giovedì 30 luglio 2009

E allora ?

......Allora l’amore deve voltarsi alla phília, che vuol dire la capacità di prendersi l’impegno con l’altro, entrare nel suo mistero. E allora da questo punto di vista: omne animal post coitum triste, ‘ogni animale dopo il coito si intristisce’; sì, perché ha il presagio della ripetizione, inimitabile o uguale.
Si ritorna a fare l’amore con intensità maggiore di prima se c’è l’amore della phília........


......Ora non è di per sé grave, dal mio punto di vista, che gli amori si dissolvano, quello che per me è importante è che negli amori ci sia questa possibilità di curvare l’eros verso la phília e quindi di evitare questa proiezione della filosofia del disamore che è la ricerca cinica del piacere....

...Allora, l’eccesso di eros, la pratica di eros che ha come finalità il piacere, rende nel tempo sempre più incapaci di phília. Rompe i legami che ci sono, e non crea legami duraturi; ma non duraturi nel tempo illimitato, perché tutto si consuma, duraturi nel senso di un impegno con l’altro, che nel nostro linguaggio non dobbiamo neanche dire un impegno eterno; cosa c’è di eterno nella tarda modernità?. Dico semplicemente impegno, a tempo indeterminato...
...oggi tutto è a tempo indeterminato: i lavori non sono più definitivi, si devono cambiare tre lavori nella vita; ovvio, però il problema fondamentale è questo:
l’idea stessa di prendere un impegno vuol dire trasferire la dimensione del piacere in una dimensione di assunzione dell’altro, di accoglienza, di reciprocità...



Salvatore natoli



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