Amare è come una droga:
all'inizio viene la sensazione di euforia,
di totale abbandono.
Poi il giorno dopo vuoi di più.
Non hai ancora preso il vizio,
ma la sensazione ti è piaciuta
e credi di poterla tenere sotto controllo.
Pensi alla persona amata per due minuti
e te ne dimentichi per tre ore.
Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona
e cominci a dipendere da lei in ogni cosa.
Allora la pensi per tre ore
e te ne dimentichi per due minuti.
Se quella persona non ti è vicina,
provi le stesse sensazioni dei drogati
ai quali manca la droga.
A quel punto, come i drogati rubano e s'umiliano
per ottenere ciò di cui hanno bisogno,
sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore...
( Paulo Coehlo )
mercoledì 20 luglio 2011
domenica 22 maggio 2011
in culo oggi no
Giocavano tirandosi il glande
e le ghiande
Tiriamoceli anche noi
Ma attenzione
se mi prendi nella fica
partorirei un glande
Poi non avrei più bisogno di te
Sarebbe triste
E le lacrime gocciolerebbero in grembo
***
21-12-1948
e le ghiande
Tiriamoceli anche noi
Ma attenzione
se mi prendi nella fica
partorirei un glande
Poi non avrei più bisogno di te
Sarebbe triste
E le lacrime gocciolerebbero in grembo
***
In culo oggi no
mi fa male
E poi vorrei prima chiacchierare un po' con te
perché ho stima del tuo intelletto
Si può supporre
che sia sufficiente
per chiavare in direzione della stratosfera.
21-12-1948
Cerná Jana
Etichette:
Cerná Jana,
poesie
La bruttina stagionata
"Accidenti" disse il ragazzo, "porti sempre una lingerie così?"
Lei, in reggiseno e slip di pizzo nero, si sentì per un attimo fuori parte e vacillò, ma lui si stava già sfilando la maglietta, tenendola a fuoco con le pupille tanto brillanti che le sembrò di scivolarci dentro riflessa in due opulente danzatarici del ventre.
"Girati" disse. Lei si girò.
" o mondieu" sentì dire, " che culo" e non ebbe il tempo per domandarsi se il ragazzo alludeva al proprio o al suo, ma in ogni caso andava bene esser stretta così punto su punto a una pelle bruciante e sentire due mani che impugnandole i seni li torcevano come le manopole di una motocicletta lanciata nella corsa verso l'ultimo muro.
Fu gettata sul l etto, sentì le mani che la percorrevano dure in ogni sporgenza e in ogni piega di grasso, ma era già oltre, già al di là di ogni forma di vergogna o ribrezzo di sè.
Le schiusero le gambe, fu stupita del solletico fresco di una lingua che la andava sondando,si dispose a una pigra gratitudine, però non era stato che un espediente per aprirsi la strada: le si avventò dentro, le sollevò un ginocchio schiacciandole la gamba contro la coscia e cominciò a mozzarle il fiato martellando frenetico senza darle nè tregua nè possibilità di muoversi. Era grosso...
( Carmen Covito "la bruttina stagionata" pag.184-185).
Etichette:
Carmen Covito
venerdì 6 maggio 2011
l'albatro di baudelaire
Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio
catturano degli albatri, grandi uccelli di mare,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli abissi amari.
Appena li hanno deposti sul ponte,
questi re dell'azzurro, maldestri e vergognosi,
lasciano cadere miseramente le grandi ali bianche
come remi inerti trascinati ai loro fianchi.
Quel viaggiatore alato, com'è sgraziato e remissivo!
Lui, poco fa così bello, com'è comico e brutto!
Uno gli stuzzica il becco con la pipa,
un latro imita zoppicando, l'infermo che volava!
Il Poeta è come lui, principe delle nuvole
che sfida la tempesta e se la ride dell'arciere;
fra le grida di scherno esule in terra,
le sue ali di gigante non gli permettono di camminare.
Quetzalina
catturano degli albatri, grandi uccelli di mare,
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli abissi amari.
Appena li hanno deposti sul ponte,
questi re dell'azzurro, maldestri e vergognosi,
lasciano cadere miseramente le grandi ali bianche
come remi inerti trascinati ai loro fianchi.
Quel viaggiatore alato, com'è sgraziato e remissivo!
Lui, poco fa così bello, com'è comico e brutto!
Uno gli stuzzica il becco con la pipa,
un latro imita zoppicando, l'infermo che volava!
Il Poeta è come lui, principe delle nuvole
che sfida la tempesta e se la ride dell'arciere;
fra le grida di scherno esule in terra,
le sue ali di gigante non gli permettono di camminare.
Quetzalina
Etichette:
Baudelaire C.,
poesie,
quetzalina
mercoledì 25 agosto 2010
Jade
"Lei mi insegnerà ad avere fantasie?" chiese a Roland.
Questi scoppiò a ridere.
"Le fantasie sono dentro di te; non le hai ancora identificate. Sono sicuro che una grande parte della tua sensualità non è mai stata sollecitata".
"Lei la risveglierà?" chiese Jade, stringendoglisi teneramente contro.
"Puoi darmi del tu, sai?".
"Preferisco il 'lei'. La rende più misterioso, più lontano. Così ogni volta che mi tocca è come se fosse la prima".
"Be', questo giochetto, questo di darmi del lei, è una fantasia".
Dopo che fu servito il pasto la notte calò molto in fretta. Roland prese una rivista e Jade si alzò per andare alla toletta. Quando ne uscì l'uomo d'affari aspettava in piedi sul corridoio. Benché fosse corpulento e piuttosto calvo, la pelle compatta e liscia e la bocca carnosa gli conferivano un certo fascino. Jade gli sorrise.
"Va in Perù?", le chiese lui.
"No, mi fermo nel Costa Rica. E lei?".
"Sono peruviano, abito a Lima. Lei parla spagnolo?".
"No, solo inglese".
In quel momento l'hostess passò nel corridoio e Jade si premette più del dovuto contro il peruviano. Le parve di avvertire un'erezione. Ad un tratto le uscirono dalle labbra parole che non avrebbe mai creduto di potere rivolgere a uno sconosciuto.
"Hai voglia di me?".
L'uomo tese le braccia verso la sua vita e la palpeggiò nervosamente.
"Dillo se hai voglia", ripeté lei.
"Molta voglia".
Jade riaprì la porta che aveva appena chiuso e attirò il peruviano nella toeletta. Lui la abbracciò, le infilò la mano sotto il vestito e strappò gli slip di seta che caddero a terra; poi si aprì la patta e la penetrò.
Jade rimase immobile mentre il sesso le si muoveva dentro, e pensò a Ronald. Gli avrebbe detto del respiro ansante dello sconosciuto, delle gocce di sudore che gli colavano sul volto, del movimento sussultante dei suoi fianchi. Il desiderio dell'uomo che ora la stava possedendo avrebbe attizzato quello di Roland. Lo sconosciuto emise un grugnito da boscaiolo e godette. Si riallacciò i pantaloni senza dire una parola e se ne andò immediatamente.
Jade ritornò al suo posto, quasi più eccitata di quanto non lo fosse prima di darsi all'uomo d'affari. Roland, che stava ancora leggendo, le posò teneramente una mano sulla coscia. Lei la prese e se la fece scivolare fino sopra il clitoride turgido. Roland alzò gli occhi.
"Stiamo diventando molto impudichi", disse scherzosamente. " E dove mai Jade ha perso le sue mutandine?".
Jade gli porse il triangolino di seta lacerata, e gli indicò l'uomo d'affari che stava fissando risolutamente il sedile davanti a sé.
"Fai presto a imparare", commentò Roland.
Mentre lei gli raccontava la sua avventura, Roland le sollevò la gonna e scoprì il pube rasato. Jade sapeva che, nonostante l'aria distaccata, il peruviano vedeva tutto con la coda dell'occhio. Roland infilò l'indice nella fenditura ancora piena dello sperma dello sconosciuto, e gliela accarezzò delicatamente, sfiorandola appena. Jade si arcuò, restando in silenzio.
"Continua a parlare", le ordinò Roland, "dammi dei particolari. Come era il suo sesso?".
"Grosso e corto", balbettò Jade, premendo il bacino contro la mano di Roland. "Si muoveva appena dentro di me. Ha goduto quasi subito".
"E tu?".
"Io non ho goduto. Accarezzami più forte, per favore ".
Emmanuelle Arsan
(Da: "I giochi più audaci")
lunedì 23 agosto 2010
La casada infiel
La sposa infedele
E io me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.
Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per compromesso
si spensero i lampioni
e si accesero i grilli.
Dopo l'ultima curva
toccai i suoi seni addormentati,
e mi si aprirono subito
come rami di giacinti.
L'amido della sua sottana
mi suonava nell'orecchio,
come una pezza di seta
lacerata da dieci coltelli.
Senza luce d'argento sulle loro cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
latra molto lontano dal fiume.
Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto la chioma dei suoi capelli
feci una buca nella sabbia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si levò il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né tuberose né chiocciole
hanno la pelle tanto sottile,
né cristalli sotto la luna
risplendono con questa luce.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di fuoco,
metà piene di freddo.
Quella notte percorsi
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della ragione
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia,
la portai via dal fiume.
Con l'aria si battevano
le spade dei gigli.
Mi comportai da quello che sono.
Come un gitano autentico.
Le regalai un tavolino da lavoro
grande di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
quando la portavo al fiume.
Federico Garcia Lorca
E io me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.
Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per compromesso
si spensero i lampioni
e si accesero i grilli.
Dopo l'ultima curva
toccai i suoi seni addormentati,
e mi si aprirono subito
come rami di giacinti.
L'amido della sua sottana
mi suonava nell'orecchio,
come una pezza di seta
lacerata da dieci coltelli.
Senza luce d'argento sulle loro cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
latra molto lontano dal fiume.
Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto la chioma dei suoi capelli
feci una buca nella sabbia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si levò il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né tuberose né chiocciole
hanno la pelle tanto sottile,
né cristalli sotto la luna
risplendono con questa luce.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di fuoco,
metà piene di freddo.
Quella notte percorsi
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della ragione
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia,
la portai via dal fiume.
Con l'aria si battevano
le spade dei gigli.
Mi comportai da quello che sono.
Come un gitano autentico.
Le regalai un tavolino da lavoro
grande di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
quando la portavo al fiume.
Federico Garcia Lorca
Etichette:
Federico Garcia Lorca,
ricciolonero
Apro la sigaretta...
Apro la sigaretta
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l'assenza della tua vita.
E' così bello sentirti fuori,
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so,
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.
Alda Merini
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l'assenza della tua vita.
E' così bello sentirti fuori,
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so,
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.
Alda Merini
Etichette:
Agus Milena "La contessa di ricotta",
Merini A.
lunedì 16 agosto 2010
Di notte
Di notte mentre dormo o tento di dormire
con le mani calde tocco le lenzuola
e vorrei una presenza che mi colmasse il cuore...
invece è solo buio..e ho paura del giorno..
e invece è solo sera..e tremo del mattino
Ma di notte ti vedo genuflesso al mio lato..
e hai l'incandescenza della stella cometa.
(Alda Merini)
Etichette:
Agus Milena "La contessa di ricotta",
Merini A.
venerdì 23 luglio 2010
Ravelstein
....aveva una certa insofferenza per uno stile di vita sano. Impossibile contare le sigarette che accendeva in un giorno. Per la maggior parte le dimenticava o le rompeva. Giacevano9 come pezzi di gesso nei portacenere di vetro da direttore generale.Ma poi l'organismo era imperfetto. ( pag.67)
....E quando mi chiese di scrivere una Vita di Ravelstein, toccò a me interpretare i suoi desideri e decidere esattamente fino a che punto la sua morte mi avrebbe reso libero di rispettare gli elementi essenziali; o il taglio che il mio temperamento e i miei sentimenti avrebbero dato a questi elementi, alla mia turbinosa versione dell'essenziale. ( pag73)
....E quando mi chiese di scrivere una Vita di Ravelstein, toccò a me interpretare i suoi desideri e decidere esattamente fino a che punto la sua morte mi avrebbe reso libero di rispettare gli elementi essenziali; o il taglio che il mio temperamento e i miei sentimenti avrebbero dato a questi elementi, alla mia turbinosa versione dell'essenziale. ( pag73)
Etichette:
quetzalina,
Ravelstein- Saul Bellow
venerdì 9 aprile 2010
il museo dell'innocenza
Quell'istante prezioso che avvolse il mio corpo in un abbraccio profondo e sereno forse durò solo qualche secondo, è vero, ma la felicità di quel momento parve proseguire per ore, estendersi per anni...in quell'istante ebbi la sensazione che ci fossimo liberati di tutti gli opprimenti sensi di colpa, dal peccato, dal castigo e dal pentimento, e che il mondo si fosse sottratto alle leggi della gravità e del tempo- baciai la spalla di fusun, sudata per il caldo e il sesso, l'abbracciai dolcemente da dietro e penetrai dentro di lei, mordicchiandole l'orecchio sinistro
Orhan Pamuk - il museo dell'innocenza, Einaudi, pag 3
Etichette:
Pamuk O.
venerdì 2 aprile 2010
la contessa di ricotta
E Maddalena continua a farsi domande e non trova risposte.Ma proprio in questa mancanza di risposte, lungo la linea di confine segnata dal muro, si insinua l'idea che le brutte cose pensate non siano vere e le nasce dentro una strana , assurda speranza di felicità.....
...E le viene voglia di nuovo di fare l'amore con Salvatore. E affonda il viso negli abiti del marito dentro l'armadio e si commuove sentendo il suo odore, come quando va in ufficio la mattina e li mette la testa proprio nel solco fragile e morbido lasciato dalla testa di lui sul cuscino e sta attenta a non rovinarne i contorni.(pp.124)
...E le viene voglia di nuovo di fare l'amore con Salvatore. E affonda il viso negli abiti del marito dentro l'armadio e si commuove sentendo il suo odore, come quando va in ufficio la mattina e li mette la testa proprio nel solco fragile e morbido lasciato dalla testa di lui sul cuscino e sta attenta a non rovinarne i contorni.(pp.124)
Etichette:
Agus Milena "La contessa di ricotta"
venerdì 12 marzo 2010
..come fai a vivere qui..
"come fai a vivere qui..."
E' aggrappato alla mi amano, ci ficca la faccia dentro. Sta lì ad annusarmi, a strofinarsi, a tirarsi giù tutto ciò che di me gli è mancato.
Mi guarda fisso:Ma i suoi occhi sono strane paludi. Di colpo penso che non è qui, non è me che cerca, ma qualcosa che non c'è più.(Venuto al mondo pp.347)
E' aggrappato alla mi amano, ci ficca la faccia dentro. Sta lì ad annusarmi, a strofinarsi, a tirarsi giù tutto ciò che di me gli è mancato.
Mi guarda fisso:Ma i suoi occhi sono strane paludi. Di colpo penso che non è qui, non è me che cerca, ma qualcosa che non c'è più.(Venuto al mondo pp.347)
Etichette:
Mazzantini M.
venerdì 29 gennaio 2010
cosa vedi?
Cosa vedi di là
dalla superficie riflessa?
Due pozze d'ambra
con quel lucicchìo di solitudine ....
Una linea rosa distorta
nella smorfia del disappunto...
Cosa vedi di là
dentro il cuore?
Un corpo che muta
incontrovertibile
inarrestabile
implacabile.
Cosa vedi
oltre quel guscio?
Pelle tesa,
cuore triste,
canto spento.
Mi senti?
Dimmelo,
cosa vedi?'
dalla superficie riflessa?
Due pozze d'ambra
con quel lucicchìo di solitudine ....
Una linea rosa distorta
nella smorfia del disappunto...
Cosa vedi di là
dentro il cuore?
Un corpo che muta
incontrovertibile
inarrestabile
implacabile.
Cosa vedi
oltre quel guscio?
Pelle tesa,
cuore triste,
canto spento.
Mi senti?
Dimmelo,
cosa vedi?'
Etichette:
malinconia,
quetzalina
lunedì 25 gennaio 2010
sussurravi e gridavi e digitavi
ti amo sussurravi e gridavi e
digitavi
e io mi chiedevo se ero io
il bersaglio oppure
se ero il personaggio di un sogno
azulines
Etichette:
azulines
lunedì 11 gennaio 2010
sono il sacro tempio profanato da un'orda barbarica
Trame.....nr. 12
Sei sempre cosi' fredda e irritata, non si capisce mai che cosa ti prende. Non fai in tempo ad arrivare che già sei incazzata, che i film non ti piacciono, io che non rispondo mai al cell e ormai e' tardi per andare da un'altra parte e la colpa è mia che non so scegliere un film decente. Di darmi un bacio non ti sfiora il cervello o di farmi un sorriso o di dirmi una mezza tenera parola. Se ci vediamo è per stare insieme, e se andiamo al cinema non è certo per guardare il film. Eppure l'ultima volta ti contorcevi come un'anguilla finchè non mi hai detto che eri stufa del film e siamo andati via, ti ho spinta all'angolo e nel buio hai perso ogni controllo e ogni vergogna. eri completamente nelle mie mani, eri in ginocchio senza volontà..fortuna che riesco sempre a non andare oltre il limite. E' eccitante finchè sei in grado di valutare i pericoli cui vai incontro e riesci a fermarti in tempo. Quando ti sciogli non si sa perchè ne come, chissà che cosa mai riesce ad allentare i tuoi freni inibitori. Insomma ti sciogli come un gelato al pistacchio, i tuoi occhi sono dei buchi neri che assorbono persino i miei gemiti, e le parole che ti dico, e il sudore e il respiro, sono la caverna che accoglie le bestie feroci, sono perduti in un luogo senza direzione sono il sacro tempio profanato da un'orda barbarica.
Così tanto per chiarire che oggi non e' proprio giornata, ti sei messa in testa di girare per i negozi, che palle! che guardi e riguardi e non ti sta bene mai niente, niente che attira la tua attenzione. Finchè io mi rompo e aspetto fuori. Ma tu non esci, oppure sei uscita e per dispetto te ne sei andata lasciandomi come uno scemo ad aspettare, che fa pure freddo. Il cell (il tuo, non il mio, ti strozzerei a volte!) è chiuso, oggi è più incazzata del solito, mi convinco, meglio evitare, se non risponde allora me ne vado che mi sono proprio stufato. Ma poi invece entro a cercarti e vedo la tua mano che cerca di afferrare la gonna nera mentre l'altra trattiene la tendina, che già sei in reggiseno e ti vedono tutti. la prima te la sei provata senza nemmeno sfilarti i pantaloni tanto non ti piaceva.
Mi avvicino e ti guardo mentre ti abbassi i pantaloni. Mi chiudi in faccia la tenda col muso cattivo e guai se rompo. Che stronza che sei, oggi sei proprio intrattabile hai deciso di punirmi. Così la scosto appena e sbircio i tuoi fianchi, le tue gambe e il tuo sedere che mi manda in frantumi il cervello. Oh Dio per un attimo vorrei essere una bestia feroce, un bruto che si prende la sua carne senza stare li a preambolare. Entro dentro e ti vengo addosso e ti lascio senza respiro col sangue che evapora dagli occhi, dalle mani e trasforma il mio coso in un ferro bollente, lo senti? lo senti come brucia? è una lama di fuoco che ti trafigge impietosa, si che lo senti e ne hai bisogno, so io quanto ne hai bisogno....! oh...cavolo me ne sto' buono, come sempre me ne sto' buono, e mi accontento di seguire i tuoi fianchi mentre ti abbassi per slacciare gli stivali e il seno destro fuoriesce imponente e il capezzolo è una lancia che svetta, pronta per la battaglia. Ma prima o poi mi prendo ciò che è mio e me lo prendo con la forza e più mi respingi e mi resisti piu' più avrò piacere di tenerti stretta con la forza fino a farti male impietosamente.
Così tanto per chiarire che oggi non e' proprio giornata, ti sei messa in testa di girare per i negozi, che palle! che guardi e riguardi e non ti sta bene mai niente, niente che attira la tua attenzione. Finchè io mi rompo e aspetto fuori. Ma tu non esci, oppure sei uscita e per dispetto te ne sei andata lasciandomi come uno scemo ad aspettare, che fa pure freddo. Il cell (il tuo, non il mio, ti strozzerei a volte!) è chiuso, oggi è più incazzata del solito, mi convinco, meglio evitare, se non risponde allora me ne vado che mi sono proprio stufato. Ma poi invece entro a cercarti e vedo la tua mano che cerca di afferrare la gonna nera mentre l'altra trattiene la tendina, che già sei in reggiseno e ti vedono tutti. la prima te la sei provata senza nemmeno sfilarti i pantaloni tanto non ti piaceva.
Mi avvicino e ti guardo mentre ti abbassi i pantaloni. Mi chiudi in faccia la tenda col muso cattivo e guai se rompo. Che stronza che sei, oggi sei proprio intrattabile hai deciso di punirmi. Così la scosto appena e sbircio i tuoi fianchi, le tue gambe e il tuo sedere che mi manda in frantumi il cervello. Oh Dio per un attimo vorrei essere una bestia feroce, un bruto che si prende la sua carne senza stare li a preambolare. Entro dentro e ti vengo addosso e ti lascio senza respiro col sangue che evapora dagli occhi, dalle mani e trasforma il mio coso in un ferro bollente, lo senti? lo senti come brucia? è una lama di fuoco che ti trafigge impietosa, si che lo senti e ne hai bisogno, so io quanto ne hai bisogno....! oh...cavolo me ne sto' buono, come sempre me ne sto' buono, e mi accontento di seguire i tuoi fianchi mentre ti abbassi per slacciare gli stivali e il seno destro fuoriesce imponente e il capezzolo è una lancia che svetta, pronta per la battaglia. Ma prima o poi mi prendo ciò che è mio e me lo prendo con la forza e più mi respingi e mi resisti piu' più avrò piacere di tenerti stretta con la forza fino a farti male impietosamente.
Etichette:
trame
Gomez raccolse le palle e disse che sembravano uova di testuggine
Roberto Bolaño, 2666, la parte dei delitti, pag 222
link dellla pagina:
La scena dell’esecuzione dei 4 appartenenti alla banda dei Cacicchi nel carcere di Santa Teresa riesce a descrivere l’orrore assoluto (p. 222):
link dellla pagina:
La scena dell’esecuzione dei 4 appartenenti alla banda dei Cacicchi nel carcere di Santa Teresa riesce a descrivere l’orrore assoluto (p. 222):
I primi due giorni Chimal si comportò come un pazzo. non smetteva mai di voltarsi e di guardare cosa gli succedeva alle spalle. dormiva con il punteruolo in mano. Si portava sempre dietro le anfetamine, come una medaglietta che l’avrebbe protetto da ogni male. I suoi tre compagni non erano da meno. Quando passeggiavano nel cortile lo facevano a due a due. Si muovevano come un commando perduto su un’isola tossica di un’altro pianeta. A volte Haas li guardava da lontano e pensava: poveretti, poveri ragazzini persi in un sogno. Otto giorni dopo il loro arrivo li acchiapparono tutti e quattro nella lavanderia. I secondini sparirono di colpo. Quattro detenuti controllavano la porta. Quando arrivò Haas, lo lasciarono passare come se fosse uno come gli altri, un odi famiglia, cosa di cui Haas fu silenziosamente grato, anche se non smise mai di disprezzarli. Chimal e i suoi tre compagni erano immobilizzati al centro della lavanderia. Li avevano imbavagliati tutti e quattro con uno straccio. Due dei cacicchi erano già nudi. Uno di loro tremava. Dalla quinta fila, appoggiato a una colonna, Haas osservò gli occhi di Chimal. Gli sembrò evidente che voleva dire qualcosa. Se gli avessero tolto lo straccio, pensò, forse avrebbe arringato i propri sequestratori. I secondini osservavano la scena da una finestra. la luce che usciva dalla finestra era gialla e fioca in confronto alla luce che emanavano i tubi al neon della lavanderia. I secondini, notò Haas, si erano tolti i berretti. Uno di loro aveva una macchina fotografica. Un tipo di nome Ayala si avvicinò ai Cacicchi nudi e gli fece un taglio nell0 scroto. Quelli che li tenevano immobilizzati si irrigidirono. Elettricità, pensò Haas, vita pura. Ayala parve mungerli finchè le palle caddero a terra avvolte nel grasso, nel sangue e in qualcosa di cristallino che non sapeva (nè voleva sapere) cosa fosse. chi è quel tipo? chiese Haas. E’ ayala, mormorò il tequila, l’anima nera della frontiera. la’nima nera?, pensò Haas. Più tardi il Tequila gli avrebbe spiegato che tra i tanti morti ammazzati da Ayala, c’erano otto clandestini che aveva fatto entrare in Arizona a bordo di un pick-up. dopo essere sparito per tre giorni Ayala era tornato a Santa Teresa, ma del pick-up e dei clandestini non si era saputo più nulla finchè i gringos non avevano trovato i resti del veicolo, con sangue da tutte le parti, come se Ayala, prima di tornare indietro, avesse fatto a pezzi i corpi (…)Che cosa aveva fatto Ayala dei cadaveri? Secondo il Tequila, se li era mangiati, talmente era pazzo e cattivo, anche se Haas dubitava che ci fosse qualcuno capace di buttar giù, per quanto matto e affamato fosse, otto clandestini. uno dei cacicchi che avevano appena castrato svenne. l’altro aveva gli occhi chiusi e le vene del collo sembravano lì lì per scoppiare. Ora accanto ad ayala c’era Farfan e i due fungevano da maestri di cerimonia. fai sparire questa roba, disse Farfan. Gomez raccolse le palle e disse che sembravano uova di testuggine. Belle tenere, disse. Alcuni degli spettatori annuirono e enssun orise. Poi Ayala e farfan, ciascuno con un manico di scopa lungo una settantina di centimetri, si diressero verso Chimal e l’altro Cacicco.
quella cosa, che tanto ti fa sbavare e ti trasforma in una specie di bestia,
Trame.....nr. 11
Ti ho detto che non tollero che mi guardi mentre mi provo questa gonna di lana. Lo trovo volgare e sconveniente. In realtà muoio dalla voglia di essere guardata stupido!
Scosta la tendina ma fallo in modo che io possa far finta di non accorgermi mentre osservi i pantaloni che scendono giu' e io mi volto per darti la scusa che tanto non miaccorgo e ti offro il mio sedere che so che ti piace, e ti fa impazzire la sola idea di scardinare l'inaccessibile porta, il canale mai navigato.
A volte ci penso, mi piace immaginare che mi prendi con forza, come un ariete sfondi l'ultima porta a baluardo del castello. Di solito succede che mi prendi alla sprovvista, in quei momenti in cui nessuno metterebbe in dubbio che una donna e' piu' vulnerabile e indifesa.
Invitami a cena gran pezzo di scemo e fammi bere quanto basta perche' cadano le inibizioni e si affievolisca ogni mia resistenza, non importa se per vero o per finta, nessuno di noi due mai dovra' avere il minimo sospetto che riceverti impetuoso e violento spinta in avanti con movimenti veloci e decisi e piegata quanto basta con la gonna alzata, senza le mutandine che mi hai fatto togliere tra il secondo e il dessert guardandomi con gli occhi liquefatti, quegli occhi da pazzo allucinato che fai quando il sangue si spande sul tuo volto... sia stato un atto di volonta, o un dono del mio cuore o l'appagamento di un desiderio. Perche' capita che proviamo un senso profondo di repulsione, verso certi atti repellenti e insulsi, e tu sai bene quanto mi fa schifo il solo pensiero di quella cosa, che tanto ti fa sbavare e ti trasforma in una specie di bestia, ma l'essere costrette a farlo contro la nostra volontà se capita può essere una buona cosa per il benessere del nostro corpo e della nostra anima. Ma la sola idea che possa dopo sentirmi in colpa no, piuttosto mi faccio monaca.
Sento i tuoi occhi addosso attraverso la tendina, ed e' per questo che ci metto un secolo a sfilarmi gli stivali e mi metto di traverso perche' tu possa consumarti il cervello fisso sul mio seno destro che, se fossi un po' scaltro ti renderesti conto che è turgido e il capezzolo e' duro come un obelisco, bestione che non sei altro, e se ora tu entri dentro forse ti darei uno schaiffo e ti intimerei di uscire subito e ti lancerei uno sguardo di rabbia, ma se tu insisti rapido e sicuro credo proprio che non mi fermerei, di non so fino a che punto non so proprio fino a dove arriverei. Ma mi devo accontentare di questa vampata di calore che sento arrivare dalla tua cintola...................
Etichette:
trame
giovedì 7 gennaio 2010
Lupe
Lavorava in via Guerrero, poche strade dalla casa di Julìan
e aveva 17 anni e aveva perduto un figlio.
Il ricordo la faceva piangere in quella stanza dell'hotel Trebol,
spazioso e buio, con bagno e bidet, il posto ideale
per viverci alcuni anni. Il posto ideale per scrivere
un libro di memorie apocrife o una raccolta
di poesie di terrore. Lupe
era magra e aveva le gambe lunghe e macchiate
come i leopardi.
La prima volta non ebbi neanche un'erezione:
e nemmeno speravo di avere un'erezione. Lupe parlò della sua vita
e di ciò che per lei era la felicità.
Dopo una settimana tornammo a vederci. La incontrai
in un angolo insieme ad altre puttanelle adolescenti,
appoggiata ai parafanghi di una vecchia Cadillac.
Credo che ci rallegrammo di vederci. A partire da allora
Lupe cominciò a raccontarmi cose della sua vita, a volte piangendo,
a volte scopando, quasi sempre nudi nel letto,
guardando il soffito tenendoci per mano.
Suo figlio nacque malato e Lupe promise alla Vergine
che avrebbe abbandonato il mestiere se il suo bebè guariva.
Mantenne la promessa per un mese o due, poi dovette tornare a farlo.
Poco dopo suo figlio morì e Lupe diceva che la colpa
era sua per non aver mantenuto la promessa alla Vergine
La Vergine si portò via l'angioletto per una promessa mancata.
Io non sapevo che dirle.
Mi piacevano i bambini, sicuro,
ma dovevano passare molti anni ancora perchè sapessi
cos'era avere un figlio.
Così me ne stavo zitto e pensavo a com'era strano
il silenzio di quell'hotel.
O aveva le pareti molto robuste o eravamo gli unici occupanti
o gli altri non aprivano la bocca nemmeno per gemere.
Era tanto facile sottomettere Lupe e sentirti uomo
e sentirti disgraziato. Era facile adattarla
al tuo ritmo ed era facile ascoltarla riferire
gli ultimi film di terrore che aveva visto
al cinema Bucarelli.
Le sue gambe di leopardo si annodavano ai miei fianchi
e affondava la testa sul mio petto cercando i miei capezzoli
o il battito del mio cuore.
Questo è quello che voglio succhiarti, mi disse una notte.
Che cosa Lupe? Il cuore.
Roberto Bolaño, poesia contenuta nel libro Los perros romanticos
traduzione Carmelo P.
Lupe, realmente esistita, è anche un personaggio de I detective selvaggi
pubblicata su archivio Bolano -> http://www.archiviobolano.it/
Lupe
pubblicata su archivio Bolano -> http://www.archiviobolano.it/
Lupe
Etichette:
Bolaño R.
lo specchio...

Ohh e oggi cosa mi metto?
Lo specchio non mi dice quelloche vorrei.....Mi sa che provo questo completo.. Ma sì: grigio ferro...pantaloni sagomati morbidi e giacca avvitata in vita...camicia...ah questa in seta trasparente grigio perla..si..oddio il coordinato!!!!!
Dov'è? Vediamo...reggiseno a balconcino in raso grigio con brasilaina coordinata in raso e voile ..però no oggi non mi va.
Dunque ... ci sono!!!Metterò quell'abito viola in jersey con scollo ad anello in maglia..la sottoveste in pizzo viola, e il coordinato in pizzo rosa e viola...si il perizoma sta bene con la gonna. le calze, le calze in tinta quelle senza corpetto,,, solo gambe fino alla coscia col finale in pizzo. La collana..quella di perle rosa, lunga quasi fino alla vita...stivali neri in vernice. Ok.
esco
Mamma che giornata! E stasera per quell'appuntamento??? Ummmmmm a lui piace il nero...d'accordo. Allora doccia lunga e profumata......coordinato in seta nero con cuoricino di strass al centro..culotte ridotte abbinate..sottoveste e abitino nero con scollo a V
Quetzalina
Etichette:
ironia,
quetzalina,
seduzione
Iscriviti a:
Commenti (Atom)


