Ósce, trenda novembre d'u dujemile e ttré | Oggi, trenta novembre del duemilatre |
Assunta Finiguerra si e' spenta pochi giorni fà: a parte la prima raccolta di poesie in lingua italiana - Se avrò il coraggio del sole - ha contuato a scrivere in dialetto sanfelese
di lei ha detto in una intervista:
Scrivere per me vuol dire aprire le porte del Tempo, entrare nella dimensione giusta per far sì che il dolore o la gioia, le invettive o l’amore, diventino scorci di vita reale, spiragli sul mondo del sogno, dell’immaginazione e perfino dell’incubo. La bellezza del dialetto è perché scava nella propria realtà interiore e quindi è un potentissimo mezzo espressivo; non manca in questa lingua la vena sentimentale o tragica sulla miseria, sulla morte resa in tono drammatico e senza retorica....
.....non credo che ci sia una scrittura al femminile la poesia, se tale, non ha sesso. Io per esempio, a volte provo odio-amore per la mia terra, nonostante i sentimenti conflittuali di cui parlo alcuni miei versi non sono altro che un canto d’amore verso di essa: … sope a panze na nzerte de fiure janghe / de quere amata terra putendine …sul ventre un serto di fiori bianchi / della mia amata terra potentina… (Solije Zone Editrice 2003 Roma.)
Sono sicura che tutta la mia poesia nasca da questo terremoto interiore. Non a caso la mia poetica contempla l’amore, il sangue, il dolore, la morte: essendo essa carica di pathos, custodisce dentro il suono della vita, il grido del cuore che si distende in arcate silenziose, lo smarrimento dell’animo tra le nebbie del pensiero, il ricordo infantile sul pentagramma del passato.
( leggi intervista)
in questo sito e' possibile ascoltare la sua voce che recita alcune poesie


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