...Poteva trattarsi di una stella viva o poteva trattarsi di una stella morta. A volte, secondo come si guardava la cosa, disse, la questione era priva di importanza, perchè le stelle che uno vede di notte vivono nel regno dell'apparenza. Sono apparenza, nello stesso modo in cui sono apparenza i sogni. Perciò il viaggiatore della 80 a cui è appena scoppiato un pneumatico non sa se quello che contempla nell'immensità della notte sono stelle o, se al contrario, sono sogni. In qualche modo anche quel viaggiatore fermo è parte di un sogno, un sogno che si stacca da un altro sogno come una goccia d'acqua si stacca da una goccia più grande che chiamiamo onda. ....
...In realtà, quando uno parla di stelle, lo fa in senso figurato. Si chiama metafora ....le metafore sono il nostro modo di perderci nelle apparenze o di restare immobili nel mare delle apparenze. In questo senso una metafora è come un salvagente. E non bisogna dimenticate che ci sono salvagenti che galleggiano e salvagenti che ti tirano a fondo verso il fondo. E' meglio non dimenticarlo mai.( la parte di fate) Roberto Bolaño - 2666 ( La parte dei critici La parte di Amalfitano La parte di Fate) - Adelphi - vol. 1
lunedì 31 agosto 2009
stelle vive, stelle morte !!
despedida
lettera di addio di Gabriel García Márquez dopo essersi ritirato dalla vita pubblica per ragioni di salute:
"Se per un istante Iddio dimenticasse che sono una marionetta di stracci e mi regalasse un pezzodi vita forse non direi tutto ciò che penso ma alla fin fine penserei tutto ciò che dico.
Darei valore alle cose, non per quello che valgono, ma per ciò che significano.
Dormirei poco, sognerei molto, capirei che per ogni minuto in cui chiudiamo gli occhi, perdiamosessanta secondi di luce. Camminerei quando gli altri stanno fermi, starei sveglio quando gli altri dormano. Ascolterei quando gli altri parlano e ... quanto mangerei volentieri un buon gelato al cioccolato!
Se Iddio mi facesse dono di un pezzo di vita, mi vestirei in modo semplice, mi butterei di colpo al sole lasciando scoperto non solo il mio corpo ma anche la mia anima.
Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che uscisse il sole. Dipingerei sulle stelle un sogno di Van Gogh e un poema di Benedetti, una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Annaffierei con le mie lacrime le rose per sentire ildolore delle spine e il purpureo bacio dei loro petali...
Dio mio, se avessi un pezzo di vita ... Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla genteche amo, che la amo. Convincerei tutte le donne e gli uomini che sono i miei prediletti e vivreiinnamorato dell’amore.
Dimostrerei agli uomini quanto si sbagliano nel pensare che invecchiando smettono di innamorarsi: non sanno che invecchiano quando smettono di innamorarsi. A un bambino darei leali, ma lascerei che imparasse a volare da solo. Al vecchi insegnerei che la morte non arriva conla vecchiaia, ma con l’oblio. Ho imparato tante cose da voi uomini ...
Ho imparato che tutto il mondo vuole vivere in cima alla montagna, senza sapere che la vera felicità sta nel modo di salire la scarpata per raggiungere la vetta. Ho imparato che quando un neonato stringe nel suo piccolo pugno per la prima volta il dito di suo padre, lo ho conquistato per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro dall’alto al basso solo quando lo deveaiutare ad alzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi ma a molto non serviranno inverità, perché quando si cercherà di conservare tutto quello che ho prodotto io starò infelicemente morendo"

versione originale:
"Si por un istante Dios se olvidara de que soy una marioneta de trapo y me regalara un trozo devida, posiblemente no diria todo lo que pienso, pero en definitiva pensaria todo lo que digo.
Daria valor a las cosas, no por lo que valen, sino por lo que significan.
Dormiria poco, soñaria màs, entiendo que por cada minuto que cerramos los ojos, perdemossesenta segundos de luz. Andaria cuando los demàs se detienen, despertaria cuando los demàsduermen. Escucharia cuando los demàs hablan, y còmo disfrutaria de un buen helado dechocolate!
Si Dios me obsequiara un trozo de vida, vestiria sencillo, me tiraria de bruces al sol, dejandodescubierto, no solamente mi cuerpo sino mi alma.
Dios mio, si yo tuviera un corazòn, escribiria mi odio sobre el hielo, y esperaria a que saliera elsol. Pintaria con un sueño de Van Gogh sobre las estrellas un poema de Benedetti, y una canciònde Serrat seria la serenata que les ofreceria a la luna. Regaria con mis làgrimas las rosas, parasentir- el dolor de sus espinas, y el encarnado beso de sus pétalos ...
Dios mio, si yo tuviera un trozo de vida ... No dejaria posar un solo dia sin decirle a la gente quequiero, que la quiero. Convenceria a cada mujer u hombre de que son mis favoritos y viviriaenamorado del amor.
A los hombres les probaria cuàn equivocados estàn al pensar que dejan de enamorarse cuandoenvejecen, sin saber que envejecen cuando dejan de enamorarse! A un niño le daria alas, pero ledejaria que él solo aprendiese a volai-. A los viejos les enseñaria que la muerte no llega con lavejez, sino con el olvido. Tantas cosas he aprendido de ustedes, los hombres ...
He aprendidoque todo el mundo quiere vivir en la cima de la montaña, sin saber que la verdadera felicidadestà en la forma de subir la escarpada. He aprendido que cuando un recién nacido aprieta con supequeño puño, por vez primera, el dedo de su padre, lo tiene atrapado por siempre.He aprendido que un hombre sólo tiene derecho a mirar a otro hacia abajo, cuando ha deayudarle a levantarse. Son tantas cosas las que he podido aprender de ustedes, pero realmentede mucho no habràn de servir, porque cuando me guarden dentro de esa maleta, infelizmenteme estaré muriendo
domenica 30 agosto 2009
il primo amore

Il primo oggetto d'amore, per noi tutti, è stato quello delle nostre madri e abbiamo provato, sia negli ultimi mesi di gravidanza, sia nei primi mesi di vita, un amore totale, un amore illimitato, un amore compulsivo, dove non esiste una reale differenza dinamica tra ragione e sentimento, tra corpo e anima, un amore oceanico al quale, in fondo, tendiamo tutta la vita. Tutti tendiamo a questo tipo di amore e ne abbiamo paura, perché abbiamo paura di perdere la nostra individualità, di smarrirci in questo tipo di amore. Questo spiega anche la connessione che esiste tra amore e morte, proprio perché ciò cui aneliamo nello stesso tempo ci spaventa.
Vegetti Finzi
...................quadro di Picasso: madame Olga Picasso
sabato 29 agosto 2009
hai fatto caso?

Hai mai fatto caso
a quanta luce
emani una stella
anche nella notte più scura?
Hai mai fatto caso
che il suono dell'acqua
che scorre
ti dona gioia
e speranza?
Hai mai fatto caso
che
anche una sola parola
solleva più della mano tesa..
Hai mai fatto caso....
quante parole sprechiamo
e quante altre,
invece,
buttiamo non usandole?
quetzalina
rimani
Rimani! Riposati accanto a me.
Non te n' andare. Io ti veglierò. Io ti proteggerò.
Ti pentirai di tutto fuorché di essere venuta a me,
liberamente, fieramente. Ti amo.
Non ho nessun pensiero che non sia tuo;
non ho nel sangue nessun desiderio che non sia per te.
Lo sai. Non vedo nella mia vita altra compagna,
non vedo altra gioia...
Rimani.
Riposati.
Nom temere di nulla.
Dormi stanotte sul mio cuore...
Gabriele D'Annunzio
nero e fondo il cielo

Juanita Miranda

gli occhi verso il cielo..
nero, fondo.
La menta e il rosmarino
rinfrescano i miei sensi.
Sopito l'umore
opaco il mio colore.
Stordito il mio animo
confuse le idee....
Gli occhi al cielo
nero e fondo.
Nero e fondo
il mio cuore triste
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venerdì 28 agosto 2009
sorridi

Sorridi
Sorridi, anche se il tuo cuore soffre
Sorridi, anche se si sta spezzando
Quando ci sono nuvole nel cielo,
"Non ci penserai"
Se sorridi
Attraverso la tua paura ed il tuo dolore
Sorridi e forse domani
vedrai il sole levarsi e splendere
Per te.
Illumina il tuo volto con la gioia
Nascondi ogni traccia di tristezza.
Anche se una lacrima
potrebbe essere sempre così vicina
Questo è il tempo in cui devi continuare a tentare,
Sorridi, che senso ha piangere?
Scoprirai che vale ancora la pena di vivere
Se solo sorridi.
Charlie Chaplin
Hai un sangue, un respiro

Hai un sangue, un respiro.
Sei fatta di carne
di capelli di sguardi
anche tu.Terra e piante,
cielo di marzo, luce,
vibrano e ti somigliano -
il tuo riso il tuo passo
come acque che sussultano-
la tua ruga fra gli occhi
come nubi raccolte-
il tuo tenero corpo
una zolla nel sole.
Hai un sangue, un respiro.
Vivi su questa terra.
Ne conosci i sapori
le stagioni i risvegli,
hai giocato nel sole,
hai parlato con noi.
Acqua chiara, virgulto
primaverile, terra,
germogliante silenzio,
tu hai giocato da bambina
sotto un cielo diverso,
se hai negli occhi il silenzio,
una nube ,che sgorga
come polla dal fondo.
Ora ridi e sussulti
sopra questo silenzio.
Dolce frutto che vivi
sotto il cielo chiaro,
che respiri e vivi
questa nostra stagione,
nel tuo chiuso silenzio
è la tua forza. Come
erba viva nell'aria
rabbrividisci e ridi,
ma tu, sei terra.
Sei radice feroce.
Sei la terra che aspetta.Cesare pavese (21 marzo 1950)
retablo

Retablo, cronaca di viaggio nelle terre di Sicilia, che un pittore Milanese, Fabrizio Clerici (il nome e' quello di un pittore surrealista contemporaneo) intraprende per lenire il mal s'amore verso Teresa Blasco, donna promessa al nobile milanese Cesare Beccaria:
"io avvertii il male al suo apparire, come s'avverte il sole al primo roseggiar dell'aurora, assunsi subito il contravveleno del viaggio."
Laonde posso serenamente stendere per voi le note che qui stendo, e nel contempo parlare serenamente dell'amore. Siete felice voi, o mia signora, siete felice? "
E nel viaggio Clerici e' accompagnato dal servo isidoro, Monaco perdutamente innamorato di Rosalia che
" era in mantellina bianca damascata, e mi fece sentire brutto, sgraziato, nel mio albàgio logoro, sudato, col mio barbone nero, carico come un scecco di Pantelleria, così davanti a lei, fresca e odorosa, bella di sette bellezze, latina come un fuso.
Breve, la sera appresso conobbi il paradiso. E nel contempo comincio' l'inferno, l'inferno pel rimorso del peccato e per la ruberia del guadagno a danno del convento."
"...Fra merda fango e fumio di fritture di pannelle, mèuse, arrosti di stigliole, e voci, urla, bestemmie, Dio sia lodato!, e sciarre di pugni e sfide di coltelli. ero nell'inferno. E per giorni, impaurito, cacciai mosche, e le notti dormii in dentro al fondacocoi facchini. finchè non mi capitò quell'accianza d'oro, quel miracolo che mi fece Sqan Francesco, del cavaliere Clerici che sbarca dalla Cala....."
Viaggio di "dimenticanza" in cui Clerici si perde"nel vacuo smemorare...nel profondo jato che disgiunge il futuro dal passato, memoria di dolore da la speranza del piacere, nel tempo che s'arresta, ne la sosta breve che si crede eterna..."
ma la causa vera del viaggo di Clerici"e' lo scontento del tempo che viviamo, nella nostra vita, di noi, e il bisogno di staccarsene, morirne, e vivere nel sogno d'ere trapassate, antiche, che nella lontananza ci figuriamo d'oro, poetiche, come sempre è nell'irrealtà dei sogni, sogni intendo come sostanza de' nostri desideri. Mai sempre tuttavia il viaggio, come distacco, come lontananza dalla realtà che ci appartiene, è un sognare. E sognare è vieppiu' lo scrivere, lo scriver memorando del passato come sospensione del presente, del viver quotidiano. E' un sognare e infine, in suprema forma, e' lo scriver d'un viaggio, e d'un viaggio nella terra del passato."
e dopo peripezie e l'incontro coi briganti, che spogliano Clerici e Isidoro d'ogni cosa, soldi, indumenti, muli e persino la carta e le matite, Clerici ottiene dei fogli di carta che gia' una faccia hanno riempita di scrittura, storia di un raggiro ai danni dell'immacolata Rosalia e della vendetta di un frate che per liberarla dalla schiavitù taglia la testa all'infame fra Giacinto e si da alla macchia e al brigantaggio:"E sono quei fogli questi su cui, nella faccia opposta e immacolata, ho continuato a scrivere il diario di viaggio oltre che sugli altri fogli vergini e ingialliti. Sembra un destino, quest'incidenza, o incrocio di due scritti, sembra che qualsivoglia nuovo scritto, che non abbia una una sua tremenda forza di verità, d'inaudito, sia la controfaccia o l'eco d'altri scritti. Come l'amore l'eco d'altri amori da altri accesi e ormai inceneriti. E il mio diario dunque ha proceduto, vi siete accorta, come la tavola in alto d'un retablo che poggia su una predella o base già dipinta, sopra la memoria vera, vale a dire, e originale, scritta da una fanciulla di nome Rosalia. Che temo sia la Rosalia amata da don Vito Sammataro, per la quale uccise, e si convertì in brigante. O pure, che ne sappiamo?, la Rosalia di Isidoro. O solamente la Rosalia d'ognuno che si danna e soffre, e perde per amore."
E tra lo stupore e i disincato, il rapimento e la presa di distanza, l'inquietudine e la nostalgia, prosegue il viaggio di Clerici, viaggio di fuga e di conoscenza e di dimenticanza e di denuncia e di naufragio, movimento dei pensieri e di una mente lucida e mai sottomessa ne' cieca di fronte agli orrori del mondo, che non smette mai di interrogarsi:"O mia medusa, mia sfinge, mia Europa, mia Persefone, mio sogno e mio pensiero, cos'è mai questa terribile, meravigliosa e oscura vita questo duro enigma che l'uomo sempre ha declinato in mito, in racconto favoloso, leggendario, per cercar di rispecchiarla, di decifrarla per allusione, per metafora?......e qui come mai mi pare di veder la vita, di capirla e amarla, d'amare questa terra come fosse mia, la terra mia, la terra d'ogni uomo, d'amare voi, e disperatamente....Voi o la vita? o me medesimo che vivo? Com'é ambiguo, com'è incomprensivo questo molesto impulso, questo sentire intenso che chiamiamo amore !"
Retablo dunque, libro meraviglios di immagini figure e pensieri e sentimenti, sequenza di figure, accadimenti, di lamenti d'amore e di scritti che s'incrociano e del passato che si incrocia con il presente. Retablo, esilio d'amore, sogno e naufragio ma mai rassegnazione al dolore e alle ingiustizie, giacchè l'inquietudine trasforma e trasfigura il lamento anzi cela il desiderio e l'urgenza di cambiare il mondo:
"Ah lasciamo di dire qui di quanto l'uomo e' stato orribile, stupido, efferato. Ed è, anche in questo nostro che sembra il tempo della ragione chiara e progressiva. l'uomo dico in astratto, nel cammino generale della storia, ma anche ciascun uomo al concreto, io, voi (perdonate), è parimenti ottuso, violento nel breve tempo della propria vita. Vive sopravvivendo sordo, cieco, indifferente su una distesa di debolezza e di dolore, calpesta inconsciamente chi soccombe. Calpesta procedendo ossa d'innocenti, come questi del campo per cui procediamo io e Isidoro. Così anche in amore - va senza dirlo -, anche così procede chi è amata."
Retablo grande romanzo della letteratura italiana, che rivela la modernita di consolo, la cui ricerca e sperimentazione linguistica non e' mai fine a se stessa e produce una scrittura capace di ravvivare la lingua (una lingua stanca "tecnolgica e aziendale, banale e scontata), capace di rara potenza espressiva e nello stesso tempo di raffinata bellezza. Cosi' questo libro sembra una poesia scritta in forma di romanzo, una gemma di scrittura.mercoledì 26 agosto 2009
lasciami libere le mani- Pablo Neruda
Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Lascia che le mie dita scorrano
per le strade del tuo corpo.
La passione-sangue,fuoco,baci-
m'accende con tremule fiammate.
Ahi, tu non sai cos'è questo!
E' la tempesta dei mie sensi
che piega la selva sensibile dei miei nervi.
E' la carne che grida con le sue lingue ardenti!
E' l'incendio!
E tu sei qui, donna,come un legno intatto
ora che tutta la mia vita
fatta cenerre vola
verso il tuo corpo pieno, come la notte d'astri!
Lasciami libere le mani
e il cuore, lasciami libero!
Io solo ti desidero, ti desidero solamente!
Non è amore, è desiderio che s'inaraidsce e s'estingue,
è precipitare di furie,
avvicinarsi dell'impossibile,
ma ci sei tu,
ci sei tu per darmi tutto,
e per darmi ciò che possiedi sei venuta sulla terra-
com'io son venuto per contenerti,
desiderarti,
riceverti!Pablo Neruda
martedì 25 agosto 2009
2666 - vol. 1

Non sarà la mia schiena nè la suola delle mie scarpe l'ultima cosa che vedrai di me se puoi vedere
Roberto Bolaño - 2666 - vol. 1 Adelphi
(La parte dei critici, La parte di Amalfitano, La parte di Fate)
un romanzo ( diviso in due volumi) malinconico e visionario, un labirinto di luoghi, sogni, quadri, libri e di segni e presagi, citta' e deserti; una storia di personaggi che si intrecciano si rincorrono e svaniscono e generano altri personaggi, altri sogni, libri e quadri e presagi e voci che parlano
" da uno studio dove il caos è solo una maschera o un lieve fetore di anestesia....da uno studo con le luci spente dove il nervo della volontà si stacca dal resto del corpo come la lingua serpente si stacca dal corpo e striscia, automutilata, fra la spazzatura".
un tessuto di trame apparenti e fittizie e nascoste che svaniscono nel nulla per poi riapparire, che si intrecciano e si aggrovigliano e svaporano all'improvviso e che sembrano convergere a Santa Teresa (Ciudad Juarez nella realtà che Roberto Bolano vedeva come l'inferno "la nostra maledizione e il nostro specchio, lo specchio inquieto delle nostre frustazioni e della nostra interpretazione della libertà") una città polverosa del Messico al confine con gli USA, emblema della corruzione dei politici e dei poliziotti e dei giornalisti, di un'economia basata sullo sfruttamento feroce degli operai, delle donne e dei bambini, che poco si distingue dall'economia criminale del narcotraffico, una cittò teatro degli orrori, della barbara violenza ai danni delle donne già sfruttate nelle maquilladoras, e delle bambine, rapite, violentate, deturpate, torturate, assassinate e abbandonate ai bordi del deserto.
Un libro che ti cattura l'anima, il cuore e le viscere...un capolavoro
per chi vuole saperne di più su questo libro:
Bolaño Roberto - 2666. La parte dei critici di paolo-castronovo
Bolaño Roberto - 2666. La parte di Amalfitano di paolo-castronovo
Bolano Roberto - 2666. La parte di Fate di paolo-castronovo
rassegna stampa di Oblique
la quercia verde

Juanita pensa a quando era bambina..quando le bambole e i sogni erano il suo unico pensiero...Giorni di serena, infantile ingenuità.....lontani.
Juanita pensa a come è oggi...che il suo pensiero è quell'uomo, il suo unico pensiero è quell'uomo...
E ricorda gesti e azioni, e immagina gesti e azioni, e desidera gesti e azioni.
Quando lì sul tram, affollato, chiassoso, puzzolente, odioso, colmo di gente chiassosa, puzzolente e odiosa...mentre tutti cercavano di toccarla in quel modo orribile e volgare..lui era lì che la guardava...
Lui la guardava...ma quel suo sguardo le aveva dato il calore di un abbraccio, il piacere di un amplesso...
Lei era lì: sudata, stanca, nauseata dalle cose della vita e lui, era lì, elegante nella sua semplicità, raffinato nella sua compostezza...
Oh mai dimenticherà quello sguardo Juanita: occhi dolci e profondi, color di foglia...come le foglie delle querce alte quando il sole gioca tra i rami...con l'orbita lievemente incassata...un abbraccio, un sorriso,una mano tesa...
Fu nell'attimo di quello sguardo, che Juanita volle non lasciarlo più: volle passare con lui le sue notti dense e liquide, di nascosto, magari.....
Juanita pensa...a quelle mani, così sicure, dolci e sapienti...che le tirano i sospiri dall'anima....
Juanita pensa che quell'uomo dovrà essere suo, anche se a rate, anche se per poco, un infinito momento, anche se non è per lei, quell'uomo che sarà tutto suo e completamente....
Juanita pensa che lo vuole prendere per mano, farlo sedere, aprirgli i pantaloni..e stare in ginocchio, da lui, in preghiera....implorando il suo piacere...
quando lui la guarderà, con quegli occhi...allora lei saprà che è il momento di appagare i desideri dell'uomo, che poi sono anche anche i suoi...
oh sai, ti cerco quando il sole e' alto e le cicale cantano incessanti, e la calura assedia le membra stanche e la mente assillata...
ti cerco, quercia possente, quando i pensieri si sciolgono e per un istante svaniscono e io sono le mie gambe che tremano e sento il ritmo del mio respiro e sono io i miei occhi che si perdono nei tuoi occhi, e le mie labbra sono umide e lievi......
Oh allora guarderà, adorante, il suo compagno fidato, lo accarezzerà con cupidigia e lo toccherà con devozione....poi le dita lo terranno un po' più stretto. fino a sentirlo come una verga di olivastro.....il colore suo brunito...
La bocca di Jaunita si aprirà, lo accoglierà....ah sentire quel corpo
vico tra le sue umide labbra!
Poi la lingua, poi i denti, e le mani che accarezzano dolcemente le compagne del compagno fidato...e lo guarderà negli occhi finchè, in silenzio, il movimento diventerà incontrollabile, finchè il compagno fidato sarà gonfio da esplodere..e lei aspetterà il cenno dell'uomo
e....la sua bocca si riempirà di quel succo di mandorle dolce, amaro,forte e delicato.....le riempirà la bocca, ne uscirà, la bagnerà...il viso, il petto,. il ventre.....e lei satura del suo piacere lo guarderà pietosa ....aspetterà il suo cenno e...dinanzi a lui, sporca e bagnata si accarezzerà fino ad esplodere, gridando, del suo piacere...
Juanita pensa questo....e già solo il pensiero mi fa tremare..le
mutandine sono bagnate, il piacere è sulle cosce....
lieve e tremante Juanita pensa, e sorride....
Juanita Miranda
giorni passati
Spesso il ricordo acquista un valore assoluto, meraviglioso proprio perchè irragiungibile, perchè legato per sempre ad un'età, ad un tempo che non c'è più.
Ma cosa avevano di quei giorni di così splendente?
Oh forse niente più che il sapere che non esistono oramai, se non nella mente o nei diari.
Allora
quei giochi acquistano un senso magico
quegli sguardi un che di incantato...
I giorni passati,
quelli più dresiderati e sognati
che non vissuti
sono solo quello che sono
ricordi
di giorni, possibili,
ma solo passati.
lunedì 24 agosto 2009
sonetto 111-William Shakespeare
la dea colpevole delle mie malefatte,
che non procurò alla mia vita nulla di meglio
che volgari mezzi che generano volgari modi.
A ciò si deve il marchio del mio nome,
e per questo la mia natura è assoggettata
a ciò per cui lavora, come la mano del tintore.
Abbi pietà di me, e fa' che io sia rigenerato,
mentre, come un docile paziente, berrò
pozioni di aceto contro la mia grave infezione;
nessuna amarezza riterrò amara
nè doppia pena per correggermi due volte.
Abbi pietà di me, allora caro amico, e ti assicuro
che l atua pietà già basta a guarirmi.
non ti ho ancora detto chi sono

..."E' vero" disse lei "I treni merci che attraversano la campagna, di notte. Ne vuoi ancora" chiese, "Ne ho, e' roba buona, no? E' Brasiliana. Da bambina, al mio paese, guardavo passare i treni e c'era sempre qualche vagabondo sopra, io vivevo dall'altra parte del Rio Negro, i treni venivano dal sud e proseguivano fino a Rio Grande do Sul"
Rimasero cosi', tranquilli, supini, in silenzio, per un po'. Ogni tanto si sentiva passare un treno e il Nene si rese conto che era quel rumore ad avergli fatto ricordare i convogli merci che transitavano da Belgrano R, quando era piccolo. La ragazza comincio' a spogliarlo. Il Nene si volto' e prese a baciarla e a palparle i seni. Lei si sedette sul letto e si tolse i vestiti in un attimo. Aveva la pelle bianca, che sembrava luminosa nella penombra della stanza.
"Aspetta" disse quando lui stava per penetrarla. Salto' via dal letto nuda. Ando' in bagno e torno' con un preservativo. "Non si sa mai dove infilate l'uccello, voialtri". Lo aveva detto in modo brutale, quasi fosse diventata un'altra persona, come se tutto fosse stato un gioco che era ormai finito e lei adesso si comportava da puttana. Lui la afferrò per i polsi, tenendola bloccata a braccia aperte sul letto, e le parlo' mentre la baciava sul collo.
" E tu?" chiese senza permetterle di muoversi. "Ti avranno scopata tutti i froci del mercato...chissa quante volte". Si penti' subito di averlo detto.
"Lo so" sospiro' lei con tristezza.
Poi si abbracciarono con una specie di ansia reciproca e lei disse:
"Non ti ho ancora detto chi sono. Mi chiamano Giselle ma il mio nome è Margarita" Gli prese il membro in mano e si mise a gambe aperte e sollevate. "Fai piano" disse guardandolo. "Ecco cosi'"
Fecero varie pause fumando altre canne e riascoltando il disco degli Head and Body e alla fine lei si alzo' nuda, nuda, e ando' ad appoggiarsi allo stipite della finestra, con il culo sollevato di schiena. Il Nene la penetro' lentamente fino a sentire le natiche della ragazza contro il suo ventre
"Infilamelo dentro dentro tutto" disse lei e si volto' per baciarlo.
Lui le strinse la nuca, i capelli corti e ispidi della nuca, e lei si volto' ancora, con gli occhi aperti e poi emise un gemito e parlo' piano, con dolcezza, come se si stesse scusando, sospirando.
Ti riempio l'uccello di merda, tutto pieno di merda"
Il Nene stava per venire e si lascio' andare
Usci' da lei e si puli' con il lenzuolo. Poi si sdraio' e accese una sigaretta. La ragazza gli accarezzava il petto e lui senti' che si sarebbe addormentato per la prima volta, dopo mesi e mesi di vita insonne........
Ricardo Piglia soldi bruciati - Guanda ed. 1997
domenica 23 agosto 2009
Paure..
Ho sempre avuto paura dei temporali... da bambina, vedevo il lampo e subito mi coprivo con le mani le orecchie chiudendo forte gli occhi...aspettavo il tuono così...abbracciata a me stessa, chiusa in un terrore ancestrale...nessuno che capisse cosa provavo, nessuno che mi rassicurasse...a volte bisogna essere forti anche da piccoli..
Adesso...sobbalzo ancora...stesso terrore...mi raccolgo in poltrona, oppure divento piccola piccola, rannicchiata nell'enorme letto, quasi a scomparire per non sentire...
Sobbalzo...il cuore accellera i battiti...copro le orecchie...mi serve un abbraccio, una carezza che non trovo...
ricciolonero 
sabato 22 agosto 2009
lettera immaginaria.... nr 3
E' difficile dire come e quando e perchè nasce una passione - il cuore spinge piu' sangue la dove i sensi sono sollecitati, la gola si stringe e si fa secca - o, se tutte le passioni sono uguali, se siamo noi che ne avvertiamo l'urgente bisogno per sfuggire, con l'inganno o forse ingenuamente, dalla realta' concreta e dal "futuro immediato" nel quale la nostra vita scorre ormai con poche sorprese, prevedibile e noiosa e a volte asfissiante; se e' diversa una passione che irrompe parallela e cresce clandestina nella rete, che altgrimenti forse non sarebbe mai nata.
Mai forse, avremmo potuto o voluto o dovuto rompere il vincolo di fedelta' nella realta' concreta, verso la persona che condivide il nostro letto e la nostra tavola e il bagno e le apprensioni per i figli e per quello che il domani ci riserva, e dobbiamo farci i conti e programmare e decidere, anche se ormai tu non mi guardi piu' e non mi ascolti ne' ti prendi la briga e il tempo di preoccuparti per me, se sono triste o depresso o so ho bisogno di parlare e daltronde nemmeno io ho voglia di parlare e di confidarmi con te, anche se tutte e due sappiamo che il patto di fiducia reciproca non ha piu' senso quando viene meno l'intimita' e la confidenza.
Se questo e' il nostro rapporto, sterile e muto e va avanti per inerzia e abitudine, tu dormirai a destra e io a sinistra e dopo tanti anni ci siamo accordati sulle posizioni dei nostri corpi muti anch'essi che mutamente si prendono a dimostrazione formale del patto; se questo e' il nostro raaporto ora e abbiamo esaurito gia' da tempo la passione ed e' svanita l'intimita' - gli occhi che si cercano e si parlano - se insomma e' gia' stato consumato il tradimento reciproco, io lo so e tu lo sai anche se non siamo d'accordo su chi sia responsabile di tutto cio', chi ha cominciato e quando e perche'; è inutile ormai rinfacciare e puntare il dito, meglio tacere e accomodare o finiremmo per litigare e ci faremmo solo del male.
Cosi' forse copmincia nella rete il piu' delle volte - ma non sempre (ognuno avra' un ricordo diverso e la sua spiegazione se non proprio giustificszione), tu hai sentito il bisogno di svagarti dai troppi pensieri che nascondi persino a te stessa per continuare con le faccende quotidiane. Sono troppi i pensieri e i segreti che giacciono sul fondo e rendono pesante il presente che gia' e' passato e ti sfugge.
Hai bisogno di dire e di raccontare e confidare i tuoi segreti, non tutti, a qualcuno che ti ascolti e non ti possa fare del male o minacciarti con il ricatto e il tradiumento; e cosi' nascosta dietro il monitor al riparo dallo sguardo concreto che ascolta giudica e condanna oppure finge e al momento giusto ti tradirebbe, parli racconti la tua storia e ti confessi a me che ti ascolto e ti capisco, io, che sono colui che immagini che sia: cosi' ti piace immaginarmi e cosi' mi sforzo di essere.
com'e' difficile scriverti e ordinare i pensieri e dare una sequenza a questa storia nostra, vista da me che certo sara' una prospettiva diversa dalla tua e anche la sequenza dei fatti sara' diversa (e persino i fatti stessi), finisco sempre con perdere il filo e divagare; e tanto piu' mi concentro quanto piu' mi distraggo e allargo il discorso che si avviluppa e si aggroviglia e quando a volte, spesso, si annoda finisce tutto nel cestino e lascio perdere per un po', proprio non riesco a scriverti una lettera decente. In fondo se ci pensi ormai non facciamo altro che raccontarci minchiate e le solite cose e faremmo bene a stare in silenzio e provare a sentire se il silenzio ci avvicina. Come e' difficile evitare i rituali stanchi e vuoti, le banalita' che si scrivono le parole che si abusano fino ad essere completamente snaturate vuote e inservibili! come e' facile cadere nell'inganno e perseverare !
come ti dicevo ascolto i tuoi segreti, con piacere ti ascolto e la mia mente si aguzza sulle parole che mi scrivi per scoprire se da esse traspare un interesse, una curiosita' e persino una certa attrazione; se forse tra le pieghe della tua storia si cela il desiderio e tu ancora non lo sai e non ti sei resa conto, oppure e' solo un bisogno di affetto.
La mia gola e' gia' chiusa e secca e il sangue affluisce copioso anche se ancora non ho formalmente riflettutto e ammesso che ti desidero ne' so se provo un sentimento, un interesse o una passione.
Ancora non conoscevo il tuo odore ne avevo visto il tuo volto ne so come sara' la tua pella appena la sfioro, ne sapevo se ci sarebbe stata la possibilita' concreta un giorno di trovarmi a due passi da te, e ti guardo mentre ti do la mano sudata e incerta e forse chissa una bacio sulla guancia, un sorriso un po' scemo e la faccia rossa; di sicuro sara' un posto fequentato, al centro di qualche citta' un caffe, seduti fianco a fianco, oppure di fronte e il tuo ginocchio per un attimo incrocia il mio e non so se il sangue affluira' copioso.
Nono se la mia presenza reale e concreta sara' uguale alla mia presenza astratta e virtuale alla quale ci siamo abituati entrambi e che tanto ti piace. forse non sono cio' che avevi immaginato e leggero' nei tuoi occhi la delusione, o forse, e sarebbe ancora peggio, tu non potresti accettare una delusoone cosi' grande e allora ingannerai te stessa prima che me per perseverare nell'illusione e mi dirai: " oh sei proprio come ti ho sempre immaginato, anzi sei ancora piu' bello e non parl odell'aspetto fisico"
Non conosco la tua voce, se è docile, limpida e acuta, oppure grave e rauca ne' posso sapere se si intona con l'immagine vaga che mi sono formato di te.
Cosi comincia nella rete una "relazione virtuale" cosiddetta, tra due persone che non sono esattamente le persone concrete e reali ma una parte di esse e un sovrappiu'. tu sei tu ma con alcuni tratti accentuati del tuo carattere ed altri mitigati o sospesi o nascosti. Tu sei cio' che sei mentre sei connessa dove le parole hanno diverso peso e consistenza rispetto alle parole della vita reale: sono piu' leggere e volatili e meno impegnative, eppure i sentimenti e le emozioni sono reali e persino profondi anche se non hanno memoria ne' tanto futuro.
Cosi' era cominciata la nostra passione che ci prende e ci abbaglia e ci strugge e noi siamo andati ben oltre. Azulines
venerdì 21 agosto 2009
sospiro !
E' bello amare e sentirsi amati !
e i miei sospiri e i tuoi sono la misura del vuoto che produce la distanza e del bisogno sempre urgente e indifferibile di colmare questa distanza:
..una parola ha origine dal corpo, che esprime l'emozione d'assenza: sospirare: "sospirare per la presenza corporea": le due metà dell'androgino sospirano l'una per l'altra, come se ogni respiro, incompleto, volesse confondersi con l'altro... Roland Barthes, frammenti di un discorso amoroso
saremo insieme anche quando siamo distanti, gia' siamo abituati, o presto lo saremo e comunque immaginiamo di esserlo, l'uno al respiro dell'altro e all'odore e al sudore e al contatto !
le circostanze avverse e le necessita' pratiche della vita o gli obblighi e i doveri cui dobbiamo sottostare, ma non per sempre e non per molto, che ci costringono alla lontananza non di certo riusciranno a separare l'uno dall'altra, ma anzi siamo noi, io che sono da te amato e tu che ancor piu' da me sei amata, che ci separiamo dal mondo , e insieme fuggiamo dal mondo avverso, ostacolo e nemico, complici di questa meravigfliosa avventura che nessuno puo' capire.
E questa distanza concreta, ma non volontaria, cui il destino avverso ci costringe, non impedisce alle nostre anime di cercarsi e parlarsi costantemente che anzi da questa distanza cotruiscono la propria intimita' e perpetuano questo amore.
io ti penso e ti sento, e sento la mia presenza nei tuoi pensieri..... azulines
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
È a casa? Per la strada?
Al lavoro? In piedi? Sdraiata?
Forse sta alzando il braccio?
Amor mio
come appare in quel movimento
il polso bianco e rotondo!
Che sta facendo adesso
adesso, in questo momento?
Un gattino sulle ginocchia
lei lo accarezza.
O forse sta camminando
ecco il piede che avanza.
Oh i tuoi piedi che mi son cari
che mi camminano sull'anima
che illuminano i miei giorni bui!
A che pensa?
A me? o forse... chi sa
ai fagioli che non si cuociono.
O forse si domanda
perché tanti sono infelici
sulla terra.
Che sta facendo adesso
Adesso, in questo momento? Nazim Hikmet
giovedì 20 agosto 2009
mi manchi !.........3
Come dice Roland Barthes "e' l'altro che parte sono io che resto"; io amo e sono sempre presente, immobile e in perenne attesa; niente mi puo' distrarre e devo stare all'erta e tenermi sempre pronto, perche' l'oggetto amato non mi colga impreparato, se ritorna, se mi cerca, se mi chiama. Giacche' se non fossi presente nell'attimo in cui l'amato mi cerca, allora darei prova di non amarlo abbastanza e di non meritarmi il suo amore. E' allora non mi resta che aspettare e nell'attesa esprimere e celebrare come un lamento l'assenza dell'amato, e tanto piu' sopporto il dolore della sua assenza tanto piu' metto alla prova il mio amore e ne do dimostrazione azulines
all'assente, io faccio continuamente il discorso della sua assenza (.....) L'assenza diventa una pratica attiva, un affaccendamento (che mi impedisce di fare altro); ha luogo la creazione di una finzione con ruoli multipli (dubbi, rinfacciamenti, desideri, malinconie)Roland Barthes, frammenti di un discorso amoroso
mercoledì 19 agosto 2009
Datura !
sei tu nella notte , datura!
bianco veleno di passione
evanescente
come la schiuma del mare
che abbiamo immaginato
sei tu profumo di sale
finche dura e mi tormenta questa sete ! Azulines
martedì 18 agosto 2009
sogno
In sogno ancora ( Amor, che puoi più farmi?)
gioco mi fai del tuo spietato impero.
Ecco colei, che già mi sparve, apparmi
in dolce atto vezzoso e lusinghiero.
Com'esser può che possa il sonno darmi
quel che 'n vigilia poi mi nega il vero?
Che mi conceda or tu quelche mostrarmi
non ardì mai l'adulator pensiero?
Ma se ben erro ed insensibil ghiaccio,
quanti oggetti più cari il senso formi
non vaglion l'ombra del'error ch'abbraccio.
Ahi, ben vegg'io che mentre in grembo a tormi
viene il riposo ed io gli dormo in braccio,
vegghia il mioincendio, e tu crudel non dormi.Giovanni Battista Marino- XVII sec
sabato 15 agosto 2009
Saggezza - VIII
La vita umile dai lavori uggiosi e facili
è frutto di una scelta che richiede molto amore.
Restare lieto quando triste succede al giorno
il lgiorno, essere forte e in circostanze futili
spendersi, udire solo, ascoltare nel frastuono
delle metropoli la voce, mio Dio, del campanile,
e far parte noi stessi di tutto quel rumore
nel vile adempimento di compiti puerili,
presso i peccatori da penitente pernottare,
conversare non amando altro che il silenzio;
il tempo così lungo nella pazienza immensa,
gl'ingenui scrupoli, i mea culpa, quante cure
intorno a queste povere virtù!- Rimanga pure
l'Orgoglio,
dice il mio Angelo,
solo a mercanteggiare! Paul Verlaine
giovedì 13 agosto 2009
lettera immaginaria.... nr 2
Non e' facile nominare questo nobile sentimento ne si dovrebbe usare con leggerezza, anche se oggi, specie nella rete, va tanto di moda e tutti ne rivendicano il titolo di fronte a chiunque col quale abbiano scambiato un pugno di e-mail o chat o sms e proclamano e promettono la loro eterna amicizia con manifestazioni verbali roboanti che a leggerle ti fanno venire una tristezza infinita sull'abuso e il degrado che se ne fa, senza vergogna ne pudore ne' ritegno, ma anzi con convinzione e trasporto, perche' piu' grande e' l'inganno e la finzione, piu' necessaria sara' e accurata la simulazione:
ti voglio bene, ti voglio un mondo di bene, tvb, ti voglio un bene dell'anima, tvtb, grazie di esistere, ci sarò sempre per te...e quel sempre e' inteso forse per tutto il tempo che resteremo connessi...
e ancor meno e' facile nominare l'amicizia per me, che sono un uomo, riferito a te, che sei una donna, giacchè è difficile che un rapporto di amicizia possa giungere a una tale e profonda intimità, senza avvertire o temere una certa ambiguita' a volte inconsapevole, ma comunque resta il sospetto. perche' nella nostra intimita' piu' profonda quasi sempre si cela il dubbio
amica mia dolce e carissima, mai avrei immaginato cosi' naturale e spontaneo l'accostarsi delle nostre anime; abbiamo scambiato emozioni, esperienze e pensieri senza intoppi, sentito l'uno l'intimita' dell'altro e mantenuto fluida la comunicazione anche quando alzavo la voce o sputavo rabbia, non eri certo tu il bersaglio, ma tu con pieta' e comprensione ne subivi l'impatto feroce e a volte anche cinico.
ammiro la tua lealta' oh amica mia diletta, e' un dono raro sai!
a noi umani capita spesso, e più spesso di quanto poi non vogliamo ammettere perche' ce ne scordiamo in fretta, di tradire i segreti e tradire la fiducia anche delle persone piu' care; l'inganno accompagna la nostra vita, vuoi per debolezza o per presunzione oppure per cattiveria ed agoismo o per la semplice noia e alla fin fine dobbiamo pur sopravvivere.
non mi capitava da anni e anni, che io mi aprissi senza sentirne il peso e svelassi un po' della mia intimità e dei miei segreti.
oh mia dolcissima amica, e' tanta la fiducia ed e' cosi' bello potersi abbandonare al cuore e all'anima di un'amica! e ricevere attenzione, comprensione, affetto, consigli e altrettanta intimita' in modo cosi' fluido che e' come quando unisci l'acqua con l'acqua.
Io che ho sentito la tua anima trepidare per me come potrei ora dimenticare il tuo dolore e non sentirlo anche mio ?
oh sappi che io sono vicino anche ora che tu hai cercato la solitudine per ritrovare te stessa e risalire dal buio.
me lo devi amica cara, diletta e preziosa, io sono qui e aspetto, e in questo silenzio che c'e' ora, le nostre anime continuano a parlare e non smettono di sentire l'una il respiro dell'altra.
non ti credere sai! e' l'egoismo che mi spinge a invocare la tua presenza perche' tu mi dai piu' di quanto possa darti io e alla tua lenta risalita, sappi che io ci credo fermamente, e' importante non solo per te ma altrettanto per me che ora mi sento un po' orfano e sento la tua mancanza e il bene che mi dai.
Percio' io aspetto fiducioso e non mi deluderai e questo ti direi e tante altre cose ancora se non avessi a cuore il tuo silenzio ne' il timore di spezzare questo incanto !.
Azulines
una donna in rinascita
Più dei tramonti , più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.
Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.
Che uno dice: è finita.
No, non è mai finita per una donna.
Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.
Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.
Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l'esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.
Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all'altezza o se ti devi condannare.
Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai.
E sei tu che lo fai durare.
Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l'aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s'infiltri nella tua vita.
Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane.
Sei stanca: c'è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto.
Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa.
Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: "Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così".
E il cielo si abbassa di un altro palmo.
Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.
In quell'uomo ci hai buttato dentro l'anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata.
Comunque sia andata, ora sei qui e so che c'è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento.
Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine.
Ed è stata crisi, e hai pianto.
Dio quanto piangete!
Avete una sorgente d'acqua nello stomaco.
Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino.
Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo.
E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l'aria buia ti asciugasse le guance?
E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!
Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore.
"Perché faccio così? Com'è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse
pazza?"
Se lo sono chiesto tutte.
E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.
Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?
E' da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai.
Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti.
Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te.
Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa.
Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.
Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.
Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel.
Parte piano, bisogna insistere.
Ma quando va, va in corsa.
E' un'avventura, ricostruire se stesse. La più grande.
Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.
Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo "sono nuova" con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo
biondo.
Perché tutti devono capire e vedere: "Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi.
Ma soprattutto per noi stesse".
Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.
È la primavera a novembre.
Quando meno te l'aspetti... Jack Folla Donne in rinascita
mercoledì 12 agosto 2009
Amore liquido

(...) La solitudine genera insicurezza ,ma altrettanto fa la relazione sentimentale. In una relazione puoi sentirti insicuro quanto saresti senza di essa , o anche peggio. Cambiano solo i nomi che dai alla tua ansia. Finche' dura, l'amore è in bilico sull'orlo della sconfitta. Man mano che avanza dissolve il proprio passato : non si lascia alle spalle trincee fortificate in cui potersi ritrarre e cercare rifugio in caso di guai. E non sa cosa l'attende e cosa puo' serbargli il futuro. Non acquistera' mai fiducia sufficiente a disperdere le nubi e debellare l'ansia.
L'amore è un prestito ipotecario
fatto su un futuro incerto e imprescrutabile. Zygmunt Bauman, Amore liquido

