mercoledì 25 agosto 2010

Jade





"Lei mi insegnerà ad avere fantasie?" chiese a Roland.
Questi scoppiò a ridere.
"Le fantasie sono dentro di te; non le hai ancora identificate. Sono sicuro che una grande parte della tua sensualità non è mai stata sollecitata".
"Lei la risveglierà?" chiese Jade, stringendoglisi teneramente contro.
"Puoi darmi del tu, sai?".
"Preferisco il 'lei'. La rende più misterioso, più lontano. Così ogni volta che mi tocca è come se fosse la prima".
"Be', questo giochetto, questo di darmi del lei, è una fantasia".
Dopo che fu servito il pasto la notte calò molto in fretta. Roland prese una rivista e Jade si alzò per andare alla toletta. Quando ne uscì l'uomo d'affari aspettava in piedi sul corridoio. Benché fosse corpulento e piuttosto calvo, la pelle compatta e liscia e la bocca carnosa gli conferivano un certo fascino. Jade gli sorrise.
"Va in Perù?", le chiese lui.
"No, mi fermo nel Costa Rica. E lei?".
"Sono peruviano, abito a Lima. Lei parla spagnolo?".
"No, solo inglese".
In quel momento l'hostess passò nel corridoio e Jade si premette più del dovuto contro il peruviano. Le parve di avvertire un'erezione. Ad un tratto le uscirono dalle labbra parole che non avrebbe mai creduto di potere rivolgere a uno sconosciuto.
"Hai voglia di me?".
L'uomo tese le braccia verso la sua vita e la palpeggiò nervosamente.
"Dillo se hai voglia", ripeté lei.
"Molta voglia".
Jade riaprì la porta che aveva appena chiuso e attirò il peruviano nella toeletta. Lui la abbracciò, le infilò la mano sotto il vestito e strappò gli slip di seta che caddero a terra; poi si aprì la patta e la penetrò.
Jade rimase immobile mentre il sesso le si muoveva dentro, e pensò a Ronald. Gli avrebbe detto del respiro ansante dello sconosciuto, delle gocce di sudore che gli colavano sul volto, del movimento sussultante dei suoi fianchi. Il desiderio dell'uomo che ora la stava possedendo avrebbe attizzato quello di Roland. Lo sconosciuto emise un grugnito da boscaiolo e godette. Si riallacciò i pantaloni senza dire una parola e se ne andò immediatamente.
Jade ritornò al suo posto, quasi più eccitata di quanto non lo fosse prima di darsi all'uomo d'affari. Roland, che stava ancora leggendo, le posò teneramente una mano sulla coscia. Lei la prese e se la fece scivolare fino sopra il clitoride turgido. Roland alzò gli occhi.
"Stiamo diventando molto impudichi", disse scherzosamente. " E dove mai Jade ha perso le sue mutandine?".
Jade gli porse il triangolino di seta lacerata, e gli indicò l'uomo d'affari che stava fissando risolutamente il sedile davanti a sé.
"Fai presto a imparare", commentò Roland.
Mentre lei gli raccontava la sua avventura, Roland le sollevò la gonna e scoprì il pube rasato. Jade sapeva che, nonostante l'aria distaccata, il peruviano vedeva tutto con la coda dell'occhio. Roland infilò l'indice nella fenditura ancora piena dello sperma dello sconosciuto, e gliela accarezzò delicatamente, sfiorandola appena. Jade si arcuò, restando in silenzio.
"Continua a parlare", le ordinò Roland, "dammi dei particolari. Come era il suo sesso?".
"Grosso e corto", balbettò Jade, premendo il bacino contro la mano di Roland. "Si muoveva appena dentro di me. Ha goduto quasi subito".
"E tu?".
"Io non ho goduto. Accarezzami più forte, per favore ".


Emmanuelle Arsan

(Da: "I giochi più audaci")

lunedì 23 agosto 2010

La casada infiel



La sposa infedele

E io me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.

Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per compromesso
si spensero i lampioni
e si accesero i grilli.
Dopo l'ultima curva
toccai i suoi seni addormentati,
e mi si aprirono subito
come rami di giacinti.
L'amido della sua sottana
mi suonava nell'orecchio,
come una pezza di seta
lacerata da dieci coltelli.

Senza luce d'argento sulle loro cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
latra molto lontano dal fiume.

Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto la chioma dei suoi capelli
feci una buca nella sabbia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si levò il vestito.
Io il cinturone con la pistola.
Lei i suoi quattro corpetti.
Né tuberose né chiocciole
hanno la pelle tanto sottile,
né cristalli sotto la luna
risplendono con questa luce.

Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di fuoco,
metà piene di freddo.
Quella notte percorsi
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.

Non voglio dire, da uomo,
le cose che lei mi disse.
La luce della ragione
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e sabbia,
la portai via dal fiume.
Con l'aria si battevano
le spade dei gigli.

Mi comportai da quello che sono.
Come un gitano autentico.
Le regalai un tavolino da lavoro
grande di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
quando la portavo al fiume.

Federico Garcia Lorca

Apro la sigaretta...


Apro la sigaretta
come fosse una foglia di tabacco
e aspiro avidamente
l'assenza della tua vita.
E' così bello sentirti fuori,
desideroso di vedermi
e non mai ascoltato.
Sono crudele, lo so,
ma il gergo dei poeti è questo:
un lungo silenzio acceso
dopo un lunghissimo bacio.

Alda Merini

lunedì 16 agosto 2010

Di notte










Di notte mentre dormo o tento di dormire
con le mani calde tocco le lenzuola
e vorrei una presenza che mi colmasse il cuore...
invece è solo buio..e ho paura del giorno..
e invece è solo sera..e tremo del mattino
Ma di notte ti vedo genuflesso al mio lato..
e hai l'incandescenza della stella cometa.

(Alda Merini)