Cosa vedi di là
dalla superficie riflessa?
Due pozze d'ambra
con quel lucicchìo di solitudine ....
Una linea rosa distorta
nella smorfia del disappunto...
Cosa vedi di là
dentro il cuore?
Un corpo che muta
incontrovertibile
inarrestabile
implacabile.
Cosa vedi
oltre quel guscio?
Pelle tesa,
cuore triste,
canto spento.
Mi senti?
Dimmelo,
cosa vedi?'
venerdì 29 gennaio 2010
lunedì 25 gennaio 2010
sussurravi e gridavi e digitavi
ti amo sussurravi e gridavi e
digitavi
e io mi chiedevo se ero io
il bersaglio oppure
se ero il personaggio di un sogno
azulines
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azulines
lunedì 11 gennaio 2010
sono il sacro tempio profanato da un'orda barbarica
Trame.....nr. 12
Sei sempre cosi' fredda e irritata, non si capisce mai che cosa ti prende. Non fai in tempo ad arrivare che già sei incazzata, che i film non ti piacciono, io che non rispondo mai al cell e ormai e' tardi per andare da un'altra parte e la colpa è mia che non so scegliere un film decente. Di darmi un bacio non ti sfiora il cervello o di farmi un sorriso o di dirmi una mezza tenera parola. Se ci vediamo è per stare insieme, e se andiamo al cinema non è certo per guardare il film. Eppure l'ultima volta ti contorcevi come un'anguilla finchè non mi hai detto che eri stufa del film e siamo andati via, ti ho spinta all'angolo e nel buio hai perso ogni controllo e ogni vergogna. eri completamente nelle mie mani, eri in ginocchio senza volontà..fortuna che riesco sempre a non andare oltre il limite. E' eccitante finchè sei in grado di valutare i pericoli cui vai incontro e riesci a fermarti in tempo. Quando ti sciogli non si sa perchè ne come, chissà che cosa mai riesce ad allentare i tuoi freni inibitori. Insomma ti sciogli come un gelato al pistacchio, i tuoi occhi sono dei buchi neri che assorbono persino i miei gemiti, e le parole che ti dico, e il sudore e il respiro, sono la caverna che accoglie le bestie feroci, sono perduti in un luogo senza direzione sono il sacro tempio profanato da un'orda barbarica.
Così tanto per chiarire che oggi non e' proprio giornata, ti sei messa in testa di girare per i negozi, che palle! che guardi e riguardi e non ti sta bene mai niente, niente che attira la tua attenzione. Finchè io mi rompo e aspetto fuori. Ma tu non esci, oppure sei uscita e per dispetto te ne sei andata lasciandomi come uno scemo ad aspettare, che fa pure freddo. Il cell (il tuo, non il mio, ti strozzerei a volte!) è chiuso, oggi è più incazzata del solito, mi convinco, meglio evitare, se non risponde allora me ne vado che mi sono proprio stufato. Ma poi invece entro a cercarti e vedo la tua mano che cerca di afferrare la gonna nera mentre l'altra trattiene la tendina, che già sei in reggiseno e ti vedono tutti. la prima te la sei provata senza nemmeno sfilarti i pantaloni tanto non ti piaceva.
Mi avvicino e ti guardo mentre ti abbassi i pantaloni. Mi chiudi in faccia la tenda col muso cattivo e guai se rompo. Che stronza che sei, oggi sei proprio intrattabile hai deciso di punirmi. Così la scosto appena e sbircio i tuoi fianchi, le tue gambe e il tuo sedere che mi manda in frantumi il cervello. Oh Dio per un attimo vorrei essere una bestia feroce, un bruto che si prende la sua carne senza stare li a preambolare. Entro dentro e ti vengo addosso e ti lascio senza respiro col sangue che evapora dagli occhi, dalle mani e trasforma il mio coso in un ferro bollente, lo senti? lo senti come brucia? è una lama di fuoco che ti trafigge impietosa, si che lo senti e ne hai bisogno, so io quanto ne hai bisogno....! oh...cavolo me ne sto' buono, come sempre me ne sto' buono, e mi accontento di seguire i tuoi fianchi mentre ti abbassi per slacciare gli stivali e il seno destro fuoriesce imponente e il capezzolo è una lancia che svetta, pronta per la battaglia. Ma prima o poi mi prendo ciò che è mio e me lo prendo con la forza e più mi respingi e mi resisti piu' più avrò piacere di tenerti stretta con la forza fino a farti male impietosamente.
Così tanto per chiarire che oggi non e' proprio giornata, ti sei messa in testa di girare per i negozi, che palle! che guardi e riguardi e non ti sta bene mai niente, niente che attira la tua attenzione. Finchè io mi rompo e aspetto fuori. Ma tu non esci, oppure sei uscita e per dispetto te ne sei andata lasciandomi come uno scemo ad aspettare, che fa pure freddo. Il cell (il tuo, non il mio, ti strozzerei a volte!) è chiuso, oggi è più incazzata del solito, mi convinco, meglio evitare, se non risponde allora me ne vado che mi sono proprio stufato. Ma poi invece entro a cercarti e vedo la tua mano che cerca di afferrare la gonna nera mentre l'altra trattiene la tendina, che già sei in reggiseno e ti vedono tutti. la prima te la sei provata senza nemmeno sfilarti i pantaloni tanto non ti piaceva.
Mi avvicino e ti guardo mentre ti abbassi i pantaloni. Mi chiudi in faccia la tenda col muso cattivo e guai se rompo. Che stronza che sei, oggi sei proprio intrattabile hai deciso di punirmi. Così la scosto appena e sbircio i tuoi fianchi, le tue gambe e il tuo sedere che mi manda in frantumi il cervello. Oh Dio per un attimo vorrei essere una bestia feroce, un bruto che si prende la sua carne senza stare li a preambolare. Entro dentro e ti vengo addosso e ti lascio senza respiro col sangue che evapora dagli occhi, dalle mani e trasforma il mio coso in un ferro bollente, lo senti? lo senti come brucia? è una lama di fuoco che ti trafigge impietosa, si che lo senti e ne hai bisogno, so io quanto ne hai bisogno....! oh...cavolo me ne sto' buono, come sempre me ne sto' buono, e mi accontento di seguire i tuoi fianchi mentre ti abbassi per slacciare gli stivali e il seno destro fuoriesce imponente e il capezzolo è una lancia che svetta, pronta per la battaglia. Ma prima o poi mi prendo ciò che è mio e me lo prendo con la forza e più mi respingi e mi resisti piu' più avrò piacere di tenerti stretta con la forza fino a farti male impietosamente.
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Gomez raccolse le palle e disse che sembravano uova di testuggine
Roberto Bolaño, 2666, la parte dei delitti, pag 222
link dellla pagina:
La scena dell’esecuzione dei 4 appartenenti alla banda dei Cacicchi nel carcere di Santa Teresa riesce a descrivere l’orrore assoluto (p. 222):
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La scena dell’esecuzione dei 4 appartenenti alla banda dei Cacicchi nel carcere di Santa Teresa riesce a descrivere l’orrore assoluto (p. 222):
I primi due giorni Chimal si comportò come un pazzo. non smetteva mai di voltarsi e di guardare cosa gli succedeva alle spalle. dormiva con il punteruolo in mano. Si portava sempre dietro le anfetamine, come una medaglietta che l’avrebbe protetto da ogni male. I suoi tre compagni non erano da meno. Quando passeggiavano nel cortile lo facevano a due a due. Si muovevano come un commando perduto su un’isola tossica di un’altro pianeta. A volte Haas li guardava da lontano e pensava: poveretti, poveri ragazzini persi in un sogno. Otto giorni dopo il loro arrivo li acchiapparono tutti e quattro nella lavanderia. I secondini sparirono di colpo. Quattro detenuti controllavano la porta. Quando arrivò Haas, lo lasciarono passare come se fosse uno come gli altri, un odi famiglia, cosa di cui Haas fu silenziosamente grato, anche se non smise mai di disprezzarli. Chimal e i suoi tre compagni erano immobilizzati al centro della lavanderia. Li avevano imbavagliati tutti e quattro con uno straccio. Due dei cacicchi erano già nudi. Uno di loro tremava. Dalla quinta fila, appoggiato a una colonna, Haas osservò gli occhi di Chimal. Gli sembrò evidente che voleva dire qualcosa. Se gli avessero tolto lo straccio, pensò, forse avrebbe arringato i propri sequestratori. I secondini osservavano la scena da una finestra. la luce che usciva dalla finestra era gialla e fioca in confronto alla luce che emanavano i tubi al neon della lavanderia. I secondini, notò Haas, si erano tolti i berretti. Uno di loro aveva una macchina fotografica. Un tipo di nome Ayala si avvicinò ai Cacicchi nudi e gli fece un taglio nell0 scroto. Quelli che li tenevano immobilizzati si irrigidirono. Elettricità, pensò Haas, vita pura. Ayala parve mungerli finchè le palle caddero a terra avvolte nel grasso, nel sangue e in qualcosa di cristallino che non sapeva (nè voleva sapere) cosa fosse. chi è quel tipo? chiese Haas. E’ ayala, mormorò il tequila, l’anima nera della frontiera. la’nima nera?, pensò Haas. Più tardi il Tequila gli avrebbe spiegato che tra i tanti morti ammazzati da Ayala, c’erano otto clandestini che aveva fatto entrare in Arizona a bordo di un pick-up. dopo essere sparito per tre giorni Ayala era tornato a Santa Teresa, ma del pick-up e dei clandestini non si era saputo più nulla finchè i gringos non avevano trovato i resti del veicolo, con sangue da tutte le parti, come se Ayala, prima di tornare indietro, avesse fatto a pezzi i corpi (…)Che cosa aveva fatto Ayala dei cadaveri? Secondo il Tequila, se li era mangiati, talmente era pazzo e cattivo, anche se Haas dubitava che ci fosse qualcuno capace di buttar giù, per quanto matto e affamato fosse, otto clandestini. uno dei cacicchi che avevano appena castrato svenne. l’altro aveva gli occhi chiusi e le vene del collo sembravano lì lì per scoppiare. Ora accanto ad ayala c’era Farfan e i due fungevano da maestri di cerimonia. fai sparire questa roba, disse Farfan. Gomez raccolse le palle e disse che sembravano uova di testuggine. Belle tenere, disse. Alcuni degli spettatori annuirono e enssun orise. Poi Ayala e farfan, ciascuno con un manico di scopa lungo una settantina di centimetri, si diressero verso Chimal e l’altro Cacicco.
quella cosa, che tanto ti fa sbavare e ti trasforma in una specie di bestia,
Trame.....nr. 11
Ti ho detto che non tollero che mi guardi mentre mi provo questa gonna di lana. Lo trovo volgare e sconveniente. In realtà muoio dalla voglia di essere guardata stupido!
Scosta la tendina ma fallo in modo che io possa far finta di non accorgermi mentre osservi i pantaloni che scendono giu' e io mi volto per darti la scusa che tanto non miaccorgo e ti offro il mio sedere che so che ti piace, e ti fa impazzire la sola idea di scardinare l'inaccessibile porta, il canale mai navigato.
A volte ci penso, mi piace immaginare che mi prendi con forza, come un ariete sfondi l'ultima porta a baluardo del castello. Di solito succede che mi prendi alla sprovvista, in quei momenti in cui nessuno metterebbe in dubbio che una donna e' piu' vulnerabile e indifesa.
Invitami a cena gran pezzo di scemo e fammi bere quanto basta perche' cadano le inibizioni e si affievolisca ogni mia resistenza, non importa se per vero o per finta, nessuno di noi due mai dovra' avere il minimo sospetto che riceverti impetuoso e violento spinta in avanti con movimenti veloci e decisi e piegata quanto basta con la gonna alzata, senza le mutandine che mi hai fatto togliere tra il secondo e il dessert guardandomi con gli occhi liquefatti, quegli occhi da pazzo allucinato che fai quando il sangue si spande sul tuo volto... sia stato un atto di volonta, o un dono del mio cuore o l'appagamento di un desiderio. Perche' capita che proviamo un senso profondo di repulsione, verso certi atti repellenti e insulsi, e tu sai bene quanto mi fa schifo il solo pensiero di quella cosa, che tanto ti fa sbavare e ti trasforma in una specie di bestia, ma l'essere costrette a farlo contro la nostra volontà se capita può essere una buona cosa per il benessere del nostro corpo e della nostra anima. Ma la sola idea che possa dopo sentirmi in colpa no, piuttosto mi faccio monaca.
Sento i tuoi occhi addosso attraverso la tendina, ed e' per questo che ci metto un secolo a sfilarmi gli stivali e mi metto di traverso perche' tu possa consumarti il cervello fisso sul mio seno destro che, se fossi un po' scaltro ti renderesti conto che è turgido e il capezzolo e' duro come un obelisco, bestione che non sei altro, e se ora tu entri dentro forse ti darei uno schaiffo e ti intimerei di uscire subito e ti lancerei uno sguardo di rabbia, ma se tu insisti rapido e sicuro credo proprio che non mi fermerei, di non so fino a che punto non so proprio fino a dove arriverei. Ma mi devo accontentare di questa vampata di calore che sento arrivare dalla tua cintola...................
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giovedì 7 gennaio 2010
Lupe
Lavorava in via Guerrero, poche strade dalla casa di Julìan
e aveva 17 anni e aveva perduto un figlio.
Il ricordo la faceva piangere in quella stanza dell'hotel Trebol,
spazioso e buio, con bagno e bidet, il posto ideale
per viverci alcuni anni. Il posto ideale per scrivere
un libro di memorie apocrife o una raccolta
di poesie di terrore. Lupe
era magra e aveva le gambe lunghe e macchiate
come i leopardi.
La prima volta non ebbi neanche un'erezione:
e nemmeno speravo di avere un'erezione. Lupe parlò della sua vita
e di ciò che per lei era la felicità.
Dopo una settimana tornammo a vederci. La incontrai
in un angolo insieme ad altre puttanelle adolescenti,
appoggiata ai parafanghi di una vecchia Cadillac.
Credo che ci rallegrammo di vederci. A partire da allora
Lupe cominciò a raccontarmi cose della sua vita, a volte piangendo,
a volte scopando, quasi sempre nudi nel letto,
guardando il soffito tenendoci per mano.
Suo figlio nacque malato e Lupe promise alla Vergine
che avrebbe abbandonato il mestiere se il suo bebè guariva.
Mantenne la promessa per un mese o due, poi dovette tornare a farlo.
Poco dopo suo figlio morì e Lupe diceva che la colpa
era sua per non aver mantenuto la promessa alla Vergine
La Vergine si portò via l'angioletto per una promessa mancata.
Io non sapevo che dirle.
Mi piacevano i bambini, sicuro,
ma dovevano passare molti anni ancora perchè sapessi
cos'era avere un figlio.
Così me ne stavo zitto e pensavo a com'era strano
il silenzio di quell'hotel.
O aveva le pareti molto robuste o eravamo gli unici occupanti
o gli altri non aprivano la bocca nemmeno per gemere.
Era tanto facile sottomettere Lupe e sentirti uomo
e sentirti disgraziato. Era facile adattarla
al tuo ritmo ed era facile ascoltarla riferire
gli ultimi film di terrore che aveva visto
al cinema Bucarelli.
Le sue gambe di leopardo si annodavano ai miei fianchi
e affondava la testa sul mio petto cercando i miei capezzoli
o il battito del mio cuore.
Questo è quello che voglio succhiarti, mi disse una notte.
Che cosa Lupe? Il cuore.
Roberto Bolaño, poesia contenuta nel libro Los perros romanticos
traduzione Carmelo P.
Lupe, realmente esistita, è anche un personaggio de I detective selvaggi
pubblicata su archivio Bolano -> http://www.archiviobolano.it/
Lupe
pubblicata su archivio Bolano -> http://www.archiviobolano.it/
Lupe
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Bolaño R.
lo specchio...

Ohh e oggi cosa mi metto?
Lo specchio non mi dice quelloche vorrei.....Mi sa che provo questo completo.. Ma sì: grigio ferro...pantaloni sagomati morbidi e giacca avvitata in vita...camicia...ah questa in seta trasparente grigio perla..si..oddio il coordinato!!!!!
Dov'è? Vediamo...reggiseno a balconcino in raso grigio con brasilaina coordinata in raso e voile ..però no oggi non mi va.
Dunque ... ci sono!!!Metterò quell'abito viola in jersey con scollo ad anello in maglia..la sottoveste in pizzo viola, e il coordinato in pizzo rosa e viola...si il perizoma sta bene con la gonna. le calze, le calze in tinta quelle senza corpetto,,, solo gambe fino alla coscia col finale in pizzo. La collana..quella di perle rosa, lunga quasi fino alla vita...stivali neri in vernice. Ok.
esco
Mamma che giornata! E stasera per quell'appuntamento??? Ummmmmm a lui piace il nero...d'accordo. Allora doccia lunga e profumata......coordinato in seta nero con cuoricino di strass al centro..culotte ridotte abbinate..sottoveste e abitino nero con scollo a V
Quetzalina
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mercoledì 6 gennaio 2010
...Come posso dire
Come posso dire se la tua voce è bella
So soltanto che mi penetra
E mi fa tremare come una foglia
E mi lacera e mi dirompe.
Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
Mi scuote soltanto che sono tue,
Così che per me non c'è più sonno ne riposo,
finché non saranno mie
Karin Boye
So soltanto che mi penetra
E mi fa tremare come una foglia
E mi lacera e mi dirompe.
Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
Mi scuote soltanto che sono tue,
Così che per me non c'è più sonno ne riposo,
finché non saranno mie
Karin Boye
sabato 2 gennaio 2010
sola
Il vuoto
intorno,
il vuoto
davanti....
La nebbia
dietro....
Sola,sola,sola
quando vedi il vuoto
quando senti il vuoto
quando provi il vuoto
sei sola,
sola,
sola e basta.
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