giovedì 6 agosto 2009

elogio di Javier Marias

lungi da me l'dea funesta e tediosa di giocare a fare il critico letterario.
non ne sarei capace ne' mi interessa e soprattutto non ne ho la minima voglia.
considero la lettuta un affare intimo e privato tra il lettore e il libro,
leggere è ciò che conta veramente,
leggere è la più potente medicina dell'anima
leggere è come fare l'amore e forse anche di piu'
tutto sfuma e si dissolve e ben poco resta della nostra esperienza, ma di sicuro la lettura l'arricchisce le da senso e prospettiva.
Voglio solo raccontare brevemente di come ho incontrato, per caso, una citazione da un libro di Javier Marias e di come, per istinto e per fortuna, ho iniziato a leggere un libro e poi il secondo, il terzo, il quarto - l'ho finito proprio oggi - e finirò per leggerli tutti. E poi, non pago, comincerò a leggerli in spagnolo che è la lingua originale in cui sono stati scritti

Un mese e mezzo fà o forse due, mentre mi aggiravo pigramente tra i libri, nella libreria Feltrinelli di Roma, fui curiosamente attratto dal titolo di un libro:

domani nella battaglia pensa a me

lo presi in mano dando un'occhiata al riassunto del romanzo., per cercare di capire che genere di libro fosse e di cosa trattava. Una storia un po' strana e insolita. Decisi di acquistarlo come succede spesso di prendere un libro, attirati dalla copertina o da una frase ad effetto e senza conoscere l'autore, facendosi guidare dall'intuito e dalla fortuna e raramente ci si azzecca. Qualche tempo dopo quando ormai ero completamente "ammaliato" dalla scrittura di Javier Marias, pensai che a comprarlo mi aveva convinto la frase di Piero Citati riportata in copertina

forse il libro piu' bello composto da uno scrittore contemporaneo

poi di recente, forse appena due settimane fa, rovistando nel disordine delle mie cose sparse nel pc, rileggo una citazione che tre o quattro mesi fa, avevo trovato nel web attraverso il motore di ricerca, e che allora mi aveva colpito, ma di cui non avevo mai memorizzato ne' fatto caso al nome dell'autore e del libro citato; solo ricordavo che mi aveva colpito molto e perciò l'avevo ricopiata:

La maggior parte delle volte non si sa quando si è stati presi nè si è stati lasciati, non soltanto perchè ciò accade sempre a nostra insaputa, ma perchè risulta impossibile isolare il momento in cui tali ribaltamenti accadono, allo stesso modo in cui si ignora sempre se il fatto stesso di essere presi obbedisce ai propri meriti e virtù, alla propria e irripetibile esistenza, all'intervento decisivo compiuto o piuttosto, semplicemente, alla casuale intromissione di uno nella vita di un altro.
Javier Marias - L'uomo sentimentale

così, grazie a una breve citazione trovata per caso ho scoperto un grande scrittore; da tempo non sentivo queste emozioni forti che si provano, e che tutti i lettori hanno provato almeno una volta nella vita, quando ti innamori della scrittura di un autore, dal quale ti senti fortemente attratto.
Javier Marias ti cattura e ti rapisce, la sua scrittura ti seduce e non finisce mai di destare stupore e meraviglia. Ma poi ti convince nel profondo dell'anima e ti costringe a riflettere e a capire e a fare i conti con il passato, ma non solo cio' che e' stato, e con il futuro, ma non solo cio' che sara'.
Un libro di Javier Marias non e' solo un bella donna con la quale vorresti "consumare" un rapporto sessuale, e' soprattutto una affascinante signora, che gia' a prima vista sai gia' che puo' darti e comunicarti sentimenti e pensieri profondi.
Io non ho nessuna teoria da spiegare ne' voglio parlare della scrittura di Javier Marias con spirito critico e razionale, chissà magari un giorno provero' a capire...ma ora sono in luna di miele e posso solo parlare di questo amore e di come lo vivo.
Mi porto appresso tutti i suoi libri, quelli che ho letto e quelli che sto leggendo e per ora sono cinque (l'altro ce l'ho a casa, il secondo volume della trilogia "il tuo volto domani" e aspetto ancora prima di leggerlo); mi sono abituato a portare sempre una penna, per sottolineare i passi che piu' mi prendono e segnare le pagine e scrivere delle veloci impressioni e quando non trovo la penna mi incazzo e sono costretto a piegare le pagine cosi' dopo le ritrovo in fretta.
Leggo nei momenti che di solito consideriamo persi e inutili, quando aspetto il treno o il bus e durante il viaggio da casa al lavoro. Ma quei momenti in fondo, forse sono gli unici ormai sottratti ad ogni dovere e utilita' o scopo, e possiamo dedicarli a noi stessi e alla cura della nostra anima.
Javier Marias lo leggo anche nei week end, mi armo di penna e me ne vado al parco e mentre leggo scarabocchio, una frase mi fa pensare a cio' che ho letto in un altro libro, allora lo tiro fuori e cerco le pagine dove trovero' cio' che mi interessa.
Di fatto di tutti i libri di Javier Marias che ho letto, mi sono creato una mappa personale, un percorso che collega i testi tra di loro secondo percorsi e temi ed emozioni differenti e variabili, ma del tutto personali. Di fatto, senza nemmeno rendermi conto, solo ora riflettendoci ci ho fatto caso, non faccio altro che smontare i suoi testi e rimontarli. Raramente mi è capitato nella vita di leggere e rileggere piu di una, anzi innumerevoli volte lo stesso testo e addirittura di ricopiare intere frasi dai libri già letti, secondo un ordine che cambia di volta in volta. Come se, rileggendo, ogni volta scopro uno strato fino allora nascosto che mi costringe a rifare la mappa e a orientarmi diversamente. Come se a ogni rilettura i testi devono riposizionarsi secondo un ordine diverso.

E' un grande scrittore javier Marias, e i suoi libri di sicuro sono di raro fascino e riescono a trasmettere grandi emozioni e comunicare pensieri profondi.

por eso me gusta Javier Marias, por eso lo quiero e lo siguo leyendo !!!!



intervista a Javier Marias alla fiera del libro di Torino

ecco cosa dice in un'altra intervista al New York Times del marzo 2008, ripresa da repubblica:

... Non è una novità che, allargando appena la prospettiva, la società occidentale abbia un problema di tempo. Lo ricordava, qualche giorno fa, Javier Marias in un articolo per il New York Times ripreso e tradotto da Repubblica. Raccontava, Marias, questo aneddoto:

Qualche tempo fa il mio amico libraio Antonio Méndez, spossato dall’ inondazione di novità editoriali che gli arriva ogni giorno e che trasforma la sua professione in un perpetuo aprire casse, tirar fuori libri, collocarli e restituirli - più che leggerli, raccomandarli e venderli - mi ha detto, riferendosi al mio ultimo romanzo, uscito il 24 settembre: “Un libro uscito un mese e mezzo fa è già preistoria”.

Quel romanzo (Veneno y sombra y adios), ha 700 pagine, è il terzo volume di un’ opera che complessivamente ne conta quasi 1.600 e che ho cominciato a pubblicare cinque anni fa. Ho impiegato a scriverla sette-otto anni, e ce ne sono voluti quasi tre per il volume finale. Certamente sul commento di Méndez avrà influito la sua percezione individuale e la sua deformazione professionale: uno che riceve chili di novità ogni giorno è logico che consideri vecchia quella che gli è arrivata un mese e mezzo fa.

Dà l’ impressione che a molti terrorizzi l’ idea di avvicinarsi a qualcosa che non è rabbiosamente nuovo, come se temessero di “non vivere a tempo”. Succede con tutto, con le notizie, gli eventi, i film, la musica, i libri e gli affari. Come dissi in un articolo ormai di diversi anni fa, galleggiamo in un’ epoca in cui, paradossalmente, sembra essere presente solo quello che non lo è ancora ma è annunciato come imminente, e al contrario quello che è veramente presente, per il semplice fatto di esistere o essere avvenuto, si trasforma istantaneamente in passato.



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