(...) In più di una intervista, Roberto Bolano ha detto che il titolo "2666" meritava una estenuante spiegazione, una spiegazione probabilmente così lunga, che alla fine non diede mai. Comunque, sembra che il titolo alluda a una data, o a un centro ovviamente impossibile da localizzare, o una essenza o un buco, che in ogni caso sono la stessa cosa. Nella nota editoriale che chiude il volume, Ignacio Echevarría osserva che in un altro romanzo di Bolano "Amuleto", si menziona un cimitero del 2666,
"un cimitero dimenticato sotto una palpebra morta o mai nata, le acquosità prive di passione di un occhio che volendo dimenticare qualcosa ha finito per dimenticare tutto".
Nella stessa nota, Echeverría si riferisce anche al presunto carattere incompiuto di "2666"; si presume che Bolano non riuscì a terminarla. ma è praticamente impossibile discernere con sicurezza quali aspetti del ramanzo restarono inconclusi. Ci sono, naturalmente, alcune storie che sarebbe stato possibile continuare (le cronache degli assassini, senza andare molto lontano, sono cento e rotti, pero potrebbero essere duecento o quattrocento), ma la verità è che secondo la logica interna della narrazione non c'e' motivo perche' debbano essere concluse. Echevarría avverte giustamente che se i "detective selvaggi" fosse stato pubblicato postumo, si sarebbe potuto leggere anche come romanzo incompiuto (...).
Alejandro Zambra - “2666”, la indiscutible obra maestra de Roberto Bolaño
* * *
(...)Non si puo omettere la relazione del titolo "2666" con l'Apocalisse 13:18
Qui sta la sapienza. Chi ha intendimento conti il numero della bestia,
poiché è numero d’uomo; e il suo numero è 666.
Vale la pena sottolineare che la data viene comunemente concepita come estremamente angosciante. Questa angoscia viene confermata nell'epigrafe dove viene riportata la traduzione di un verso della poesia di Baudelaire ("il viaggio"
"un oasi di orrore in mezzo a un deserto di noia".
Myrna Solotorevsky "2666"
* * *
....2666 è la citazione più rischiosa che mai ha fatto nei suoi testi, che voglia di leggere le note a margine della sua Bibbia. Come nel libro dell'apostolo Giovanni, il numero si riferisce alal bestia, che è il male, che il nome che Bolano da a quella immensità che il suo libro abbraccia.
(Carlos Labbè)
... E Cesarea disse qualcosa sui tempi che si avvicinavano, anche se la maestra supponeva che Cesarea si fosse preoccupata di disegnare quella piantina senza senso unicamente a causa della solitudine in cui viveva Pero' Cesarea parlò dei tempi che sarebbero venuti e la maestra, per cambiare argomento, le chiese che tempi fossero quelli e quando. E Cesarea specificò una data:: verso l'anno 2600. Duemilaseicento e qualcosa.....Roberto Bolaño - I detective selvaggi

(...) Dietro l'esplosione della barbarie que segnò la sua generazione, la generazione che nel 1973 aveva 20 anni, l'avventura cilena di Bolano fini nell'esilio, quell'esilio in cui Bolano non crede, perche' l'esilio, dice, è quasi una condizione dello scrittore, per difetto, perchè "tutti gli scrittori sono esiliati per il solo fatto di avvicinarsi alla letteratura". Con il tempo e gli anni, il suo peregrinare lo portò in terre spagnole, dove sempre si senti' a suo agio, virtù non disdegnabile, perchè spesso i cileni somigliano a quel compatriota archetipico che Bolano ricorda e che sogna di ritornare in Cile e baciare il suolo cileno (...).
Il lavoro di scrittore, in effetti, non e' paragonabile a nessun altro. Nè a quello della polizia nè al bancario, nè allo sportivo. Bolaño non ha patria, ha molteplici patrie, quasi tante come i libri che ha letto. Ha una patria in Conrad, e una patria in Kafka, in mark Twain e in Stendhal....a differenza del bancario, che e' bancario solamente durante l'orario di lavoro, Lo scrittore è tale e lavora, sempre e in tutti i posti. lo scrittore sa che la letteratura è un lavoro pericoloso che lo ha allontanato per sempre dalla patria dei comuni mortali, il cui suolo mai arrivera' al punto di baciare. Forse per questo, come chiosa finale di una riflessione sullo scrittore, dice: Le puttane, forse, sono quelle che piu' si avvicinano al mestiere dello scrittore (...).
Alberto Magnet Las patrias de Roberto Bolaño
L’ultimo caso del detective selvaggio
Otto annotazioni di Rodrigo Fresán sul romanzo postumo, 2666, di Roberto Bolaño
(Página 12, 16 de Noviembre 2004)
QUATTRO
In ogni caso - altro punto che mi sembra interessante -, Belano è piu' che altro un protagonista/specchio. In Belano sogliono proiettarsi, secondi e terzi personaggi e moltitudini e generazioni. Con ciò voglio anche dire che Bolano e' stato lo scrittore meno autoaffabulatore che abbia mai conosciuto ( senza considerare che poteva contare su un ampia e convulsa autobiografia per costruire in vita la sua leggenda, nel caso che cio' lo avesse interessato). Non ce ne sono molti cosi': Bolano era un personaggio in tutto; però parlava poco e niente della sua storia, del suo passato, di quello che aveva vissuto e per cui era quasi morto. a volte, gli sfuggiva qualcosa in qualche intervista e io, dopo averla letta, lo chiamavo per fargli domande al riguardo e Bolano cambiava tema e parlava d'altro. A Bolano lo divertiva molto di più parlare degli altri. Inventarsi storie, ipotesi, teorie cospirative, che spaziavano dai concorrenti del grande fratello alla possibilità che Bin Laden fosse un ologramma generato nei laboratori di un'agenzia di sicurezza nordamericana molto più potente della CIA e del Pentagono. Questa vocazione per la congiura e' chiaramente confermata in tutti i suoi libri, nella sua visione di una realtà alternativa, in un presente che a volte sospettava che fosse come scritto dal futuro: dall'impossibile anno/cimitero 2666 dove ormai non tutti saranno famosi per 15 minuti, ma 15 minuti saranno tutto cio' si avrà a disposizione per giustificarsi, per ottenere una lapide nobile o un mausoleo duraturo. Per Bolano, il futuro era l'esilio definitivo e l'esilio possibilmente e' IL TEMA dell'opera di Bolano; pero' non frantendiamo, per favore: l'esilio, non è MAI stata la strategia di Bolano come scrittore. E cio' non solo gli fa onore ma lo rende molto diverso dai troppi autoaffabulatori. Come la schiva Cesarea Tinajero nei detective selvaggi e come lo scivoloso Benno von Archimboldi in 2666, Bolaño si faceva mito sparendo. Trovatelo se siete bravi
Rodrigo Fresán
continua...............

Nessun commento:
Posta un commento