
Per descrivere questo libro molti critici hanno usato l'immagine del buco nero: Con la stessa giustizia si potrebbe parlare di un cono aperto verso l'alto, come quelli che costruiscono le cosiddette formiche leone, che si appostano nel fondo aspettando che altre formiche scivolino verso di loro per divorarle. La formica leone è Santa Teresa: Verso di essa sbandano le anime sensibili o già debilitate, quelli che sono stati feriti nell'intelletto come i critici, o nello spirito come Amalfitano, o nel cuore come Fate, o altri il cui destino stesso si presenta come ferita, come nel caso di Archimboldi. Si potrebbe anche pensare a dei sommozzatori stanchi che si dirigono verso l'elica della nave che li farà a pezzi. Ma qui sta cio' che e' veramente notevole: il punto di vista del libro è quello dell'elica: il quarto libro, quello dei delitti, è il punto di incontro di tutti gli altri; alla luce di questa mattanza dobbiamo intendere il destino dei personaggi.
Il tema, dunque, è la morte. o meglio: il tema è il vasto tempo, le inenarrabili storie personali, viste dalla soglia della morte.
Gonzalo Garcés - El mito del final
L’ultimo caso del detective selvaggio
Otto annotazioni di Rodrigo Fresán sul romanzo postumo, 2666, di Roberto Bolaño
(Página 12, 16 de Noviembre 2004)
TRE
A pagina 260 di 2666 (edizione italiana), il cileno errante Amalfitano riceve la visita di una voce notturna e spettrale che gli parla di qualcosa che Amalfitano non capisce e che al voce definisce come "storia scomposta" o "storia smontata e rimontata" e che - comprende Amalfitano malgrado non comprenda - è quello che succede quando "la storia una volta rimontata diventava qualcos'altro, un commento ai margini, una nota sapiente, una risata che tardava a spegnersi e rimbalzava da una roccia di andesite a una di riolite e poi al tufo, e da quell'insieme di rocce preistoriche usciva una specie di mercurio, lo specchio americano, diceva la voce, il triste specchio americano della ricchezza e delal povertà e delle continue metamorfosi inutili, lo specchio che naviga e ha per vele il dolore." Questa voce che non sta definendo altro che 2666 ben potrebbe essere - così fanno pensare varie associazioni a quelle cui allude il critico ed esecutore testamentario Ignacio Echeverria nella nota che chiude il romanzo - quella di arturo Belano, protagonista dei Detective selvaggie presunto alter ego di Bolaño. In alcune conversazioni, en passant, confessà di essere tentato di far finire Belano come una sorta di eternauta che viaggia nel tempo e trasmette dal futuro. E dico presunto alter ego mi pare che con belano, Bolaño ha ottenuto qualcosa di più interessante che il solito mascheramento che utilizza lo scrittore per tramutarsi in personaggio. Mi viene in mente che, forse, Belano sarebbe uguale a Bolaño se Bolaño avesse optato di essere Belano e non di essere Bolaño que fini con l oscrivere a Belano. Qualcosa del genere. E' chiaro? Si? Credo di no. Beh, mi dispiace.
continua...............

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