"Accidenti" disse il ragazzo, "porti sempre una lingerie così?"
Lei, in reggiseno e slip di pizzo nero, si sentì per un attimo fuori parte e vacillò, ma lui si stava già sfilando la maglietta, tenendola a fuoco con le pupille tanto brillanti che le sembrò di scivolarci dentro riflessa in due opulente danzatarici del ventre.
"Girati" disse. Lei si girò.
" o mondieu" sentì dire, " che culo" e non ebbe il tempo per domandarsi se il ragazzo alludeva al proprio o al suo, ma in ogni caso andava bene esser stretta così punto su punto a una pelle bruciante e sentire due mani che impugnandole i seni li torcevano come le manopole di una motocicletta lanciata nella corsa verso l'ultimo muro.
Fu gettata sul l etto, sentì le mani che la percorrevano dure in ogni sporgenza e in ogni piega di grasso, ma era già oltre, già al di là di ogni forma di vergogna o ribrezzo di sè.
Le schiusero le gambe, fu stupita del solletico fresco di una lingua che la andava sondando,si dispose a una pigra gratitudine, però non era stato che un espediente per aprirsi la strada: le si avventò dentro, le sollevò un ginocchio schiacciandole la gamba contro la coscia e cominciò a mozzarle il fiato martellando frenetico senza darle nè tregua nè possibilità di muoversi. Era grosso...
( Carmen Covito "la bruttina stagionata" pag.184-185).

Nessun commento:
Posta un commento