lunedì 24 agosto 2009

sonetto 111-William Shakespeare

Oh, per amor mio, rimprovera la Fortuna,
la dea colpevole delle mie malefatte,
che non procurò alla mia vita nulla di meglio
che volgari mezzi che generano volgari modi.

A ciò si deve il marchio del mio nome,
e per questo la mia natura è assoggettata
a ciò per cui lavora, come la mano del tintore.
Abbi pietà di me, e fa' che io sia rigenerato,

mentre, come un docile paziente, berrò
pozioni di aceto contro la mia grave infezione;
nessuna amarezza riterrò amara
nè doppia pena per correggermi due volte.

Abbi pietà di me, allora caro amico, e ti assicuro
che l atua pietà già basta a guarirmi.

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