Lo scrittore in fondo è un creatore di mondi. Una persona che si "chiude in una stanza" con i suoi libri che sono la sua unica patria. La condizione dello scrittore e' la distanza dal mondo e la solitudine necessarie per prendere coscienza delle ferite interiori e poterle raccontare ai lettori.
Orhan Pamuk nel discorso di accettazione del premio Nobel 2006, riesce ad esprimere in modo lucido e appassionato il mondo interiore dello scrittore:
"Uno scrittore è colui che passa anni alla paziente ricerca dell'essere distinto che porta dentro di sè e del mondo che lo rende la persona che è: qaundo parlo di scrittura, la prima cosa che mi viene in mentenon è un romanzo, una poesia o la tradizione letteraria, ma è una persona che si chiude in una stanza, si siede a un tavolo e si ripiega in se stessa e tra le proprie costruisce un mondo nuovo con le parole...Scrivere è trasmettere questo sguardo interiore alle parole, ricercare un nuovo mondo nella propria mente con pazienza, ostinazione e gioia....
...Le pietre di noi scrittori sono le parole. Le tocchiamo, sentiamo il rapporto che hanno tra di loro, qualche volta le guardiamo da lontano, qualche volta le accarezziamo con le dita o con la punta della penna, le pesiamo, le sistemiamo e così per anni con determinazione, pazienza e speranza costruiamo nuovi mondi....
Penso che lo scrittore, seduto a un tavolo, debba pazientemente dedicare molti anni della sua esistenza a questo mestiere, a quest'arte e trarne sufficiente fiducia per poter raccontare la propria vita come se fosse la vita di un altro e sentire dentro di se la forza del racconto.
per diventare scrittore pazienza e fatica non bastano: si deve anzitutto sentire l'impulso irresistibile a fuggire la gente, la compagnia la consuetudine, la quotidianitò e a chiudersi in una stanza. Lavoriamo con pazienza e speriamo di riuscire a creare un mondo profondo attraverso la scrittura.
Lo scrittore che si chiude in una stanza con i suoi libri e intraprende un viaggio dentro se stesso scoprirà anche la norma indispensabile della grande letteratura: l'abilità di raccontare la propria storia come se fosse la storia di un altro e la storia di un altro come se fosse la propria.
Per me, essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che noi stessi ne siamo a malapena consapevoli, esplorarle pazientemente, studiarle, illuminarle e fare di queste ferite e di questi dolori una parte della nostra scrittura e della nostra identità.
Un autore parla di cose che tutti sanno, senza esserne consapevoli. Esplorare questo sapere e vederlo crescere dà al lettore il piacere di visitare un mondo familiare e insieme sorpendente.
Orhan Pamuk - La valigia di mio padre, Einaudi


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