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La scena dell’esecuzione dei 4 appartenenti alla banda dei Cacicchi nel carcere di Santa Teresa riesce a descrivere l’orrore assoluto (p. 222):
I primi due giorni Chimal si comportò come un pazzo. non smetteva mai di voltarsi e di guardare cosa gli succedeva alle spalle. dormiva con il punteruolo in mano. Si portava sempre dietro le anfetamine, come una medaglietta che l’avrebbe protetto da ogni male. I suoi tre compagni non erano da meno. Quando passeggiavano nel cortile lo facevano a due a due. Si muovevano come un commando perduto su un’isola tossica di un’altro pianeta. A volte Haas li guardava da lontano e pensava: poveretti, poveri ragazzini persi in un sogno. Otto giorni dopo il loro arrivo li acchiapparono tutti e quattro nella lavanderia. I secondini sparirono di colpo. Quattro detenuti controllavano la porta. Quando arrivò Haas, lo lasciarono passare come se fosse uno come gli altri, un odi famiglia, cosa di cui Haas fu silenziosamente grato, anche se non smise mai di disprezzarli. Chimal e i suoi tre compagni erano immobilizzati al centro della lavanderia. Li avevano imbavagliati tutti e quattro con uno straccio. Due dei cacicchi erano già nudi. Uno di loro tremava. Dalla quinta fila, appoggiato a una colonna, Haas osservò gli occhi di Chimal. Gli sembrò evidente che voleva dire qualcosa. Se gli avessero tolto lo straccio, pensò, forse avrebbe arringato i propri sequestratori. I secondini osservavano la scena da una finestra. la luce che usciva dalla finestra era gialla e fioca in confronto alla luce che emanavano i tubi al neon della lavanderia. I secondini, notò Haas, si erano tolti i berretti. Uno di loro aveva una macchina fotografica. Un tipo di nome Ayala si avvicinò ai Cacicchi nudi e gli fece un taglio nell0 scroto. Quelli che li tenevano immobilizzati si irrigidirono. Elettricità, pensò Haas, vita pura. Ayala parve mungerli finchè le palle caddero a terra avvolte nel grasso, nel sangue e in qualcosa di cristallino che non sapeva (nè voleva sapere) cosa fosse. chi è quel tipo? chiese Haas. E’ ayala, mormorò il tequila, l’anima nera della frontiera. la’nima nera?, pensò Haas. Più tardi il Tequila gli avrebbe spiegato che tra i tanti morti ammazzati da Ayala, c’erano otto clandestini che aveva fatto entrare in Arizona a bordo di un pick-up. dopo essere sparito per tre giorni Ayala era tornato a Santa Teresa, ma del pick-up e dei clandestini non si era saputo più nulla finchè i gringos non avevano trovato i resti del veicolo, con sangue da tutte le parti, come se Ayala, prima di tornare indietro, avesse fatto a pezzi i corpi (…)Che cosa aveva fatto Ayala dei cadaveri? Secondo il Tequila, se li era mangiati, talmente era pazzo e cattivo, anche se Haas dubitava che ci fosse qualcuno capace di buttar giù, per quanto matto e affamato fosse, otto clandestini. uno dei cacicchi che avevano appena castrato svenne. l’altro aveva gli occhi chiusi e le vene del collo sembravano lì lì per scoppiare. Ora accanto ad ayala c’era Farfan e i due fungevano da maestri di cerimonia. fai sparire questa roba, disse Farfan. Gomez raccolse le palle e disse che sembravano uova di testuggine. Belle tenere, disse. Alcuni degli spettatori annuirono e enssun orise. Poi Ayala e farfan, ciascuno con un manico di scopa lungo una settantina di centimetri, si diressero verso Chimal e l’altro Cacicco.

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