lunedì 30 novembre 2009

lascia questo Paese

dal sito de La Repubblica
SCUOLA & GIOVANI (sic!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!)

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss


avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito

"Figlio mio, lascia questo Paese"

di PIER LUIGI CELLI




Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

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Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.



Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

"Figlio mio, lascia questo Paese"
 L'università La Sapienza di Roma


rema plumbeo e la strofina



Quartine erotiche

Un fallo d'oro sopra il mio inguine
schiocca le dita per la vagina
e sul crocchio del piacere sotto i veli
rema plumbeo e la strofina

Assunta Finiguerra



venerdì 27 novembre 2009

per bocca tua


Quartine erotiche

3
Per bocca tua morirò d'amore
fino a quando avrò la forza di campare
fintanto allieterai il vaginale
nella morsa del piacere dilagante

Assunta Finiguerra

giovedì 26 novembre 2009

e...




Ti guardi dentro e cerchi di capire cosa hai sbagliato..ma non trovi niente..
Però quella ferita fa male..lacera l’anima..la sta uccidendo..
Tutto quello in cui avevi creduto si frantuma,come un cristallo al suono acuto di un violino..
e ti ritrovi nascosta con gli occhi sbarrati,in un angolo della stanza..senza più lacrime..
e sai che devi continuare a fingere..a sorridere..perchè nessuno si accorga....nessuno deve sapere..
Allora indossi il sorriso più bello..sbottoni un poco la camicetta..e vai..
E ti guardi dentro..ma non trovi più niente

Ricciolonero 





martedì 24 novembre 2009

la bellezza e l'orrore

Hinze guardava affascinato il corpo ignudo e bellissimo della signora Schweigert, non grande, eppure armonioso:fiorente, specie nei fianchi e nel ventre:che aveva ospitato e nutrito un figlio, e che verso il basso s'arricciava dei peli neri e folti di un pube rilevato e forte, da reggere l'urto di un uomo grande e robusto come il marito. Il viso olivastro e i capelli neri la davano per spagnola, non fosse che una certa inclinazione orientale degli occhi e rilevanza degli zigomi sembravano imparentarla con i guaranì a lei vicini: forse una di loro o una metticcia nata da uno di quegli incroci così frequenti in paraguay tra il sangue autoctono degli indios e quello degli invasori e distruttori, e poi sfruttatori, d'oltremare.

Giuseppe O. longo - In Paraguay - nuova prosa nr. 51

sito ufficiale







la gita



Il sole scalda, anche a novembre,se volgi il viso verso il cielo, senti quei raggi che ti scaldano e confortano.
Sono belli i colli, con il loro verde, con le chiome degli alberi mosse dal vento. Vedi la città, da sotto, sembra così lontana coi suoi rumori.Col suo caos.
E invece, qui,....tutto tace.
L'erba è appena umida
noi ci sdraiamo, guardiamo il cielo, il naso all'insù, e stiamo fianco a fianco.
Uno a fianco dell'altro
mentre guardiamo il cielo e ascoltiamo
i suoni che ci circondano,
i nostri cuori e i
nostri corpi.
La mia mano è morbida sul mio fianco
sfiora il tuo.
Parlami dei tuoi pensieri perduti, ti dico.
Ma ,a sorpresa,
la tua mano non è più lì distesa.
Mi stupisce, mi sorprende e mi azzittisce..

Quetzalina 




domenica 22 novembre 2009

Inseguendo l'ombra, il tempo invecchia in fretta


Antonio Tabucchi - Il tempo invecchia in fretta
192 pag., € 15,00 - Feltrinelli (I narratori)
ISBN 978-88-07-01784-1

 Il titolo del volume è parte di una frase attribuita a un presocratico, Crizia, Inseguendo l'ombra, il tempo invecchia in fretta,

la rubrica dell'autore nel sito Feltrinelli




raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro



Lo scrittore in fondo è un creatore di mondi. Una persona che si "chiude in una stanza" con i suoi libri che sono la sua unica patria. La condizione dello scrittore e' la distanza dal mondo e la solitudine necessarie per prendere coscienza delle ferite interiori e poterle raccontare ai lettori.

Orhan Pamuk nel discorso di accettazione del premio Nobel 2006, riesce ad esprimere in modo lucido e appassionato il mondo interiore dello scrittore:

"Uno scrittore è colui che passa anni alla paziente ricerca dell'essere distinto che porta dentro di sè e del mondo che lo rende la persona che è: qaundo parlo di scrittura, la prima cosa che mi viene in mentenon è un romanzo, una poesia o la tradizione letteraria, ma è una persona che si chiude in una stanza, si siede a un tavolo e si ripiega in se stessa e tra le proprie costruisce un mondo nuovo con le parole...Scrivere è trasmettere questo sguardo interiore alle parole, ricercare un nuovo mondo nella propria mente con pazienza, ostinazione e gioia....

...Le pietre di noi scrittori sono le parole. Le tocchiamo, sentiamo il rapporto che hanno tra di loro, qualche volta le guardiamo da lontano, qualche volta le accarezziamo con le dita o con la punta della penna, le pesiamo, le sistemiamo e così per anni con determinazione, pazienza e speranza costruiamo nuovi mondi....

Penso che lo scrittore, seduto a un tavolo, debba pazientemente dedicare molti anni della sua esistenza a questo mestiere, a quest'arte e trarne sufficiente fiducia per poter raccontare la propria vita come se fosse la vita di un altro e sentire dentro di se la forza del racconto.

per diventare scrittore pazienza e fatica non bastano: si deve anzitutto sentire l'impulso irresistibile a fuggire la gente, la compagnia la consuetudine, la quotidianitò e a chiudersi in una stanza. Lavoriamo con pazienza e speriamo di riuscire a creare un mondo profondo attraverso la scrittura.

Lo scrittore che si chiude in una stanza con i suoi libri e intraprende un viaggio dentro se stesso scoprirà anche la norma indispensabile della grande letteratura: l'abilità di raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di un altro come se fosse la propria.

Per me, essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che noi stessi ne siamo a malapena consapevoli, esplorarle pazientemente, studiarle, illuminarle e fare di queste ferite e di questi dolori una parte della nostra scrittura e della nostra identità.

Un autore parla di cose che tutti sanno, senza esserne consapevoli. Esplorare questo sapere e vederlo crescere dà al lettore il piacere di visitare un mondo familiare e insieme sorpendente.


Orhan Pamuk - La valigia di mio padre, Einaudi








venerdì 20 novembre 2009

ciudad juarez



Ciudad Juarez
città messicana di frontiera con gli Stati Uniti
regno della corruzione, del narcotraffico, del traffico dei clandestini..
citta' cimitero
città delle "maquilladoras" dove le donne lavorano 10 ore al giorno a 50 centesimi l'ora;
dove case di lamiera si estendono nel deserto, senza luci, senza acqua, segna fogne, senza sicurezza: puoi essere rapinato, ucciso e se sei donna puoi sparire da un momento all'altro senza motivo.

Nel 2008 e' stata classificata come la citta' piu' violenta del pianeta

Nel 2009 sono stati gia' commessi 2.216 omicidi

Ma l'orrore di questa città e' la lunga e ininterrotta catena di omicidi brutali di donne scelte a caso, generalmente giovani e di umil iorigini, che vengono picchiate, torturate, violentate, i loro corpi squartati, bruciati e abbandonati neld eserto.

Ma non sono mai stati arrestati i colpevoli.

Le donne private di ogni soggettivita', sono sol odei segni, l'emplema dell'onnipotenza e dell'impunita' e non importa se questi corpi vengono usati per la produzione di snuff movies, o come forma di ricatto e di sfida, o per semplice diletto dei potenti..

questi corpi sono la testimonianza dell'orrore e della vergogna da cui nessuno di noi umani puo' sottrarsi.



l'arte di scrivere racconti

Secondo Bolaño l’alta letteratura, quella che scrivono i veri poeti, è quella che osa addentrarsi nell’oscurità con gli occhi aperti, succeda quello che deve succedere" scrivere è un'esercizio di intelligenza, un'equilibrio instabile che si può sostenere solo da una spaventosa lucidità. E gli ingredienti giusti sono “humor e curiosita, i due elementi piu’ importanti dell’intelligenza”
la curiosita è una “disposizione intellettuale che in ogni svolta del destino vede un problema di scacchi o una trama poliziesca da spiegare” Lo humor ha mille sfaccettature:
“ amore per il riso e lo scherzo e la battuta e lo scherno la burla e il ludibrio la canzonatura e la facezia e la beffa e lo sfottò e la parolaccia e la caricatura, l’ingegnosità e la burla e la derisione, il dileggio”

c'e' un articoletto di roberto Bolaño, dall'ironia feroce che purtroppo la mia misera traduzione non riesce a rendere, dove vengono dati dei "consigli" per scrivere racconti. In realtà Bolaño amava leggere, considerava la lettura un esercizio importante e imprescindibile.
Chi legge Bolaño rimane contagiato per sempre dal virus della lettura.

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Consigli sull’arte di scrivere racconti

Avendo ormai 44 anni darò alcuni consigli sull’arte di scrivere racconti

  1. Mai scrivere i racconti uno a uno, onestamente, uno potrebbe restare a scrivere lo stesso racconto fino al giorno della sua morte
  2. La cosa migliore è scrivere i racconti tre ala volta o quattro alla volta. Se senti di avere energia  sufficiente, scrivine nove alla volta o quindici alla volta
  3. Attento: la tentazione di scriverne due alla volta è tanto pericolosa  quanto quella di scriverne uno alla volta, ma porta  nel suo intimo lo stesso gioco sporco e sdolcinato degli specchi amanti.
  4. Bisogna leggere Quiroga, bisogna leggere Felisberto Hernandez e bisogna leggere Borges.  Bisogna leggere Rulfo,  Moterroso, Garcia Marquez.  Uno scrittore di racconti   che ha un po'  di apprezzamento per la sua opera non leggerà mai  Cela né Umbral.  Ma leggerà Cortazar e Bioy Casares, però  in nessun modo Cela e Umbral.
  5. Lo ripeto un'altra volta se non  sono stato chiaro: Cela e Umbral  nemmeno in fotografia
  6. Uno scrittore di racconti deve essere coraggioso. E' triste riconoscerlo ma è così
  7. Gli scrittori di racconti di solito si vantano di aver letto Petrus Borel. Di fatto , è notorio che molti di loro cercano di imitare Petrus Borel. Grande errore: dovrebbero imitare Petrus Borel nel vestire! Però  la verità è che di Borel non sanno quasi niente! Né di Gautier, né di Nerval
  8. Bene: troviamo un accordo. Leggete Petrus Borel, vestitevi come Petrus Borel, però leggete anche Julies Renard e marcel Schwob, soprattutto leggete Marcel Schwob e da li passate ad Alfonso Reyes e da lì a Borges
  9. La verità è che di fronte ad  Edgar Allan Poe siamo tutti d'avanzo
  10. Pensate al punto numero 9. Uno deve pensare al 9. Se possibile in ginocchio
  11. Libri e autori altamente raccomandabili: Trattato del sublime di Pseudo Longino; i sonetti  dello sventurato e straordinario Philip Sidney, di cui Lord Brooke scrisse la  biografia; l'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters; Suicidi esemplari di Enrique Vila-Matas.
  12. Leggete questi libri e leggete anche Chéjov e  Raymond Carver, uno dei due è il migliore scrittore di racconti che ha dato questo secolo. 

Roberto Bolaño
4 de julio de 2001






Chissà cosa pensi.

A volte, mi domando: "chissà cosa pensi di me..."
Ripenso alle frasi, ai gesti, alle parole, quelle dette e quelle segrete.
Chissà cosa pensi dime..in fondo, dentro di te.
C'è sempre una parte di noi che sa di pensare qualcosa....che sente di pensare in un certo modo; ma ce n'è un'altra , nascosta, segreta, criptica, che ha dei pensieri diversi.

Chissà cosa pensi di me, in fondo.
Si è fragili..
ma si è fragili
perchè insicuri?
O si è fragili
perchè non si vuole affronate la realtà?
O ancora,
perchè
certi dolori non si possono tollerare
e ti lasciano spezzato dentro?

Chissà cosa pensi di me,
in fondo,
se è tutto
un teatro dell'anima,
o una rappresentazione del cuore,
o ancora
una commedia di me stessa
nel mondo.....

Quetzalina

 

giovedì 19 novembre 2009

gli uomini !




ecco  come noi spesso vediamo gli uomini
.

le donne !!!






ecco come ci vedono gli uomini (grrrr !!!!)





non penso di vederli, penso di viverli



...e allora io non potei fare a meno di domandargli cosa avessero in comune quei paesi con quelle città, e lui disse: tutto, hanno in comune tutto, e io gli dissi che quando fossi diventata biologa avrei avuto il tempo e anche il denaro, perchènon intendevo fare il giro del mondo in autostop o dormendo dove capitava, per vedere quelle città e quei paesi. E lui allora disse: non penso di vederli, penso di viverli, proprio come ho vissuto in Messico. E io gli dissi: e allora fatti tuoi, goditela, vivi lì e muori lì se vuoi, io viaggerò quando avrò i soldi. allora ti mancherà il tempo. Non mi mancherà il tempo, dissi io, al contrario, sarò padrona del mio tempo, farò quel che mi parrà. E lui disse: non sarai più giovane. lo disse quasi sull'orlo del pianto, e vederlo così, così amareggiato, mi fece rabbia e gli gridai: a te che te ne importa di cosa faccio della mia vita, dei miei viaggi, della mia gioventù. E lui allora mi guardò e si lasciò cadere su una sedia, come se all'improvviso si rendesse conto che stava morendo di stanchezza. Mormorò che mi amava, che non mi avrebbe mai dimenticata. Poi si alzò (venti secondi dopo aver parlato, al massimo) e mi diede uno schiaffo sulla guancia. Il suono echeggiò in tutta la casa, eravamo al pianterreno ma io sentii il suono della sua mano (quando già la sua mano non era più sulla mia guancia) salire per le scale ed entrare in ciascuna delle stanze del primo piano, lasciarsi cadere lungo i rampicanti, rotolare come una manciata di biglie di vetro attraverso il giardino...




Roberto Bolaño, I detective selvaggi sellerio (prima ed. pag 278)







mercoledì 18 novembre 2009

amando


Tutto il tempo che non è speso
amando, è sciupato.


Torquato tasso







ogni giorno di più

Ogni giorno
ti spegni di più.

Ogni giorno
scivola via
uno uguale all'altro....

e tutti diversi,
ognuno diverso
persino a se stesso.


Ogni giorno
una lampadina
in meno
illumina il tuo sguardo

Ogni giorno
si affievolisce
di più
il tuo sorriso.

Ogni giorno
scivola via
uno uguale all'altro...

e tutti diversi,
ognuno diverso
persino a se stesso,
ma non a noi.

Quetzalina

martedì 17 novembre 2009

Voi ombre inghiottite dalla luna






La sera

Con rosse figure d’eroi
riempi tu, o luna,
i boschi silenziosi,
falce di luna –
con il tenero abbraccio
degli amanti
l’ombra di tempi gloriosi,
le rocce muscose all’intorno;
luce bluastra si irraggia
verso la città,
dove fredda e malvagia
abita una stirpe putrescente,
che appronta alla smorta progenie
un cupo avvenire.
Voi ombre inghiottite dalla luna
sospiranti nel vuoto cristallo
del lago montano.
Georg Trakl

Traduzione inedita di Donata Berra

Poesia n. 243 Novembre 2009
Mangiare la Luna
a cura di Ezio Savino
e Donata Berra
Crocetti Editore 2009





domenica 15 novembre 2009

o forse ti strapperei da quella fila



Trame.....nr.  10



Ti ho presa per il braccio, e ti ho trascinata via
non ricordo dove, ricordo che vedevo tutto veloce intorno a me, come quando guardi
dal finestrino del treno, ma dipende dove punti lo sguardo, e io ora ero troppo coinvolto
per guardare lontano,
ricordo i tuoi passi nervosi che, increduli, disperatamente tentavano di resistere...
se mi avessi chiesto spiegazioni non avrei saputo rispondere e mi sarei bloccato dalla vergogna e
dalla paura
perchè se non l'hai capito sono un grande vigliacco anche se maschero bene questo difetto che odio e maledico
ma ormai ci ho fatto il callo che quasi ci scherzo su
voglio dire che non ho una grande opinione della mia vita e perdo tempo dietro ai rimpianti
a immaginare cosa sarebbe stato
mentre questo pomeriggio si perde nella scia dell'aereo che ti sta portando via da me...
non parlare e lasciati guardare l'incavo del seno, ti dicevo mentre seduti aspettavamo il menu e ti toccavo la schiena
e il collo e i capelli
e ti avrei chiesto di scoprire appena le gambe oppure il tuo sorriso mi avrebbe
distratto
e non avrei pensato ad altro
come quando subito dopo l'amore il corpo e' appagato e la mente
e' un vasto e profondo silenzio e tutto è silenzio

e senti le cose dentro di te
e ti sento vicina

sto fermo e non dico niente
non penso niente
e trattengo il respiro

e tu sei dentro di me
e ti sento vicina

ma poi la tua schiena si confonde nella fila
e se non fossi vigliacco mi metterei a piangere
o forse ti strapperei da quella fila

ti prenderei per il braccio e ti trascinerei via......

Azulines - trame





Passerò per Piazza di Spagna

Sarà un cielo chiaro.
S'apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell'aria ferma.
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite.Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S'aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l'acqua nelle fontane.
Sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l'odore della pietra e dell'aria
mattutina.S'aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita

Cesare Pavese



giovedì 12 novembre 2009

noi donne ci facciamo sempre fregare



Trame.....nr.  9



Non so bene come ad un certo punto cominciammo a parlare del sedere e di come gli uomini ne sono attratti, come gli animali del resto.
- Gli organi genitali li abbiamo stampati in faccia - disse lui.
- come sarebbe ? -
- beh guarda il mio naso per esempio, non ti sembra la forma stilizzata di un pene piu' i testicoli ? per non parlare delle labbra e della cura con cui voi donne vi dipingete...rosso come la carne, tutte le tonalità del rosso che solo lì sotto si possono vedere -
Non disse la parola ma mise delicatamente la mano in mezzo alle mie gambe indugiando sull'ombra sgocciolante, e sorrideva con gli occhi bassi.
Me l'ero immaginato come quei maschi possenti che a letto giocano a fare  i domatori e prendono le redini  e decidono tutto loro  con sicurezza e disinvoltura che non gli sfiora nemmeno un secondo il dubbio che tutto quello che ti dicono e ti fanno non sia la cosa migliore da dire e da fare (ma sono così patetici che noi donne per non infierire, lasciamo loro credere che sono dei fenomeni e stendiamo un pietoso velo , detto in atre parole ci facciamo fregare). Ero partita con l'intenzione di lasciarmi soggiogare dalle sue fantasie, e di lasciarmi guidare ubbidiente. Invece ho capito subito che a comandare sarei stata io. Lui dava l'impressione di essere un po' imbranato e insicuro. Ma poi ho capito che in realtà aspettava solo che fossi io a fare la prima mossa, anzi da me si aspettava che indovinassi i suoi desideri.
I suoi tentativi di prendere il sopravvento nel gioco erotico,  assumento la parte del domatore-padrone "che se fai la biricchina ti castigo e dovrai implorarmi per avere quello che desideri" (ce lo dicevamo sempre nelle nostre fantasie e ogni volta con maggiore audacia e dovizia di particolari) erano talmente goffi da fare tenerezza, ma  poi ho capito che lui aspettava solo dei segnali da me per irrompere con tutta la sua forza. Insomma era un po 'sfuggente, era come se trattenesse il desiderio da qualche parte, e aspettava solo la chiave giusta per scatenerlo con tutta la furia e la violenza di un uragano, che ti travolge ma allo stesso tempo in quei momenti ti avvolge e io mi sentivo invadere e confondevo il dolore con il piacere e gemevo e gli chiedevo di non fermarsi e di dirmi che gli piaceva, e desiderevo in cuor mio che mi dicesse   lecose più sconcie che mi vergogno solo a pensarci. A volte avevo l'impressione di essere anche un po' invadente e me ne vergognavo un po'. Oppure pensavo che lui si limitava a prendersi il suo piacere e un lampo di tristezza mi trapassava la mente.
- E stato in quel momento che ti sei sentita libera - disse lui
- di quale momento stai parlando ? - gli chiesi un po' stupita
- di quello che hai detto prima, di quando, per la prima volta, non hai provato un senso di vergogna e di umiliazione mentre facevi un pompino....oh scusa, volevo dire di prenderlo in b... di succhiare l'organo maschile - disse un po' divertito e un po' imbarazzato
- odio quella parola, mi fanno senso le parolacce - lo rimproverai piu' dolcemente di quanto avrei voluto, accarezzandogli la testa (noi donne ci facciamo sempre fregare ) e continuai compiaciuta:
- e' proprio il caso di dire che in quei momenti siete come dei bambini, schiavi del piacere che solo noi possiamo concedervi -
- si è vero, siamo nelle vostre mani...anzi nella vostra bocca - mi disse e subito dopo comincio' a mordermi ii capezzolo sinistro.

Nei giorni seguenti mi costrinse a giurare che ero stata bene in tutti i sensi. Ricordava l'ombra di delusione e di tristezza del mio volto quando dopo l'amplesso io cercavo le sue carezze e lui era distante, e mi veniva voglia di prenderlo a schiaffi:
- dove sei? dimmelo dove cavolo sei adesso ? gridavo dentro di me, ma le parole non mi uscivano

- Dopo l'amplesso per qualche attimo sento l'angoscia della morte.- mi confessò

come quando da piccolo hai paura che tua madre ti abbia abbandonato, e senti quell'angoscia infinita, ma dura qualche minuto, come un lampo, poi la nebbia svanisce e ti senti appagato e felice.
E' stato bello, mi ripetava, e tu sei bellissima mi diceva.
Azulines - trame





lettera inconsistente


Ti scrivo due righe
tanto so, che mai  avrò il coraggio di spedire la presente.

Ogni volta provo a credere sia diverso. Ogni volta mi sembra che sia speciale. Ma poi, quando è il momento per me più delicato...la persona in questione si dilegua...si scioglie come la neve al sole, come quando i bambini giocanoa palle di neve..tanta gioia e risa mentre si gioca e poi..dopo poco quegli ammassi di materia bianca svaniscono...non ce n'è più traccia.
Ogni volta la mattina dopo, provo a guardarmi allo specchio, mi guardo negli occhi....occhi tristi nonostante il sorriso.
Ogni volta è uguale alle altre....
Ogni volta me ne convinco,  ma è falso. Ogni volta è come le altre.

quetzalina

L'attesa


A volte
è più dolce
l'attesa
A volte
è incanto
l'attesa.

L'incontro..
solo contatto.

Carne contro carne
respiro su respiro.

Ma l'attesa
così dolce
malinconica
trepidante
sofferta
dibattuta.

Ah incantevole attesa
che riempi
tempi
e spazi
quando
tempi e spazi non vi sono più.

quetzalina






martedì 10 novembre 2009

il veleno

Il vino sa rivestire il più sordido tugurio d'un lusso miracoloso
e innalza portici favolosi nell'oro del suo rosso vapore,
come un tramonto in un cielo annuvolato.

L'oppio ingrandisce le cose che già non hanno limite,
allunga l'infinito,
approfondisce il tempo,
scava nela voluttà e
riempie l'anima al di là delle sue capacità
di neri e cupi piaceri.

Ma tutto ciò non vale il veleno che sgorga dai tuoi occhi,
dai tuoi occhi verdi, laghi in cui la mia anima trema
specchiandosi rovesciata...
I miei sogni accorrono a dissetarsi
a quegli amari abissi.

Tutto questo non vale il terribile prodigio
della tua saliva che morde,
che sprofonda nell'oblìo la mia anima senza rimorso,
e trasportando la vertigine,
la rotola estinta alle rive della morte!

C. Baudelaire

lunedì 9 novembre 2009

ti spoglio

Ti spoglio
con gli occhi.
Ti guardo
con gli abiti
civili...
che la società ci impone.
Ti vedo con gli abiti
che la natura ti ha dato.

Ti spoglio
con gli occhi.
Ti guardo
nella nuca
che lega il collo
alle tue spalle.

Le spalle larghe
che sono unite a quelle braccia forti.
Che portano al bacino stretto
ai fianchi
alle gambe.

Ti spoglio
con gli occhi
Ti guardo gli occhi
il mento
con quella fossetta
in cui infilo la lingua.
E poi scende la lingua verso altri siti..
fosse,rotondità
pienezze....

pienezze che voglio riempiano
i miei vuoti.

Ti spoglio
con gli occhi...
e le mani
seguono gli occhi...
e la lingua
segue quegli occhi
....
tutto il mio corpo
ti spoglia
e ti riveste
di me.

Juanita Miranda  

se sono tutto impigliato nel mio amore



 
Thomas Brasch


Se ti desidero contro ogni ragione
se in te cerco il mio rifugio
se designo con il tuo nome nostalgia e bramosia
e penso che era ieri quando noi giungemmo a noi
se sono tutto impigliato nel mio amore
e tutti i miei desideri migrano verso di te
che cosa ci sarà mai di irrazionale
se ora non diciamo a noi, ma alla ragione:
resta pur sola.

Traduzione di Gio Batta Bucciol



Poesia n. 238 Maggio 2009
Thomas Brasch
Una malinc
onica modernità
Crocetti Editore 2009



venerdì 6 novembre 2009

a dire il vero non sono presente


Trame.....nr. 8




Sono stanca,spossata e svuotata. Come se avessi camminato per tutto il giorno. Ho i muscoli rilassati, sono immobile sul mio letto e non ho voglia di muovermi ne' ho voglia di sgridare i ragazzi che rivoltano il salotto. A dire il vero non sono presente. sono come le pelle che un serpente ha appena abbandonato. E ti guardo dal soffito dove puntano i tuoi occhi. ti guardo e sento quella sensazione di vago malessere che avverti ora per via delle immagini che i ricordi spingono in superficie e fanno affiorare nella tua mente. Ma non sono pazza solo perche' nelle ultime settimane osservo e cerco di capire ogni volta che mi prende l'inquietudine. Tutto va bene ma senti che c'e' qualcosa che non va bene e non ti sai spiegare bene cosa c'e' che non va, visto che non c'e' motivo, proprio nessuno, per dover sopportare questa irritante sensazione, proprio ora che lavori e hai ripreso a leggere e ti sei presa le tue belle soddisfazioni con il tuo ex-capo ed esci di casa soddisfatta e contenta, lasci i ragazzi a scuola sorridente e saluti persino il cassiere del bar che ti guarda con occhi un po' troppo penetranti oltre la scollatura del seno.

Se proprio hai difficolta a mettere a fuoco, ti posso aiutare: avevi 8 anni e la tua amichetta con quell'aria misteriosa da complotto che hanno le bambine quando esplorano il mondo, ti dice di nascosto di arrampicarti sul palo che c'e' per strada quello del segnale stradale a forma di asta, come le aste che ti facevano fare in prima elementare; e tu curiosa e un po' scettica, ma piu' curiosa che scettica ti sei arrampicata e l'amichetta si raccomndava di stringere bene il palo e te lo diceva ridendo con un'aria strana e misteriosa. E tu t isei arrampicata un po' indispettita e hai sentito come una specie di calore e poi hai pensato che il palo si mettesse a tremare e ti sei attacata ancora piu' forte come se avessi paura di cadere nel vuoto e cosi' sei rimasta per un tempo che ti e' sembrato eterno, come le ore di scuola che non finivano mai. E dopo sei corsa via spaventata e ti sei buttata sull'erba del prato e ti sentivi stanca e svuotata e non sentivi la voce di tuo fratello che ti chiamava. E ti sentivi in colpa, come tutti i bambini quando fanno i monelli, ma poi tutto svaniva, Sofia vieni a giocare, gridava indispettito tuo fratello e tornavi a giocare.


Azulines - trame





mercoledì 4 novembre 2009

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano

Albero azzurro
Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto / e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite / e l’acqua impara a soffrire.
Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
Generosa come un seno sognato
tenera come la vite che matura il sole
molteplice mi arrendo / una brace in ogni occhio
finché nasca l’albero del tuo amore
Tanto alto e ribelle / Tanto alto e tanto mio
Freccia che ritorna all’arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermerà.
***
Joumana Haddad


Tradotta da Oriana Capezio e Francesca Corrao
Da “Adrenalina”, esce prossimamente dalle Edizioni del Leone

martedì 3 novembre 2009

alla finestra

Mentre ti aspetto alla finestra
di un treno mai preso
la mano scivola

si insinua nelle pieghe
degli abiti
nelle pieghe del corpo.

C'è un posto
lontano segreto
pieno di tesori......

Oh senti come nasce la vita
senti come nasce la gioia....
un fremito appena
è come un cuccioloo sperduto che ti cerca.

La senti quella bocca
affamata?
La sua lingua?
Oh com'è vorace
oh come si divora
senza mai saziarsi....

Ah come ti cerca impaziente
come ti vuole
vieni dalla lingua segreta
vieni dalla bocca insaziabile..
fammi bere e mangiare
annegami di te.....

Juanita Miranda  



la versione originale e' molto meglio :-)

lunedì 2 novembre 2009

E dalla mia lussuria si aprono i fiumi

Il Ritorno di Lilith


Io sono Lilith la dea delle due notti che torna dall’esilio.

Io sono Lilith la donna destino. Nessun maschio ne è sfuggito, nessun maschio ne
vorrebbe sfuggire.

Io sono Lilith che torna dalla cella dell’oblio bianco, leonessa del signore 
e dea delle due
notti. Raccolgo ciò che non può essere raccolto nella mia coppa e lo bevo perchè
sono la
sacerdotessa e il tempio. Consumo tutte le ebbrezze perchè non si creda che io
mi possa
dissetare. Mi faccio l’amore e mi riproduco per creare un popolo del mio lignaggio,
poi
uccido i miei amanti per far posto a quelli che non mi hanno ancora conosciuta.


Dal flauto delle due cosce sale il mio canto
E dalla mia lussuria si aprono i fiumi.
Come non potrebbero esserci maree
Ogni volta che tra le mie labbra verticali brilla un sorriso?

Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto il fremito della prima tentazione.
Non sono la ritrosia nè la giumenta facile,
Piuttosto lo svanimento dell’ultimo rimpianto.

Io sono la leonessa seduttrice e torno per coprire i sottomessi di vergogna 
e per regnare
sulla terra. Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo 
dalla sua Eva.

Io sono Lilith
E torno dal mio esilio
Per ereditare la morte della madre che ho generato.



Joumana Haddad

Tradotta da Valentina Colombo
Da “Non ho peccato abbastanza”, Mondadori, 2006













Se proprio devi odiarmi

Se proprio devi odiarmi
fallo ora
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso.
Ah,quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia
di un dolore ormani vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte alla tua perdita.

William Shakespeare



ALDA MERINI

Volevo dedicare alla grande poetessa appena scomparsa un ricordo e una emozione condivisa


UNA SUA POESIA:


L'ora più solare per me
quella che più miprende il corpo
quella che più miprende la mente
quella che più mi perdona
è quando tu miparli.
Sviarade infinite,
infiniti enigmi,
una cosìdevastante arsura,
untremito da far paura
che mi abita il cuore.
Rumore di pelle sul pavimento
come se cadessi sfinita:
da me si diparte la vita
e d'un bianchissismo armento io
pastora senza giudizio
di te amor mio mi prendo il vizio.
Vizio che prende un bambino
vizio che prende l'adolescente
quando l'amore è furente
quando l'amore è divino.


Alda Merini



domenica 1 novembre 2009

ho sognato

Ho sognato.
Occhi di foglie agitate al vento della sera
e di grano maturo schizzate.

Occhi Senza viso.
Corpo senva viso.

Corpo.
Corpo asciutto e forte.

Mi agitava,
dentro e fuori.

Mi scioglieva nell'ebbrezza....
Mi scioglieva di passione,
mi scioglieva di follia....

Ho sognato.
Sogno folle
e vero,

desiderato
e temuto
sogno.

Quetzalina