giovedì 24 settembre 2009

2666 - L’ultimo caso del detective selvaggio ....0 e 1 di 8

ZERO
scusatemi, abbiate pietà, deve essere che non sono ancora uscito dallo stato di trance e di allucinazione in cui mi ha trascinato la lettura di 2666 di Roberto Bolaño, un libro (pubblicato in Italia in due volumi) di cui fino a due mesi fa ignoravo persino l'esistenza.
Deve essere stato a fine luglio o agli inizi di agosto che per caso un giorno leggo su un forum di un autore definito "tra i piu' importanti scrittori latinoamericani", e a me completamente sconosciuto. Ricordo che veniva menzionato l'ultimo libro e decisi di tenerlo a mente. Nei giorni seguenti ogni tanto ripensavo a quella definizione fin troppo pretenziosa e smaccata ma non ricordavo nè l'autore ne il titolo presunto capolavoro. Solo ricordavo un numero e non ne ero nememno sicuro e pensai quindi che non avrei mai rintracciare quel libro verso il quale non nutrivo nessuna aspettativa. Ma quel numero continuava a frullarmi nella testa, sebbene volessi dimetincarlo. Ricordavo che c'erano dei 6. Così prima di partire per le vacanze, il 14 o il 13 di agosto, decisi che mi dovevo togliere lo sfizio di vedere se riuscivo a rintracciare quel libro che nel titolo aveva un numero e che di sicuro non era granchè, magari un volgare libercolo di fanatscienza; mi armai di coraggio e pieno di vergogna entrai da Feltrinelli: "scusi sto cercando un libro, ma non ricordo il titolo nè l'autore", dico al tipo davanti al pc, e il tipo mi guarda con l'aria di chi guarda uno appena uscito dal manicomio oppure forse uno che che non ha niente di meglio da fare; prima che mi mandasse a quel paese (un'arte che i romani praticano con frequenza e in modo molto pittoresco) aggiungo "forse ci sono dei 6 ?" allora il tipo mi gaurda con commiserazione e fastidio e mi chiede "il primo o il secondo ?" e io allora penso che il tipo mi vuole prendere in giro e non avrebbe tutti i torti, percio' sto zitto e quasi sprofondo immaginando i sorrisi di scherno degli altri clienti che aspettano dietro di me, un po' impazienti e un po' incazzati; per un po' sto zitto e poi gli chiedo "come scusi ?". Lui allora sbuffia con l'aria scocciata, esce dal banco e punta dritto sullo scaffale di sinistra e punta l'indice sul ripiano piu' in alto senza nemmeno guardarmi dice "uno e due, sono due volumi" "ah" dico io "grazie" e per alleviare il senso di colpa "li prendo tutti e due" sforzandomi di assuemre un tono disinvolto. "Minchia !" penso "ma quante pagine sono ? quando mai finirò questo mattone x 2, quando mai perdero' tempo con questa specie di enciclopedia polpettone? " continuo a pensare mentre pago alla cassa. Poi sono andato in vacanza e giusto per non avere scuse nè rimorsi me li porto appresso i due mattoni. E li lascio in valigia, ma poi, gli ultimi 5 giorni inizio la lettura, primo volume, la parte dei critici.....
E' difficile parlare di questo libro, che di sicuro possiede delle qualita' non comuni e di sicuro ha un grandissimo fascino. Forse ci vorrà un po' di tempo per assimilarlo e capirne la reale portata e uscire dallo stato di trance in cui mi trovo ancora. perciò ho letto e cominciato a tradurre le annotazioni di Rodrigo Fresán scrittore e amico di Bolaño. Doveva essere un "giornale di bordo e invece sono otto annotazioni e qui e' tradotta la prima




L’ultimo caso del detective selvaggio


Otto annotazioni di Rodrigo Fresán sul romanzo postumo, 2666, di Roberto Bolaño

(Página 12, 16 de Noviembre 2004)

UNO
Questo non è quello che volevo scrivere. L’idea era un’altra, il piano era diverso. Ciò che mi ero proposto era di tenere un giornale di bordo su 2666, un diario di lettura del megaromanzo postumo di Roberto Bolaño. Per annotare e raccogliere - come se fosse un piè di pagina o di commenti a margine – impressioni, idee, echi e perfino ricordi. Una sorta di autobiografia di un lettore la cui vita avesse la stessa durata del libro e, per fortuna, era un libro lungo. MOLTO lungo. Però le cose non sono andate come pensavo e ciò che ho da dire qui occuperà molto meno tempo e spazio. Perché , sia detta la verità: ricevetti le bozze rilegate di 2666 e cominciai a leggerle. Lessi “la prima volta che Jean-Claude Pellettier lesse Benno Von Archimboldi….” E già qui mi trattenni dall’annotare qualcosa fino a pagina 291; fino al finale della seconda parte/romanzo 2666. A quel punto ciò che annotai - in rotonde maiuscole . fu: “NIENTE DA ANNOTARE, NIENTE DA DIRE, DIFFICILE SCRIVERE QUALCOSA SUL TUTTO”. Dopo aver scritto ciò, non scrissi più niente fino all’ultima pagina dove si legge che: “poco dopo uscì dal parco e la mattina seguente partì per il Messico.

Dopo – senza fiato, e abbagliato - mi misi a scrivere queste cose che non sono ciò che io volevo scrivere, ma e’ tutto cio che ho scritto. Sia detta la verità: non ha molto senso leggere riguardo 2666; bisogna leggere 2666








Roberto Bolaño - 2666 I pag. 443
la parte dei critici
la parte di Amalfitano
la parte di Fate



Roberto Bolaño - 2666 II pag. 672
la parte dei delitti
la parte di Archimboldo

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