda in uno stato di abbagliamento e con un sorriso sulle labbra tutta la fragilità dell´essere umano concentrata sul volto del suo miglior amico. (...)


Massimo Rizzante
Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009,




Sono alcuni passi di un testo ( che si puo' leggere qui) che è "un estratto di un saggio che fa parte di un numero monografico sull´America Latina della rivista letteraria “Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano, in uscita in questi giorni dal titolo:

America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtà del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"


Massimo Rizzante (Jesolo, 1964) ha studiato a Urbino e a Parigi. Ha fatto parte del "Seminario sul romanzo europeo" diretto da Milan Kundera (1992-1996). E’ stato collaboratore e redattore di "Baldus". Dal ’94 è redattore della rivista francese "L’Atelier du roman", e collabora a diverse riviste italiane e straniere. Insegna all’Università di Trento. Nel 1999 è uscita la sua prima opera poetica, Lettere d’amore e altre rovine (1989-1998), Padova, Biblioteca Cominiana, prefazione di Sylvie Richterova. Nel 2002 per la rivista "Riga" ha curato un numero monografico su Milan Kundera. Partecipa ad ’Akusma - Forme della scrittura contemporanea’, ed è presente nell’omonima antologia.

ha pubblicato di recente un libro, "Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009, dove il saggio e' contenuto integralmente







domenica 18 ottobre 2009

non saranno famosi





Forse, poniamo il caso, anzi ammettiamolo pure, diamo per scontato che non saranno mai famosi e nemmeno vivranno di questo mestiere, ma non si sa mai, dipende da quanta passione oltre che dal talento, dalla voglia e dal coraggio di trasformare un sogno ......

ma è bello poter trasmettere sulle corde di una chitarra le emozioni, i sogni e le inquietudini, la rabbia, a volte persino il rancore e l'angoscia..e l'amore tutto l'amore che quell'età può dispiegare nell'orizzonte che ancora si perde e si confonde con il cielo...

e tutto è ancora possibile









M.Mazzantini-Non ti muovere

C'era una luce speciale nei suoi occhi che scivolava sotto la pelle del viso, imprigionato da un alone fragile, intimissimo. Mi sembrò che fosse diventata di colpo triste. Seguii quella tristezza nel sentiero nero del collo in ombra, fino a raggiungere le costole dove si staccano o seni. Lei se ne accorse, afferrò la spugna dell'accappatoio e si serrò il petto.
Ora lei era in luce. In quella poca luce di candela, mi guardava mangiare.
A braccia conserte come un amore nella notte.
(pp.93)
Margareth Mazzantini - Non ti Muovere





venerdì 16 ottobre 2009

Non ti muovere- M.Mazzantini

C'era. Quella notte ,c'era. La porta si aprì dolcemente, il cane si affacciò sul terrapieno, venne ad odorarmi, a scodinzolare tra le mie gambe e sembrò riconoscermi. Italia era lì, davanti a me, la mano bianchissima ferma sulla porta. La spinsi dentro con il mio corpo. Forse stava già dormendo perchè la sua bocca era più forte del solito. Mi piacque. Le catturai i capelli, la costrinsi a piegare il collo, ad abbassarsi. Mi strofinai il suo viso contro lo stomaco. Lì, dove il pensiero di lei mi faceva male. Curami, curami.....Mi chinai e le passai la bocca su tutto il viso. Le spinsi la lingua nei buchi del naso, nel sale degli occhi........
Mi avvicinai, le presi un ciuffo di capelli, le scossi la testa, intanto le infilavo i soldi nella mano. Indugiai su quella mano priva di forza, gliela strinsi sotto la mia per costringerla. Lei accettò, come si accetta il dolore. Dovevo andarmene, non potevo riacchiappare me stesso davanti a lei. Sarebbe stato sconveniente, come guardare indietro i propri escrementi.
(pp.88-89)


Margareth Mazzantini - Non ti Muovere





giovedì 15 ottobre 2009

Non ti muovere-Margareth Mazzantini

La incontrai in un bar. Uno di quei bar di periferia con il caffè cattivo, come l'odore che arrivava dalla porta del cesso socchiusa alle spalle di un vecchio calciobalilla con i giocatori decapitati dalla furia degli avventori. Si soffocava dal caldo.....
La mia auto si era spenta senza sussultare, come un cerino.......
.......
Entrai nel bar sudato e di pessimo umore. Ordinai un caffè e un bicchiere d'acqua e chiesi di un meccanico. Lei era curva, armeggiava con il braccio dentro al frigorifero.
"intero non c'è?" furono le prime parole che le sentii dire, rivolta al ragazzo dietro il banco, un ragazzo con il volto butterato e un piccolo grembiule ingrigito stretto intorno alla vita.
"boh", rispose lui......
Le sue dita si infilarono in un borselino da bambina, di plastica a fiori con la chiusura a scatto, tirò fuorii soldi e li spinse accanto al latte.
..."Io passo lì davanti, se vuole...."
Mi misi dietro ai suoi passi sotto il sole cocente. Indossava una maglietta viola e una gonna corta verde ramarro, ai piedi un paio di sandali di fettucce variopinte a tacco alto, sopra ai quali le sue gambe magre si affannavan sgraziate....
(pp.24-26)

Margareth Mazzantini - Non ti Muovere



lunedì 12 ottobre 2009

L'uomo sentimentale


Quando morirai io ti piangerò per davvero. Io mi avvicinerò al tuo volto trasfigurato per baciarti con disperazione le labbra in un ultimo sforzo, pieno di presunzione e di fede, per restituirti al mondo che ti avrà bandita da sè. Io mi sentirò ferito nella mia stessa vita, e considererò la mia storia divisa in due da quel tuo momento definitivo. Io chiuderò i tuoi restii e sorpresi occhi con mano amica, e veglierò il tuo cadavere sbiancato e mutante per tutta la notte el'inutile aurora che non ti avrà conosciuta. Io toglierò il tuo cuscino, io le tue lenzuola inumidite. Io, incapace di concepire l'esistenza senza la tua presenza d'ogni giorno, vorrò seguire senza rinvii i tuoi passi contemplandoti esanime. Io andrò a visitare la tua tomba, e ti parlerò senza testimoni nella parte più alta del cimitero dopo aver percorso la salita e dopo averti guardato con amore con amore e fatica attraverso la pietra incisa. Io vedrò anticipata nella tua la mia stessa morte, io vedrò il mio ritratto e allora, riconoscendomi nelle tue fattezze rigide, cesserò di credere nell'autenticità della tua fine perchè questa dia corpo everosimiglianza alla mia. Perchè nessuno è in grado di immaginare la propria morte.

Javier Marias - l'uomo sentimentale



questo testo suona nella mia mente come se fossero dei versi:

Quando morirai io ti piangerò per davvero.
Io mi avvicinerò al tuo volto trasfigurato
per baciarti con disperazione le labbra
in un ultimo sforzo,
pieno di presunzione e di fede,
per restituirti al mondo
che ti avrà bandita da sè.

Io mi sentirò ferito
nella mia stessa vita,
e considererò la mia storia divisa in due
da quel tuo momento definitivo.

Io chiuderò i tuoi restii
e sorpresi occhi con mano amica,
e veglierò il tuo cadavere sbiancato
e mutante
per tutta la notte
el'inutile aurora
che non ti avrà conosciuta.

Io toglierò il tuo cuscino,
io le tue lenzuola inumidite.
Io,
incapace di concepire
l'esistenza senza la tua presenza
d'ogni giorno,
vorrò seguire senza rinvii
i tuoi passi
contemplandoti esanime.

Io andrò a visitare la tua tomba,
e ti parlerò senza testimoni
nella parte più alta del cimitero
dopo aver percorso la salita
e dopo averti guardato
con amore con amore
e fatica
attraverso la pietra incisa.

Io vedrò anticipata nella tua
la mia stessa morte,
io vedrò il mio ritratto e allora,
riconoscendomi nelle tue fattezze rigide,
cesserò di credere
nell'autenticità della tua fine
perchè questa dia corpo everosimiglianza alla mia.

Perchè nessuno è in grado di immaginare la propria morte.

i cani romantici



I cani romantici

A quel tempo io avevo vent'anni
ed ero pazzo.
Avevo perduto un paese
ma avevo guadagnato un sogno
E se avevo quel sogno
il resto non importava.
Nè lavorare nè pregare
nè studiare all'alba
insieme ai cani romantici.
E il sogno viveva nello spazio del mio spirito.
Una casa di legno
nella penombra
in uno dei polmoni del tropico.
E a volte mi voltavo dentro di me
e visitavo il sogno: stauta eternizzata
in pensieri liquidi,
un verme bianco che si ritorceva
nell'amore.
Un amore sboccato.
Un sogno dentro un altro sogno.
E l'incubo mi diceva:crescerai.
Ti lascerai dietro le immagini del dolore e del labirinto
e dimenticherai.
Pero', a quel tempo crescere sarebbe stato un crimine.
Sono qui, dissi, con i cani romantici
e qui me ne vado a stare.

Roberto Bolaño - los perros romanticos

archivio Bolano

sabato 10 ottobre 2009

Baudelaire-Il serpente che danza


quanto mi piace, cara indolente,
veder scintillare la pelle
del tuo splendido corpo
come se fosse una stoffa ondeggiante.

Sulla tua chioma, profonda,
dagli acri profumi,
mare odoroso e vagabondo,
di flutti azzurri e bruni,

come un vascello
che si sveglia
al vento del mattino,
la mia anima sognante
s'appresta a un cielo lontano.

i tuoi occhi, che nulla rivelano
di dolce e d'amaro,
sono due gioielli
in cui l'oro si unisce al ferro.

A vederti procedere ritmicamente,
bella d'abbandono,
ti si direbbe un serpente
che danza in cima ad un bastone.

Sotto il fardello della pigrizia
il tuio capo di fanciulla
si dondola con la mollezza
d'un giovane elefante.

E il tuo corpo si piega
e s'allunga come una bella nave
che bordeggia e tuffa
nell'acqua le su eantenne.

Quale flutto ingrossato
dallo sciogliersi di ghiacciai
grondanti,
quando l'acqua della tua bocca
risale ai tuoi denti.

mi pare un vino
di Boemia amaro e vittorioso,
un cielo liquido
che semina di stelle
il mio cuore!

C. Baudelaire

venerdì 9 ottobre 2009

A giorni alterni






A giorni alterni sono io la luna
e tu l’immensa terra che mi attira,
e questa notte tu, tu sei la luna
– io ti tengo al guinzaglio –

so che mi stai sognando, mi accarezzi,
i globuli lo sanno del mio sangue,
ogni nervo teso come un arco
o un’arpa eolia che vibra al respiro.





Maria Luisa Spaziani

La traversata dell’oasi
Arnoldo Mondadori Editore 2002







Jonathan Swift Somers

Quando vi siete arricchita l'anima
fino al massimo,
con libri,pensiero,sofferenza,comprensione,
la capacità d'interpretare occhiate, silenzi,
le pause dei mutamenti importanti,
il genio della divinazione e della profezia;
tanto da sentirvi capace, a momenti, di tenere il mondo
nel cavo della mano;
allora, se, per l'affollarsi di così grandi poteri
nel recinto della vostra anima,
l'anima prende fuoco,
e nell'incendio
il male del mondo è illuminato e reso limpido-
siate grati se in quell'ora della visone suprema
la vita non vi canzona.

(Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River)

giovedì 8 ottobre 2009

cominciare subito a parlare al futuro


io che ho un passato, una costante per così dire, per esempio di partire in quarta all'inizio di un rapporto, e di stargli appresso anima e corpo e di fare una corte spietata e di essere innamorato fradicio dal primissimo istante, di dire Ti Amo fin dall'inizio, di cominciare subito a parlare al futuro, di non sapere più che dire o fare per dimostrare quanto ci tengo, e ovviamente l'effetto è manco a dirlo, che a quanto pare loro finiscono per credere davvero che sono innamorato sul serio - e lo sono - e poi, secondo me, a quanto pare finiscono per sentirsi ababstanza amate e per così dire abbastanza sicure da cominciare a dire Ti Amo anche loro e ammettere che anche loro sono innamorate di me. E non è - fammelo sottolineare perchè giuro su Dio è la pure verità - non è che quando lo dico non lo penso.

David Foster Wallace
Brevi intervsite con uomini schifosi - einaudi

E tutto è calmo






Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.



Sandro Penna
Poesie
Garzanti Editore 1973, 1997







martedì 6 ottobre 2009

tarlo


Si consideravano una coppia felice, e l'unico trauma del loro matrimonio era ormai passato da un pezzo: quest'inverno sarebbero stati due anni. Era un episodio di cui non avevano mai più parlato. Però Ralph ogni tanto ci ripensava - anzi, ammetteva francamente che ci ripensava sempre più spesso. sempre più spesso si presentavano ai suoi occhi immagini terribili e certi dettagli inconcepibili. Si era infatti messo in testa che una volta sua moglie l'aveva tradito con un uomo chiamato Mitchell Anderson.


Raymond Carver - "vuoi star zitta per favore"

lunedì 5 ottobre 2009

Lettere ad una sconosciuta


Lettere ad una sconosciuta

Quando passeranno gli anni, quando passeranno
gli anni e l´aria avrà scavato un fosso
fra la tua anima e la mia; quando passeranno gli anni
e sarò soltanto un uomo che amasti
un essere che restò un istante di fronte alle tue labbra,
un pover´uomo stanco di camminare per i giardini,
dove sarai tu ? Dove
sarai, oh figlia dei miei baci !

Nicanor Parra (poeta cileno)

**** sito cileno dedicato al poeta

sabato 3 ottobre 2009

Parla Eva (dal diario di Adamo ed Eva..)


Ci scacciarono dal giardino con le loro spade fiammeggianti, i crudeli Cherubini. Cosa avevamo fatto, dopotutto? Non volevamo far male a nessuno. Eravamo ignoranti e facemmo quello che fanno tutti i bambini. Non potevamo sapere che fosse sbagliato disobbedire all'ordine, perchè le parole ci erano estranee e non le capivamo.
Non sapevamo distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato...Come avremmo potuto farlo? Non era possibile senza il Senso della Morale; non potevamo farlo. Se prima di tutto ci avessero dato il Senso della Morale.. Beh,allora sì che sarebbe stato più giusto, e anche più generoso nei nostri confronti; allora sì che avrebbe avuto un senso incolparci di disobbedienza. Ma dire a noi poveri bambini ignoranti parole che non potevamo comprendere, e poi punirci perchè non avevamo fatto come ci era stato detto.. Oh, come giustificare una cosa del genere? Non sapevamo più cosa di quante ne sappia il mio ultimo nato adesso,coi suoi quattro anni di vita.. Forse ancora meno dire. Dovrei forse dirgli "Se oserai toccare questo pane ti travolgerò con disgrazie inimmaginabili,fino al completo dissolvimento dei tuoi elementi corporei", e quando egli prendesse il pane ed alzasse su di me il suo visetto sorridente senza alcuna idea di star facendo male, non conoscendo il significato delle parole,dovrei dunque approfittare della sua innocenza picchiandolo con la mano materna in cui ha sempre avuto piena fiducia? Chiunque conosca il cuore di una madre giudichi dunque se sia lecito fare una cosa del genere.Adamo dice che ho la mente confusa ed offuscata dai mieiguai e che sono diventata cattiva. Io sono come sono;non sono stata io a creare me stessa.
Ci hanno cacciati. Scacciati in questa landa arida e selvaggia,chiudendo i cancelli alle nostre spalle. Non volevamo fare nulla di male.Sono passati tre mesi,oramai.Allora eravamo ignoranti;ora siamo ricchi di apprendimento..
Oh,ricchissimi,eccome!Conosciamo la fame,la sete e il freddo;conosciamo il dolore,la malattia e il lutto; conosciamo l'odio, la ribellione e il tradimento; conosciamo il rimorso,la coscienza che persegue parimenti colpa e innocenza,senza distinzione alcuna;conosciamo lo sfinimento del corpo e dello spirito, il sonno che non ristora, il riposo che non allieva le fatiche, i sogni che creano l'Eden per poi bandirlo di nuovo al risveglio; conosciamo l'infelicità; conosciamo la tortura e la disperazione; conosciamo l'umiliazione e l'insulto; conosciamo l'indecenza, la presunzione e i pensieri impuri; conosciamo il ludibrio attribuito all'immagine trasmessaci di Dio, esposta ignuda alla luce del giorno; conosciamo la paura; conosciamo la vanità, la follia, l'invidia, l'ipocrisia; conosciamo l'irriverenza; conosciamo la blasfemia; sappiamo distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, sappiamo come operare l'uno ed evitare l'altro; conosciamo ogni prodotto del Senso della Morale e lo possediamo.. come vorrei potessimo scambiarlo con una sola ora di permanenza nell'Eden,con al sua candida purezza; come vorrei...

da "Il diario di Adamo ed Eva" Mark Twain

ricciolonero

venerdì 2 ottobre 2009

rifiuta il buon senso

L’ARTE DEL DISTACCO


Il professor Ulisse e il buon senso

il professor Ulisse rifiuta il buon senso
si inventa una lingua
entra senza batter ciglio in un favoloso labirinto
che in fondo è un vicolo cieco
sfugge ai semplici esempi

preferisce all’ordinario tramestio dei tarli
il silenzio di macchine pensanti

amministra la sua dote di anonimato
collaborando a un catalogo di autori per il secolo venturo
frequenta in coppia con miss Itaca i paradisi di Buda
scende una volta al mese all’inferno
con al guinzaglio un alano e una ragazzetta albanese

lavora senza posa alla sua arte
con la dissolutezza di chi ha ricevuto il battesimo del sangue

segue la dottrina di antichi maestri orientali
cerca il vuoto nella carne
come certi animali sofisticati non lascia prole
si condanna a un grossolano esilio in un’isola a forma di cuore
aspettando il giorno della creazione

sopporta la fine dell’uomo
grazie a una sfrenata passione per l’infanzia
Massimo Rizzante


Massimo Rizzante, Il testo e' tratto dal blog nazione indiana ed è "un estratto di un saggio che fa parte di un numero monografico sull´America Latina della rivista letteraria “Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano, in uscita in questi giornidal titolo:

America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtà del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"


Massimo Rizzante (Jesolo, 1964) ha studiato a Urbino e a Parigi. Ha fatto parte del "Seminario sul romanzo europeo" diretto da Milan Kundera (1992-1996). E’ stato collaboratore e redattore di "Baldus". Dal ’94 è redattore della rivista francese "L’Atelier du roman", e collabora a diverse riviste italiane e straniere. Insegna all’Università di Trento. Nel 1999 è uscita la sua prima opera poetica, Lettere d’amore e altre rovine (1989-1998), Padova, Biblioteca Cominiana, prefazione di Sylvie Richterova. Nel 2002 per la rivista "Riga" ha curato un numero monografico su Milan Kundera. Partecipa ad ’Akusma - Forme della scrittura contemporanea’, ed è presente nell’omonima antologia.

ha pubblicato di recente un libro, "Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009

un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi

“Bisognerebbe leggere, credo, soltanto i libri che mordono e pungono. Se il libro che leggiamo non ci sveglia con un pugno sul cranio, a che serve leggerlo? Affinché ci renda felici, come scrivi tu? Dio mio, felici saremmo anche se non avessimo libri, e i libri che ci rendono felici potremmo eventualmente scriverli noi. Ma noi abbiamo bisogno di libri che agiscano su di noi come una disgrazia che ci fa molto male, come la morte di uno che ci era più caro di noi stessi, come se fossimo respinti nei boschi, via da tutti gli uomini, come un suicidio, un libro dev’essere la scure per il mare gelato dentro di noi.”

( Kafka - Lettera a Oskar Pollak, 27 gennaio 1904).