martedì 20 ottobre 2009

Roberto Bolaño. Come salvare la pelle senza rinunciare alla poesia


[....] Ancora verso la fine della sua vita, Roberto Bolaño affermava: «Sono fondamentalmente un poeta. Ho iniziato come poeta. Da sempre ho creduto – e continuo a farlo – che scrivere prosa sia un atto di cattivo gusto». (...)

(...) Gli amici riferiscono che si sia deciso a scrivere con regolarità racconti e romanzi verso il 1990, dopo la nascita del suo primogenito Lautario. La poesia è importante, ma ancor più importante è sopravvivere. C´era la necessità di provvedere ai bisogni di una piccola famiglia. La sopravvivenza per mezzo della prosa è probabilmente meno acrobatica di quella che si ottiene attraverso l´invisibile pubblicazione di plaquettes di poesia, tanto più se essa è strettamente legata alla nebulosa di premi letterari minori dispersi nelle vaste province di Spagna.


(...) L´uomo di trentun´anni che nel 1984, in collaborazione con l´amico Antoni G. Porta, compirà i primi passi nel mondo della prosa pubblicando un´opera dal titolo Consejos de un discípulo de Morrison a un fanatico de Joyce(si tratta di un «rifacimento» del titolo di una poesia scritta dal suo amico – nel frattempo scomparso – Mario Santiago, Consejos de un discípulo de Marx a un fanatico de Heidegger) non farà che riprodurre quella condensazione dell´esperienza, quella rapidità dell´azione narrativa priva di ogni dettaglio superfluo, quella visione lucida del mondo – colma d´amore, sesso e humour – che aveva vissuto in quegli «interminabili» cinque mesi cileni del 1973 e che costantemente rivivrà in tutte le sue opere successive. La tonalità della prosa di Bolaño: quella di un poeta in pericolo di vita che guarda in uno stato di abbagliamento e con un sorriso sulle labbra tutta la fragilità dell´essere umano concentrata sul volto del suo miglior amico. (...)


Massimo Rizzante
Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009,




Sono alcuni passi di un testo ( che si puo' leggere qui) che è "un estratto di un saggio che fa parte di un numero monografico sull´America Latina della rivista letteraria “Nuova prosa’ (46), Greco&Greco, Milano, in uscita in questi giorni dal titolo:

America Latina: dalle derive del realismo magico alla realtà del romanzo. Inediti, testimonianze, saggi"


Massimo Rizzante (Jesolo, 1964) ha studiato a Urbino e a Parigi. Ha fatto parte del "Seminario sul romanzo europeo" diretto da Milan Kundera (1992-1996). E’ stato collaboratore e redattore di "Baldus". Dal ’94 è redattore della rivista francese "L’Atelier du roman", e collabora a diverse riviste italiane e straniere. Insegna all’Università di Trento. Nel 1999 è uscita la sua prima opera poetica, Lettere d’amore e altre rovine (1989-1998), Padova, Biblioteca Cominiana, prefazione di Sylvie Richterova. Nel 2002 per la rivista "Riga" ha curato un numero monografico su Milan Kundera. Partecipa ad ’Akusma - Forme della scrittura contemporanea’, ed è presente nell’omonima antologia.

ha pubblicato di recente un libro, "Non siamo gli ultimi", Effigie, MIlano, 2009, dove il saggio e' contenuto integralmente







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